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Dai giocatori nel gioco ai rapporti di forza tra i contendenti
Nel precedente articolo abbiamo riflettuto sul principio dell’intero indivisibile applicato al calcio.
Abbiamo visto come non sia possibile separare il giocatore dal gioco, la tecnica dalla decisione, il gesto dalla situazione e l’individuo dalle relazioni che costruiscono il contesto nel quale agisce.
Il giocatore non esiste prima del gioco.
Il giocatore esiste calcisticamente nel gioco.
La sua identità emerge continuamente dall’interazione con compagni, avversari, spazio, tempo, palla e obiettivi collettivi.
Ma se accettiamo fino in fondo questa prospettiva, dobbiamo compiere un ulteriore passo.
Non solo non possiamo separare il giocatore dal gioco.
Non possiamo nemmeno separare una squadra dall’altra.
L’illusione della squadra isolata
Molto spesso il calcio viene analizzato osservando una sola squadra.
Si studiano i principi offensivi.
descrivono gli sviluppi di gioco.
analizzano i movimenti dei reparti.
Si costruiscono modelli tattici riferiti a un unico collettivo.
Questa prospettiva, pur essendo utile sotto alcuni aspetti, rischia di produrre una rappresentazione incompleta del fenomeno.
Una squadra non esiste mai da sola.
Ogni sua azione prende forma all’interno di una relazione continua con un’altra squadra che persegue obiettivi opposti.
Nel calcio non esiste un sistema isolato.
Esiste sempre un sistema di sistemi.
La realtà della partita non è una squadra.
La realtà della partita è il rapporto tra due squadre.
Ogni azione di una squadra modifica le possibilità dell’altra.
adattamento genera nuovi adattamenti.
vantaggio produce nuove risposte.
La partita non è l’espressione di una squadra.
È il prodotto emergente della relazione tra due collettivi.
La logica coopetitiva dei giochi di invasione
Questa caratteristica è propria di tutti i giochi sportivi di invasione.
Nel calcio convivono in accoppiamento strutturale simultaneamente due processi inseparabili:
- la cooperazione con i compagni;
- l’opposizione agli avversari.
Ogni squadra cerca di costruire vantaggi collettivi attraverso la cooperazione interna.
Contemporaneamente cerca di impedire all’avversario di costruire i propri vantaggi.
Le due squadre si trasformano reciprocamente.
Ogni scelta modifica le possibilità dell’altro.
condotta genera nuove condotte.
configurazione produce nuove configurazioni.
Il gioco emerge proprio da questa continua tensione tra intenzionalità contrapposte.
Per questo il calcio può essere definito un sistema coopetitivo.
La cooperazione e l’opposizione non sono fenomeni distinti.
Sono aspetti inseparabili dello stesso processo.
Una squadra cerca di ampliare gli spazi.
L’altra cerca di ridurli.
Una cerca di creare tempo.
L’altra cerca di sottrarlo.
Una cerca di costruire vantaggi.
L’altra cerca di neutralizzarli.
Il gioco nasce da questa interazione.
Le configurazioni di gioco come fenomeni emergenti
Se il gioco emerge dalla relazione tra due squadre, allora anche ciò che osserviamo sul campo deve essere interpretato in questa prospettiva.
L’immagine che vediamo durante una partita non rappresenta semplicemente una disposizione tattica né una struttura geometrica predefinita.
Ciò che osserviamo è una configurazione di gioco emergente.
Una forma temporanea che nasce dall’interazione continua tra compagni, avversari, spazio, tempo e palla.
Dal punto di vista della Giocologia fenomenologico-enattiva, il gioco non è costituito da posizioni, ruoli o schemi che determinano il comportamento dei giocatori.
Sono invece gli agiti intenzionali dei giocatori che fanno emergere continuamente configurazioni globali e locali, espressione concreta dei rapporti di forza che si sviluppano durante la competizione.
Le linee che possiamo rappresentare non indicano posizioni.
Indicano relazioni e interazioni.
Rappresentano:
- sostegni;
- appoggi;
- coperture;
- profondità;
- linee di passaggio;
- linee di pressione;
- minacce;
- opportunità.
La configurazione è la manifestazione visibile di un sistema vivente in continua auto-organizzazione.
È la forma che assumono, in un determinato istante, i rapporti di forza tra i contendenti.
Rapporti di forza globali e locali
All’interno della Giocologia fenomenologico-enattiva, la vera unità di osservazione e comprensione del gioco è costituita dalle configurazioni emergenti.
Queste possono essere comprese attraverso due livelli inseparabili.
Le configurazioni globali
Le configurazioni globali riguardano l’intero sistema squadra-avversario.
Non descrivono una singola squadra.
Descrivono il rapporto dinamico tra i due collettivi.
Esprimono gli equilibri generali della competizione:
- occupazione degli spazi;
- distribuzione delle densità;
- organizzazione collettiva;
- altezze delle squadre;
- gestione dei rapporti numerici e posizionali.
