Foto: GBT
L’interesse di Matt Rizzetta per la SSC Napoli non è più soltanto una voce di mercato societario
Il fondatore e managing partner di Underdog Global Partners ne ha parlato apertamente nel podcast di Bloomberg “Business of Soccer”, rispondendo alle domande di Vanessa Perdomo e raccontando per la prima volta la visione che lo ha portato ad avvicinarsi al club di De Laurentiis.
Il punto di partenza è stato il Napoli Basket. Rizzetta ha spiegato che l’idea iniziale non era comprare il Napoli calcio, ma dopo l’acquisizione del club di basket è diventato evidente che in città esisteva un’opportunità molto più grande: costruire una piattaforma sportiva capace di unire calcio, basket, arena, stadio, infrastrutture, academy e comunità internazionale.
Per Rizzetta, Napoli non è solo una squadra
È un marchio globale ancora largamente non sfruttato. Una città con una sola grande squadra di calcio, un’identità fortissima, Maradona, milioni di napoletani sparsi nel mondo e un potenziale commerciale enorme. Non a caso ha fatto un ragionamento molto preciso: Londra ha tante squadre, Madrid ha Real, Atletico e Rayo, Milano ha Inter e Milan, Roma ha Lazio e Roma. Napoli, invece, ha il Napoli. Un solo club, una sola appartenenza, una sola bandiera.
Molto interessante anche il passaggio su De Laurentiis. Rizzetta ha raccontato di aver passato sei mesi a conoscere la famiglia, sottolineando il rispetto per Aurelio, che ha preso il club dal fallimento e lo ha portato tra i marchi calcistici più importanti d’Europa. Secondo il suo racconto, le conversazioni non sarebbero partite dai numeri, ma dall’eredità. De Laurentiis gli avrebbe detto di sentire una responsabilità verso i napoletani nel mondo e verso i tifosi del Napoli: se il club dovesse mai essere ceduto, dovrebbe andare alla persona giusta.
E qui il discorso diventa ancora più interessante
Rizzetta non si presenta come il classico fondo che compra, valorizza e rivende dopo cinque o sette anni. Dice di non guardare soltanto i fogli di calcolo, ma di essere entrato nello sport per passione, parlando di “legacy”, cioè di eredità. È una parola chiave, perché il Napoli non è un asset qualunque: è una parte viva dell’identità della città.
Il progetto dichiarato è ambiziosissimo: rinnovare il Maradona, non costruire un nuovo stadio; investire nelle infrastrutture secondarie; creare academy e strutture per trattenere al Sud il talento giovanile che oggi spesso va via già a 10, 12 anni; aumentare l’attrattiva internazionale del club; sviluppare merchandising, fan club, retail e tutto ciò che può far crescere i ricavi.
Sul Maradona
Rizzetta è stato netto: la visione sarebbe quella di rinnovare lo stadio esistente, valorizzando anche tutto ciò che c’è intorno. Ha parlato del nome Maradona come di un’enorme opportunità commerciale non ancora ottimizzata, ricordando anche il rapporto con Diego Armando Maradona Jr. e spiegando quanto il marchio Maradona generi domanda nel mondo, spesso però attraverso canali contraffatti.
Rizzetta insiste su un punto: non si parla di dividendi o distribuzioni di capitale, ma di aumentare la base dei ricavi per reinvestire nel club, renderlo più competitivo e restituirlo più forte alla comunità. Nella sua visione, un Napoli calcio-basket potrebbe diventare, tra 5 o 10 anni, una delle prime imprese sportive al mondo.
Sa bene che il rischio esiste
Lo dice chiaramente. Molto dipende dalla Serie A, dai diritti televisivi, dalla forza del calcio italiano e dalla distanza enorme dalla Premier League. Arriva perfino a citare il problema del calcio italiano e della Nazionale che non va ai Mondiali da troppo tempo. Ma sostiene che il marchio Napoli abbia un potenziale di crescita quasi illimitato, soprattutto per la forza identitaria della città e per la comunità napoletana nel mondo.
C’è poi il capitolo basket: UGP vuole portare Napoli all’attenzione di NBA ed EuroLeague. Roma e Milano erano le città italiane preselezionate nei ragionamenti sull’espansione europea, ma Rizzetta rivendica Napoli come scelta di valore, identità e potenziale. Secondo lui, non c’è una città europea superiore a Napoli per valore, turismo, crescita e forza simbolica quando si parla di sport.
Poi, naturalmente, tra visione e realtà ci sono soldi, trattative, proprietà, Comune, stadio, Serie A e mille ostacoli. E il punto resta sempre lo stesso: De Laurentiis vende davvero? A quali condizioni? E soprattutto a chi?
Stavolta non siamo tuttavia davanti a una semplice indiscrezione, ma davanti a un progetto raccontato pubblicamente: fare di Napoli una piattaforma sportiva internazionale, partendo dalla forza del calcio e collegandola al basket, allo stadio, all’arena, alle academy, al turismo e alla comunità napoletana nel mondo.
E non c’è solo Rizzetta sulle tracce del club…
Altro che ”ma chi se lo compra il Napoli”.
RDI
