L’allenamento vecchio di 3000 anni per aumentare la massa muscolare e perdere peso
Il Tai Chi è un antichissimo allenamento somatico lento che viene praticato in Cina da oltre 3000 .
Se è vero che la sua pratica è da sempre associata al rilassamento, un nuovo studio ora mette in luce anche importanti effetti fisici.
In una ricerca che ha analizzato gli effetti del Tai Chi, l’allenamento di 3000 anni fa, sulla composizione corporea e sulla capacità cardiorespiratoria di studenti universitari cinesi con obesità, i ricercatori hanno scoperto che questa disciplina può aumentare la massa muscolare magra e ridurre la circonferenza vita.
Il tutto in appena 12 settimane.
Allo studio hanno partecipato 46 studenti, tutti con un indice di massa corporea (IMC) pari o superiore a 28.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo ha praticato Tai Chi tre volte a settimana, il secondo ha svolto semplici esercizi di stretching con la stessa frequenza e durata.
I ricercatori poi, hanno registrato la composizione corporea dei soggetti all’inizio e alla fine del programma, insieme alla misura della circonferenza vita e a una stima del VO₂max (capacità aerobica).
Dopo 12 settimane, il gruppo che ha praticato Tai Chi ha guadagnato in media 0,87 kg di massa magra. Al contrario, il gruppo di stretching non ha mostrato aumenti significativi, dimostrando così come questa antica pratica contribuisca a rafforzare muscoli e legamenti grazie all’equilibrio e all’aumento della flessibilità.
Sempre nel gruppo Tai Chi, si è registrata una riduzione media della circonferenza vita di 3,38 cm.
Il gruppo di stretching, curiosamente, ha ottenuto un risultato ancora migliore con una riduzione di 4,68 cm.
Tuttavia, questo dato non può essere attribuito esclusivamente agli esercizi.
La perdita di grasso localizzato non esiste e l’apporto calorico gioca un ruolo chiave nella variazione del girovita.
“In base ai risultati ottenuti, lo studio dimostra che il Tai Chi è più efficace degli esercizi di stretching nel migliorare la salute fisica di studenti universitari con obesità”, concludono i ricercatori.
