In vista dell’udienza di convalida del fermo che si terrà a Brescia, la Procura della Repubblica di Bologna contesta a Marin Jelenic, cittadino croato di 36 anni, il delitto di omicidio aggravato per la morte del capotreno Alessandro Ambrosio. Le aggravanti ipotizzate dal pubblico ministero Michele Martorelli sono due: l’aver agito per motivi abietti e l’aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate adiacenze di una stazione ferroviaria.
L’importanza delle parole
È importante a questo punto, analizzare le singole parole perché, soprattutto in questo contesto hanno un’importanza fondamentale. Siamo nella fase iniziale del procedimento, quella in cui l’ipotesi accusatoria è per definizione provvisoria e destinata a confrontarsi con il vaglio del giudice e, soprattutto, con il diritto di difesa dell’indagato. Il fermo, per sua natura, non è una condanna anticipata, ma uno strumento eccezionale che richiede presupposti rigorosi e che deve essere sottoposto a controllo giurisdizionale entro tempi stringenti. Tuttavia lo scenario sembra abbastanza chiaro, in quanto il sistema di video sorveglianza ha permesso di individuare subito l’autore dell’atroce delitto mentre restano da capire le motivazioni.
I fatti che hanno portato all’omicidio…
Il fatto è gravissimo. Un capotreno ucciso nello svolgimento delle proprie funzioni rappresenta una ferita profonda non solo per la famiglia della vittima, ma per l’intera collettività. Ed è proprio nei casi che suscitano maggiore allarme sociale che il diritto penale deve mantenere sangue freddo, evitando scorciatoie emotive o automatismi repressivi. La vicenda storica sembra tristemente chiara ma vanno comprese bene le modalità onde permettere alla giustizia di fare il suo corso.
Omicidio aggravato…
La prima aggravante contestata – l’aver agito per motivi abietti – è tra le più scivolose del nostro codice penale. La giurisprudenza è costante nel ritenere che l’abiezione del motivo non possa essere affermata in modo apodittico, né dedotta dalla mera gravità del fatto. Occorre dimostrare che la spinta criminosa sia moralmente spregevole secondo un giudizio condiviso e che tale movente abbia avuto un ruolo causale determinante nella condotta. È un accertamento complesso, che richiede analisi approfondite sulla personalità dell’imputato, sul contesto e sulla dinamica dei fatti.
…la seconda aggravante
La seconda aggravante – quella del luogo del delitto, commesso all’interno o nelle immediate adiacenze di una stazione ferroviaria – risponde a una precisa scelta di politica criminale del legislatore, volta a tutelare la sicurezza dei trasporti e dei luoghi di pubblico transito. Ciò che però risalta è senza dubbio la immotivata ed inaudita violenza che ha colpito un giovane lavoratore, la quale evidenzia ancor di più un tangibile senso di insicurezza e la precarietà che uno Stato democratico non riesce a estirpare dalle nostre città.
Le modalità dell’arresto…
L’arresto di Jelenic è avvenuto a Desenzano, a distanza di tempo e di luogo rispetto al fatto contestato. Anche questo elemento sarà oggetto di valutazione in sede di convalida: il pericolo di fuga, l’attualità delle esigenze cautelari, la proporzionalità della misura. Il processo penale non è un racconto a senso unico, ma un percorso dialettico fondato su prove, contraddittorio e regole.
…il ruolo della Giustizia
In un momento in cui la pressione mediatica è forte e il bisogno di risposte immediate è comprensibile, è bene ricordare che la giustizia penale non può e non deve assumere le vesti di una risposta emotiva alla collettività. Il processo ricostruirà la vicenda mettendo in luce le responsabilità di questo omicidio, operando qualificazioni giuridiche ed applicando la pena giusta. Stare dalla parte della giustizia, però, non significa chiudere gli occhi davanti ai problemi strutturali che questo fatto, come molti altri, porta con sé. Il principio di non colpevolezza resta intangibile e i tempi della giurisdizione devono essere rispettati senza eccezioni. Ma la giustizia non vive nel vuoto: si muove dentro un contesto sociale, normativo e amministrativo che non può essere sistematicamente ignorato, violentato. Ecco oggi un cittadino lavoratore non può essere più sicuro neanche durante lo svolgimento delle proprie mansioni allora lo Stato ha fallito, ed è qui che la giustizia dovrà essere strumentale alla rinascita di un senso di sicurezza e di affidamento ritrovato nello Stato.
Il fenomeno migratorio che deve assolutamente essere regolamentato…
Da anni l’Italia gestisce il fenomeno migratorio in modo emergenziale, intermittente, spesso ideologico, in mano a burocrati, politici alla ricerca di consenso, e persone prive di scrupoli sempre pronte a lucrare sulle vite umane. Una gestione che oscilla tra lassismo e repressione simbolica, senza un vero sistema di controllo, integrazione, monitoraggio e responsabilizzazione. Questo non significa criminalizzare lo straniero in quanto tale – errore grossolano e giuridicamente inaccettabile – ma pretendere che lo Stato eserciti fino in fondo la propria funzione di governo del territorio e delle persone che lo attraversano e lo abitano.
Il senso di insicurezza che scaturisce da questo ennesimo omicidio…
La sicurezza non può essere un concetto politicizzato e non dovrebbe avere bandiera. Uno Stato democratico dovrebbe garantirlo sempre e comunque. Sicurezza non è una parola di destra né di sinistra né un tabù da evitare. È un diritto primario, soprattutto per chi lavora in luoghi esposti come treni, stazioni, spazi pubblici. Quando lo Stato abdica alla prevenzione, quando rinuncia a distinguere tra accoglienza e abbandono, quando tollera zone grigie di irregolarità cronica, allora non tradisce solo i cittadini, ma anche chi migra e viene lasciato ai margini, senza regole e senza controllo.
Osservazioni finali sull’omicidio di Ambrosio
La giustizia penale farà certamente il suo corso, come deve e lo farà nei suoi tempi. Si impegnerà ad accertare i fatti, le responsabilità, aggravanti o attenuanti. Ma sarebbe miope ridurre tutto a un singolo processo. La vera domanda, scomoda ma necessaria, è se il sistema stia ancora funzionando al di là dei reati commessi, e soprattutto se veramente c’è la volontà alla fine di garantirla. Purtroppo spesso il diritto penale arriva dopo e, quando arriva, spesso, è già troppo tardi.
