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L’Italia, dal dopoguerra in poi, era rimasta orfana e affamata da un’astinenza cronica, che, dal 1938, non la vedeva protagonista nella massima rassegna calcistica mondiale. Bisogna anche osservare che nella prima metà del decennio ’60, due club italiani salirono sul tetto d’Europa. Il Milan di Rocco nel 1963 e nel 1969 e l’Inter di Herrera nel 1964 e nel 1965. Per dirla tutta salirono per ben tre volte anche sul tetto del mondo, due volte i nerazzurri e una volta i rossoneri.
L’Italia e la rinascita nel 1968
Proprio il 1968 era stato l’anno della rinascita del calcio azzurro con la vittoria dei Campionati Europei, meritata, per quanto casalinga e doppiamente fortunosa, con la monetina in semifinale contro i massicci agonistici russi e nella doppia finale contro la fortissima Jugoslavia, dopo un primo pareggio stentato ed un secondo vincente match, finalmente con la formazione azzeccata da Valcareggi e i due folgoranti lampi di Riva e Anastasi, che illuminarono più delle brillarelle stelle romane e al tempo stesso, spensero con largo anticipo le velleità slave. Quello messicano fu un mondiale particolare, che chiuse definitivamente il grande ciclo iniziato proprio nel 1930, che prevedeva lo svolgimento della rassegna ogni quattro anni, a parte le due edizioni 1942 e 1946, non disputate a causa della seconda guerra mondiale.
Prima del 1970
Ma prima di allora cosa successe, quali furono gli episodi che caratterizzarono la storia di questo evento mediatico quadriennale che tutto il mondo, anche i non appassionati del calcio quotidiano, aspettano. L’evento che riunisce popoli e nazioni intere dietro una bandiera, una maglia, un inno, una squadra nazionale. Le prime tre edizioni, furono giocate tra le due guerre, quella iniziale uruguaiana con la vittoria dei padroni di casa, “la Celeste”, che sconfisse per 4 a 2 gli albicelesti argentini. Era un mondiale a 13 squadre a cui l’Italia, come tante compagini europee, non partecipò.
Seguirono le due vittorie degli azzurri, nel 1934 nell’edizione casalinga mussoliniana conclusa con la vittoria ai supplementari contro la Cecoslovacchia e quattro anni dopo in quella francese. In essa gli stessi ragazzi di Vittorio Pozzo, vincitori olimpici anche a Berlino ’36, rimandarono ai molteplici mittenti le spinose polemiche. Vinsero nettamente contro tutte le nazionali incontrate, compresa quella francese ospitante, nei quarti, quella brasiliana in semifinale. Famoso è l’aneddoto del rigore trasformato da Meazza con i pantaloncini che gli stavano scivolando giù per la rottura dell’elastico. Ed infine la vittoria per 4 a 2 contro gli ungheresi nella finalissima del 19 giugno giocata allo stadio Colombes. Mai un decennio avrebbe visto un dominio così netto di una nazionale.
A cura di Raffaele Geminiani
