Fonte foto: Alessandro Cardito
Pietruccio Montalbetti: la libertà della mente, il viaggio e la musica che resta

C’è un’energia rara negli incontri che non ti aspetti, quelli in cui la parola diventa memoria, visione, confessione. Con Pietruccio Montalbetti — voce storica dei Dik Dik e viaggiatore dell’anima — accade esattamente questo: ogni risposta è un frammento di mondo, un pezzo di storia personale che si intreccia con la nostra. Lo abbiamo incontrato in casa sua, tra libri, ricordi e nuovi progetti, e ne è nata una conversazione che attraversa la società, il viaggio, la solitudine, la musica e il tempo. Un dialogo sincero, a tratti spiazzante, sempre profondamente umano. Le sue parole — lucide, ironiche, a volte dure — raccontano un uomo che non ha mai smesso di osservare, di interrogarsi, di cercare. E che oggi, a 85 anni, continua a difendere la libertà più preziosa: quella della mente.
La società che cambia e il viaggio come maestra
«Una volta gli schiavi avevano la mente libera. Oggi siamo liberi, ma stiamo diventando schiavi con la mente», afferma con una lucidità che colpisce. Per Pietruccio Montalbetti, il vero nodo del nostro tempo è proprio questo: una società che corre, che si distrae, che si lascia catturare da ciò che non conta.
Il viaggio, per lui, è un atto formativo, quasi iniziatico. “L’esistenza è il viaggio. E il viaggio in solitario è come andare in un’università”, racconta. Dalle sue esperienze con gli indios dell’Amazzonia ha tratto una lezione che custodisce ancora oggi: “Sono solidali, non prevaricano, uccidono solo ciò che devono mangiare. Sono ecologisti di natura. Da loro c’è molto da imparare”.
Musica, memoria e nuovi progetti
Quando gli chiediamo cosa sia la musica per lui, non esita: “È una liberazione”. Ama la musica classica, quella che definisce eterna: “Bach, Beethoven, Mozart… quella musica rimarrà per sempre”. La musica contemporanea, invece, la vede come specchio di una società dell’apparire, destinata a svanire.
Tra le mani porta il suo settimo libro, ma già parla del decimo: Una visita d’avventura, un viaggio autobiografico che parte dai suoi quattro anni. “Mi ricordo tutto da allora. Sapevo leggere a quattro anni”, dice con un sorriso che è insieme orgoglio e stupore. E poi un sogno che profuma di teatro: “Voglio raccontare tutto sul palco, suonare la chitarra. Bisogna sempre avere progetti, per contrastare il logoramento delle sinapsi”.
