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Fin dal 1964 la F.I.F.A., seguendo la scelta del C.I.O. che aveva voluto Città del Messico come sede dei Giochi Olimpici del 1968, affidò allo stato centroamericano l’organizzazione del Campionati del Mondo di Calcio del 1970.
Mexico ’70, due anni dopo le Olimpiadi
Le Olimpiadi messicane furono precedute da manifestazioni studentesche che furono sedate dall’esercito messicano in modo cruento e barbaro. Ci fu il sanguinoso epilogo avvenuto nella storica Piazza delle Tre Culture. La grande donna, mirabile scrittrice e giornalista, Oriana Fallaci, era proprio in quella piazza in quei terribili momenti. Lei per qualche ora sembrò essere rimasta vittima di quelle durissime repressioni.
Le Olimpiadi invece segnarono un’epoca, con prestazioni leggendarie. Dallo stratosferico 8.90 di Bob Beamont nel salto in lungo, al 19.83 nei 200 metri realizzato da Tommie “Jet” Smith. Questi sul podio, insieme al compagno coloured, medaglia di bronzo, Bob Carlos e incredibilmente all’argento australiano Peter Normann, alzarono il pugno inguantato verso il cielo. Era segno di protesta contro il mai cessato razzismo degli yankees statunitensi contro i neri afro – americani. Altro gesto simbolico, che segnava una forte e determinata protesta, quello della ginnasta cecoslovacca Vera Kaslavska, regina indiscussa delle pedane e degli attrezzi ginnici, che rifiuto’ di essere accomunata sul podio insieme alle ginnaste russe. Infatti soltanto due mesi prima i carri armati sovietici di Breznev, avevano spento nel sangue la Primavera di Praga che Dubcek proponeva.
Un clima di cambiamento
Il Messico avrebbe dovuto ospitare il Mondiale con questo clima internazionale di tentativi di cambiamenti ideologici e sociali, che provenivano inizialmente dalle grandi universita’ americane, tedesche e francesi, Adorno, Marcuse e Sartre ne erano i fondamentali pensatori, pensieri raccolti dai giovani di tutto il mondo, il maggio parigino, i figli dei fiori, la beat generation, gli epocali raduni e concerti, Woodstock e Isola di Wight, su tutti. Guerre regionali che proseguivano da anni, Israele contro i paesi arabi, la cosiddetta Guerra dei Sei Giorni ed un conflitto fratricida quello dei due Vietnam, che metteva di fronte soprattutto i due paesi che guidavano i poli opposti di quel mondo, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, da qui il termine di bipolarismo globale.
Il calcio sopra ogni cosa.
Per tre settimane, in quella tarda e caldissima primavera, dal 31 maggio al 21 giugno 1970, il calcio cancello’ ogni altro pensiero, ogni altro problema, soprattutto per noi italiani che dal dopoguerra in poi eravamo rimasti orfani e affamati da un’astinenza cronica, che, dal 1938, non ci vedeva protagonisti nella massima rassegna calcistica mondiale. Bisogna anche osservare che nella prima metà del decennio ’60, due club italiani salirono sul tetto d’Europa. Il Milan di Rocco nel 1963 e nel 1969 e l’Inter di Herrera nel 1964 e nel 1965. Per dirla tutta salirono per ben tre volte anche sul tetto del mondo, due volte i nerazzurri e una volta i rossoneri. Proprio il 1968 era stato l’anno della rinascita del calcio azzurro con la vittoria dei Campionati Europei, meritata, per quanto casalinga e doppiamente fortunosa, con la monetina in semifinale contro i massicci agonistici russi e nella doppia finale contro la fortissima Jugoslavia, dopo un primo pareggio stentato ed un secondo vincente match, finalmente con la formazione azzeccata da Valcareggi e i due folgoranti lampi di Riva e Anastasi, che illuminarono piu’ delle brillarelle stelle romane e al tempo stesso, spensero con largo anticipo le velleita’ slave.
A cura di Raffaele Geminiani