Le configurazioni locali
Le configurazioni locali riguardano invece i sottosistemi che emergono continuamente all’interno del gioco:
- 1vs1;
- 2vs1;
- 3vs2;
- 4vs3;
- triangolazioni;
- rombi dinamici;
- situazioni di pressing;
- transizioni;
- situazioni di finalizzazione.
L’1vs1 rappresenta la più piccola configurazione locale osservabile nel gioco.
Tuttavia, sarebbe un errore interpretarlo come un semplice confronto individuale isolato dal contesto.
Anche nell’1vs1 agiscono continuamente le influenze della configurazione globale.
La posizione dei compagni, la presenza di sostegni e coperture, gli spazi disponibili, la vicinanza della porta, il tempo a disposizione e gli obiettivi collettivi modificano profondamente il significato dell’azione.
Lo stesso 1vs1 può assumere significati completamente differenti:
- creare superiorità numerica;
- proteggere il possesso;
- ritardare l’avanzamento avversario;
- indirizzare il gioco verso una determinata zona;
- preparare una collaborazione successiva;
- difendere uno spazio critico.
L’1vs1 non è quindi un evento isolato.
È una configurazione interazionale che esprime, in forma ridotta, la stessa logica coopetitiva che caratterizza l’intero gioco.
Da queste micro-interazioni emergono continuamente configurazioni più ampie che coinvolgono altri giocatori e trasformano i rapporti di forza complessivi.
È però importante precisare un aspetto fondamentale.
L’1vs1 non rappresenta l’unità minima del gioco.
Rappresenta l’unità minima del conflitto.
L’unità minima del gioco deve infatti conservare simultaneamente sia la cooperazione sia l’opposizione.
Per questo motivo, nella Giocologia fenomenologico-enattiva, l’unità minima generativa non coincide con l’1vs1, ma con configurazioni come il 4vs4 più portieri o forme equivalenti.
Solo in queste configurazioni emergono contemporaneamente le principali intenzionalità che caratterizzano il calcio:
- sostegno;
- appoggio;
- profondità;
- ampiezza funzionale;
- smarcamento;
- copertura;
- pressione;
- azione individuale;
- cooperazione;
- opposizione.
In queste forme organizzative il gioco conserva la propria identità fenomenologica e la propria logica interna.
Il giocatore agisce sempre all’interno di una configurazione locale.
Ma quella configurazione locale esiste soltanto perché è immersa in una configurazione globale più ampia.
Il locale influenza il globale.
Il globale influenza il locale.
Si tratta di una relazione ricorsiva e inseparabile.
Le implicazioni metodologiche
Se le configurazioni emergono dai rapporti di forza tra due squadre, allora anche l’allenamento deve rispettare questa natura del gioco.
Per questo motivo la Giocologia fenomenologico-enattiva si fonda su cinque pilastri metodologici strettamente interconnessi.
- Le configurazioni di gioco globali e locali
Rappresentano la vera unità di osservazione, comprensione e progettazione dell’allenamento.
- La progettazione a ritroso
La progettazione non parte dagli esercizi.
Parte dalle configurazioni che caratterizzano la realtà autentica della gara.
L’allenatore individua le configurazioni che desidera far vivere ai giocatori e costruisce ambienti di apprendimento che ne conservino la logica interna.
Non si prepara il gioco.
Si apprende immersi nel gioco.
- L’allenamento capovolto
La tradizionale progressione esercizio-esercitazione-situazione-partita viene superata.
Si parte direttamente dalla complessità della realtà autentica del gioco.
La partita non rappresenta il punto di arrivo.
Rappresenta il punto di partenza.
- La ricorsività
Ogni azione modifica il contesto.
configurazione genera nuove configurazioni.
soluzione produce nuovi problemi.
esperienza trasforma il modo di percepire le esperienze successive.
La ricorsività costituisce il motore dell’apprendimento situato.
- L’unità minima generativa
Le configurazioni come il 4vs4 più portieri o il 5vs5 rappresentano le più piccole forme organizzative capaci di conservare la logica essenziale del calcio.
In esse emergono simultaneamente cooperazione, opposizione, sostegno, copertura, profondità, pressione e smarcamento.
La natura autentica del gioco rimane integra.
Il principio fondamentale
Ieri abbiamo sostenuto che il giocatore non può essere separato dal gioco.
Oggi possiamo compiere un passo ulteriore.
Anche le squadre non possono essere separate l’una dall’altra.
La partita non è la somma di due organizzazioni indipendenti.
È una realtà emergente che nasce dall’interazione continua tra due collettivi che cooperano internamente e si oppongono reciprocamente.
Le configurazioni di gioco sono la manifestazione visibile di questa relazione.
Sono l’espressione dei rapporti di forza globali e locali che emergono continuamente durante la competizione.
Per questo motivo l’unità fondamentale del calcio non è il giocatore.
Non è la squadra.
Non è nemmeno il sistema tattico.
L’unità fondamentale è la relazione dinamica tra i contendenti.
Perché il gioco non appartiene a una squadra.
Il gioco emerge tra le squadre: “Il gioco non appartiene a una squadra. Il gioco emerge tra le interazioni delle squadre.”
Prof Raffaele Di Pasquale
