
BRESCIA – Il destino, quando si mette d’impegno, possiede un senso dell’ironia particolarmente spietato. Nel giorno esatto in cui Massimo Cellino spegne 70 candeline, il Tribunale di Brescia ha depositato la sentenza numero 253/2026: liquidazione giudiziale per il Brescia Calcio. È il verdetto di fallimento definitivo che cancella ufficialmente la storicità del club fondato nel 1911, facendo calare il sipario su un’epopea lunga 114 anni di sola militanza tra Serie A e Serie B.
“Buona Fede e Correttezza”
I giudici della Sezione procedure concorsuali hanno respinto l’ipotesi di concordato in bianco presentata dalla dirigenza. Decisiva è stata la relazione dell’esperto della crisi d’impresa, secondo cui la società “non ha rispettato il principio di buona fede e correttezza” nel tentativo di composizione della vicenda. Un’agonizzante montagna di debiti vicina ai 20 milioni di euro e le continue irregolarità amministrative hanno reso inevitabile il provvedimento, affidando da oggi tutti gli asset della società al curatore fallimentare.
La reazione e la fine di un’era
Rigida e polemica la prima reazione di Massimo Cellino, che ha affidato alle agenzie un commento amaro: «È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione». Tuttavia, per i tifosi delle Rondinelle, la rabbia lascia il posto al dolore per un patrimonio sportivo e culturale polverizzato. Già esclusa dal calcio professionistico per la mancata iscrizione e la perdita dei requisiti della Covisoc, la storica matricola sparisce per sempre dai registri. Con essa sfuma anche la leggenda di una maglia con la storica “V” bianca sul petto che negli anni ha vestito campioni immortali:
- La grazia e la poesia di Roberto Baggio, che a Brescia visse la sua seconda giovinezza sotto la guida del maestro Carletto Mazzone;
- L’ingegno tattico di un giovanissimo Andrea Pirlo;
- Il passaggio straordinario e visionario di Pep Guardiola;
- I gol pesanti di Luca Toni e la classe di Gheorghe Hagi.
Cosa succede adesso?
La città di Brescia non rimarrà del tutto priva del pallone, ma la cesura storica con il passato è totale. L’Union Brescia — nata dalle ceneri della disgregazione del vecchio club e guidata da un pool di imprenditori locali — raccoglie oggi il testimone sul campo nei campionati minori. Nel frattempo, il simbolo del vecchio Brescia Calcio e i marchi storici finiti all’asta giudiziale verranno gestiti dal curatore per cercare di risarcire i creditori entro l’autunno.
Lutto sportivo
Si chiude così, nel modo più freddo e burocratico possibile, la parabola di uno dei club più longevi della tradizione calcistica italiana. Un regalo di compleanno decisamente amaro per il suo presidente, ma soprattutto un giorno di lutto sportivo per un’intera tifoseria che per oltre un secolo ha identificato nella “V” le proprie origini.
A Cura dell’Avv Maria Rosaria Pace
