L’autostima è il modo in cui percepiamo il nostro valore personale
Non è legato solo al piacersi ma al rapporto profondo che abbiamo con noi stessi, alla nostra impressione rispetto ai nostri successi, a come affrontiamo gli errori, a come reagiamo di fronte alle difficoltà e a come ci relazioniamo con gli altri.
Avere stima di sé non ha niente a che vedere con il sentirsi perfetti o superiori agli altri, bensì significa riconoscere i propri limiti senza sentirsi sbagliati, accettare i propri punti deboli, consapevoli di meritare rispetto, attenzione e cura.
L’autostima ha origine dall’insieme delle esperienze vissute
Delle relazioni costruite e delle convinzioni sviluppate nel tempo. Fin dall’infanzia impariamo a guardarci attraverso dei filtri, ossia attraverso gli occhi degli altri, iniziando dalla famiglia, passando poi per la scuola, le amicizie, il lavoro e infine l’ambiente sociale. Le parole ricevute nel tempo, i giudizi, il sostegno o le critiche contribuiscono a formare l’immagine che abbiamo di noi.
Con il passare degli anni
Questa immagine diventa una sorta di voce interiore, quando l’autostima è sana, quella voce incoraggia, sostiene e guida. Quando invece è fragile, quella vocina tende a criticare continuamente, a sottolineare i fallimenti e a farci sentire “mai abbastanza”, quindi la percezione che abbiamo di noi stessi vacilla.
Come ci valutiamo influenza quasi ogni aspetto della nostra vita
Chi ha un buon rapporto con sé stesso tende a vivere rapporti più equilibrati, esprimendo bisogni, opinioni ed emozioni, senza la paura costante del giudizio o la necessità di cercare approvazione altrui per il timore di essere rifiutato.
Il senso critico che abbiamo nelle nostre capacità influisce sulle scelte che facciamo. Una persona con scarsa fiducia in sé potrebbe rinunciare a opportunità importanti per paura di non essere all’altezza, mentre chi gode di una buona stima di sé affronta le sfide con maggiore equilibrio, accettando anche la possibilità di sbagliare.
Chi ha un buon rapporto personale affronta diversamente anche i momenti difficili
Non interpreta un errore come una prova del proprio fallimento personale, ma come un’esperienza da cui imparare.
I segnali di disistima risultano a volte evidenti, mentre in alcune circostanze sono velati, ma accomunano le seguenti caratteristiche: bisogno continuo di approvazione, difficoltà a dire “no”, paura eccessiva del giudizio, autosvalutazione, confronto costante con gli altri, sensazione di non meritare successi o affetto e forte paura di sbagliare.
Migliorarsi non significa trasformarsi in qualcun altro
Ma imparare a conoscersi e trattarsi con maggiore rispetto. Del resto nessuno è impeccabile, cercare continuamente la perfezione porta spesso frustrazione e senso di inadeguatezza, questo avviene perché abbiamo pretese alte verso noi stessi e un giudizio abbastanza duro. Accettare di avere limiti, difetti ed errori permette di vivere con meno pressione e ansia.
Spesso ci concentriamo solo su ciò che manca. Fermarsi a osservare i piccoli passi avanti aiuta a rafforzare la fiducia, perché anche i piccoli traguardi meritano di essere riconosciuti.
Le persone con cui trascorriamo il tempo sono di rilevante importanza, poiché influenzano il modo in cui ci percepiamo. Relazioni basate su rispetto, ascolto e sostegno favoriscono una crescita personale più serena.
Inoltre imparare a mettere dei confini non vuol dire essere egoisti, bensì significa rispettare i propri bisogni e proteggere il proprio equilibrio emotivo.
Una buona autostima non elimina insicurezze, paure o momenti di fragilità, anche le persone più sicure attraversano dubbi e difficoltà. La differenza sta nel modo in cui si affrontano quei momenti, ovvero attraverso la comprensione, invece che con disprezzo verso sé stessi, rispettando e riconoscendo il proprio valore senza dover continuamente dimostrare qualcosa.
A cura di Barbara Comelato
