La vicenda che ha visto protagonista il Ministro Matteo Salvini durante il concerto dedicato a Fabrizio De André all’Agnata merita una riflessione che vada oltre la cronaca e oltre le appartenenze politiche.
Salvini è stato pubblicamente contestato durante la serata. Il dissenso, in una democrazia, è legittimo. Criticare un ministro, contestare un leader politico, non condividere le sue idee: tutto questo fa parte del confronto democratico.
Ma c’è una domanda che, proprio in nome della libertà e delle Pari Opportunità, dobbiamo avere il coraggio di porci: quando il dissenso smette di essere confronto e rischia di trasformarsi in discriminazione per le idee politiche?
È una domanda che non riguarda soltanto Matteo Salvini. Riguarda tutti noi.
Perché una democrazia autentica non può stabilire chi abbia il diritto di sentirsi a casa in un luogo culturale sulla base della propria appartenenza politica. La musica non appartiene alla destra o alla sinistra. La cultura non ha una tessera di partito. Un concerto non dovrebbe diventare un luogo nel quale una persona viene giudicata per ciò che rappresenta politicamente.
Il Dipartimento Pari Opportunità della Lega sente il dovere di affermare un principio semplice, ma fondamentale: le Pari Opportunità devono valere per tutti, anche per chi non la pensa come noi.
Altrimenti diventano soltanto uno slogan.
Noi siamo Lega. Lo diciamo senza timore e senza bisogno di nasconderci. Sosteniamo Matteo Salvini perché crediamo nelle sue battaglie e perché riconosciamo nel suo percorso politico una determinazione che, anche quando suscita forti reazioni, non può essere cancellata dall’ostilità politica.
Non chiediamo che tutti condividano le nostre idee. Non chiediamo applausi. Non chiediamo privilegi.
Chiediamo rispetto.
E il rispetto è una strada a doppio senso.
Possiamo discutere, confrontarci, dissentire. Possiamo persino avere opinioni profondamente opposte. Ma non dovremmo mai arrivare al punto di far percepire a qualcuno che la sua presenza sia illegittima soltanto perché porta con sé un’identità politica diversa dalla nostra.
È proprio qui che il caso Salvini diventa emblematico.
Perché se combattiamo ogni forma di discriminazione, dobbiamo essere coerenti anche quando la persona che la subisce appartiene allo schieramento politico che contestiamo. La libertà non può avere un colore politico.
E c’è qualcosa di ancora più importante: non possiamo pretendere di costruire una società inclusiva se consideriamo inclusione soltanto quella che riguarda chi ci è vicino.
Le donne e gli uomini delle Pari Opportunità della Lega Puglia credono in un’idea diversa: un’idea nella quale la dignità della persona viene prima dell’appartenenza politica; nella quale la libertà di espressione non viene concessa a corrente alternata; nella quale nessuno deve sentirsi costretto a rinunciare alle proprie idee per essere accettato.
La vicenda dell’Agnata dovrebbe dunque spingerci a riflettere, non soltanto a schierarci.
Possiamo amare De André e sostenere Salvini. Possiamo ascoltare musica e avere idee politiche differenti. Possiamo stare nello stesso luogo senza pensarla allo stesso modo.
È questa, in fondo, la ricchezza di una società libera.
Noi siamo Lega. Noi siamo donne. Noi siamo Pari Opportunità.
E proprio perché crediamo nelle Pari Opportunità, continueremo a difendere il diritto di ogni persona a essere rispettata, anche quando le sue idee non coincidono con quelle della maggioranza.
Perché la vera democrazia non si misura dalla capacità di applaudire chi ci somiglia.
Si misura dalla capacità di rispettare chi la pensa diversamente da noi.
E questo principio vale per tutti.
