Fonte immagine: La Voce Apuana
Per molti anni l’accesso ai corsi per allenatori è stato caratterizzato da bandi territoriali ai quali si presentavano le domande di iscrizione. Oggi questo modello cambia radicalmente. La FIGC ha introdotto un nuovo percorso di accesso che non sarà più basato sulla semplice iscrizione ai corsi, ma su un processo progressivo di formazione, valutazione e selezione. Una riforma che, almeno nelle intenzioni, punta a valorizzare la preparazione dei candidati prima ancora del loro ingresso nel percorso di qualificazione.
Un percorso articolato in tre fasi
L’accesso alla licenza UEFA C sarà preceduto da tre passaggi obbligatori:
- Corso propedeutico online.
- Test di idoneità.
- Convocazione al corso UEFA C.
Successivamente, dopo almeno sei mesi di attività come allenatore UEFA C, sarà possibile accedere al corso UEFA B. Non si tratta soltanto di una diversa organizzazione amministrativa, ma di un cambiamento di filosofia. L’idea è quella di costruire una formazione progressiva, nella quale il candidato acquisisce conoscenze di base, dimostra di averle assimilate e solo successivamente accede alla formazione specialistica.
Il corso propedeutico
Il primo passo è rappresentato da un corso online aperto a tutti coloro che abbiano compiuto i diciotto anni. Il percorso comprende 38 ore di formazione, articolate in dieci moduli:
- Medicina dello Sport (10 ore)
- Regolamento del Gioco (6)
- Carte Federali (6)
- Preparazione atletica (4)
- Tecnica e tattica (4)
- Calcio femminile (2)
- Futsal (2)
- Ruolo del portiere (2)
- AIAC (1)
- Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale (1)
Solo dopo aver completato l’intero programma sarà possibile sostenere il test di idoneità.
Il test di idoneità
Il test si svolgerà online e avrà una durata di sessanta minuti. Comprenderà sessanta domande suddivise in quattro blocchi da quindici quesiti ciascuno. Per essere dichiarati idonei sarà necessario rispondere correttamente ad almeno nove domande in ogni blocco. In caso di esito negativo sarà possibile ripetere la prova. Gli idonei saranno inseriti in una graduatoria nazionale ordinata in base al punteggio conseguito. In caso di parità saranno considerati, nell’ordine:
- la data di superamento del test;
- la maggiore età.
L’idoneità avrà validità di ventiquattro mesi. Qualora entro tale periodo la FIGC non riesca ad assegnare un corso nelle province indicate dal candidato, la validità sarà prorogata.
Il corso UEFA C
Anche questa è una novità significativa. L’accesso al corso non avverrà più “a domanda”. La convocazione dipenderà dal punteggio ottenuto nel test, dalle priorità maturate e dall’organizzazione territoriale dei corsi. Ogni corso prevede tra i venticinque e i trenta partecipanti. La licenza UEFA C sarà rilasciata soltanto ai candidati in possesso di una certificazione BLS-D in corso di validità. Secondo quanto annunciato, i primi bandi dovrebbero essere pubblicati tra novembre e dicembre 2026, con avvio dei corsi previsto da gennaio 2027.
Il passaggio alla UEFA B
Anche il percorso verso la licenza UEFA B viene ridefinito. Per presentare domanda saranno necessari:
- il possesso della licenza UEFA C;
- almeno ventitré anni di età;
- almeno sei mesi di tesseramento come allenatore dopo il conseguimento della UEFA C;
- l’iscrizione nel Ruolo degli Attivi;
- il certificato medico previsto dalla normativa.
L’obiettivo è evidente: valorizzare l’esperienza maturata sul campo prima di affrontare il livello formativo successivo.
Una riflessione personale
Chi mi conosce sa bene che non sono mai stato refrattario a esprimere critiche nei confronti dell’AIAC e del Settore Tecnico quando ho ritenuto che alcune scelte fossero discutibili. Proprio per questo ritengo sia doveroso riconoscere il valore di questa riforma. La revisione dei criteri di accesso ai corsi per allenatori è una battaglia che sostengo da molti anni. Ho sempre ritenuto che il sistema precedente presentasse limiti evidenti e che fosse necessario ripensare le modalità di ingresso ai percorsi formativi, privilegiando la preparazione, le competenze e un criterio il più possibile meritocratico.
Non credo che il modello appena introdotto rappresenti necessariamente la soluzione migliore in assoluto. Come ogni riforma, potrà essere migliorato e sarà il tempo a dirci se gli obiettivi dichiarati saranno realmente raggiunti. Tuttavia, considero importante il fatto che finalmente si sia deciso di mettere mano a un sistema che da tempo mostrava la necessità di essere rivisto. Apprezzo, in particolare, l’idea di un percorso progressivo fondato su una formazione propedeutica, su una verifica delle conoscenze e su una graduatoria nazionale. È un’impostazione che sposta l’attenzione dall’accesso amministrativo all’accesso attraverso la preparazione. Naturalmente, la qualità di una riforma non si misura soltanto dalle regole con cui viene progettata, ma soprattutto dalla capacità di applicarle con trasparenza, continuità e uniformità su tutto il territorio nazionale.
Il mio auspicio è che questo non rappresenti un punto di arrivo, ma soltanto il primo passo di una revisione più ampia dell’intero sistema formativo federale. Se davvero si vuole costruire una filiera coerente di crescita professionale degli allenatori, sarebbe auspicabile estendere la stessa filosofia anche ai percorsi UEFA A e UEFA PRO, affinché ogni livello di qualificazione sia caratterizzato dagli stessi principi di preparazione, merito e sviluppo progressivo delle competenze. Per questo motivo guardo a questa riforma con interesse e con moderato ottimismo. Non perché la ritenga perfetta, ma perché, dopo tanti anni durante i quali ho chiesto una revisione dei criteri di accesso, vedo finalmente un cambiamento concreto. Forse non è la soluzione migliore possibile, ma è certamente preferibile all’immobilismo.
Ogni riforma è perfettibile. Ciò che conta è la volontà di mettersi in discussione e di aprire una strada nuova. Se questo intervento rappresenterà davvero l’inizio di una revisione più ampia della formazione degli allenatori italiani, allora potremo considerarlo un passaggio importante. Perché il miglioramento della qualità dell’insegnamento passa inevitabilmente anche dalla qualità dei percorsi che formano gli insegnanti. E, da questo punto di vista, qualcosa, finalmente, sembra essersi messo in movimento.
A cura di Raffaele Di Pasquale

1 thought on “La riforma dell’accesso ai corsi allenatori FIGC: una svolta culturale che merita attenzione”