L’asfalto di Ischitella, in un momento che doveva essere solo una parentesi di libertà, è diventato il teatro di un epilogo che nessuna parola può giustificare. Un incidente in moto, un rumore secco, e poi il silenzio. La notizia della scomparsa di Jacopo Fisciano è arrivata come una scossa violenta, interrompendo la sua vita a soli 27 anni. Ventisette anni: un’età in cui il destino ti promette tutto, in cui il futuro è un orizzonte ancora da dipingere, in cui la giovinezza è al suo splendore più luminoso. Eppure, in un battito di ciglia, quella luce è stata strappata via, lasciando dietro di sé solo una scia di incredulità e un vuoto incolmabile.
Ma dietro questo freddo dato di cronaca, dietro questa tragedia che segna un punto di non ritorno, c’era una vita che batteva forte. C’era Jacopo.
Un professionista dal cuore grande
Ho avuto il privilegio di incrociare il mio cammino con il suo negli ultimi due anni, nell’UOC Clinica Pneumologica Vanvitelli all’AO dei Colli. Sono stato il suo Coordinatore/Referente e, sebbene il tempo trascorso insieme sia stato breve, Jacopo si è imposto nel nostro reparto – e nei nostri cuori – con la forza travolgente del suo modo di essere.
Era un ragazzo bellissimo, e chi lo conosceva sa bene che non parlo solo dell’estetica che lo rendeva, scherzando, “più bello di Stefano De Martino”. Parlavo di una bellezza che veniva da dentro, di un’anima rara, pulita, buona. Come infermiere, Jacopo era instancabile. Possedeva quel dono rarissimo dell’empatia: sapeva avvicinarsi ai pazienti con una dolcezza che curava quanto le medicine. Sapeva scherzare, regalava sorrisi inaspettati proprio quando la sofferenza rendeva tutto più cupo, creando uno spazio di umanità dove i problemi, per un momento, sembravano meno pesanti.
All’interno del gruppo, in soli due anni, Jacopo è diventato il collante. Non c’era medico, operatore o collega che non vedesse in lui un punto di riferimento, una spalla su cui contare. Oggi, nel reparto, regna un “magone” che non ci abbandona, un silenzio complicato in cui tornare alla normalità sembra quasi un tradimento verso il nostro amico che con la sua sola presenza sapeva rendere il mondo un posto meno amaro.
Riflessioni e memorie
Si dice spesso che le stelle più luminose sono quelle che bruciano più in fretta. Jacopo era una cometa: ha attraversato la nostra quotidianità lasciando un solco di luce indelebile. È stato come un fiore che sboccia nel pieno del mattino, nel momento in cui il profumo è più intenso, prima che un vento inatteso e crudele decidesse di portarlo via.
Come scrisse Eraclito: “Il tempo è un bambino che gioca”. E Jacopo, con la sua giovinezza, ha saputo giocare con la vita con la purezza di chi non ha ancora smarrito lo stupore, insegnandoci che non è la durata del cammino a definire il valore di una persona, ma l’impronta profonda che lascia sul terreno.
In questo momento di strazio indicibile, il mio pensiero corre a Luigi, suo papà, e alla sua mamma. Non esistono parole che possano lenire un dolore così assoluto, ma vorrei che sentissero l’abbraccio sincero, caldo, disperato di tutta la grande famiglia della Clinica Pneumologica Vanvitelli e dell’Azienda dei Colli tutta. Jacopo era vostro figlio, ma è stato anche un po’ figlio di tutti noi che abbiamo avuto la grazia di camminargli accanto.
Ci mancherai, Jacopo. Ci mancherà quel sorriso che, ancora oggi, vive in ognuno di noi come un ricordo prezioso, un’eco di bellezza che non vuole saperne di svanire nel buio.
Riposa in pace, caro Jacopo.
© Jennypranz (Gennaro Pranzile). Tutti i diritti riservati.

Non lo conoscevo, ma sua mamma si. E l il frutto non cade mai lontano dall albero. Non lo conoscevo ripeto, ma da come n’è hanno descritto della sua persona, era straordinario e lo sarà per sempre. Non dovevi riposare, dovevi mangiarti il mondo a quest’età. Per i genitori non ho parole è contro natura. ♥️