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Nel 1950 il Brasile ospitò per la prima volta i Campionati Mondiali e da quella edizione la Coppa venne denominata e dedicata a Julies Rimet, l’ormai anziano padre fondatore della F.I.F.A.
In Brasile l’Italia orfana del Grande Torino
Il calcio italiano proprio l’anno prima, il 4 maggio 1949, aveva perso nel tragico incidente aereo di Superga, il grande Torino. Praticamente costituiva l’intera nazionale, fino a dieci undicesimi infatti provenivano dalla formazione granata. Per questo motivo la F.I.G.C. in accordo con gli stessi giocatori, decise di effettuare la trasferta in Sudamerica con la nave. Tale situazione precluse di fatto una necessaria preparazione. Giunti in Brasile, gli azzurri, campioni in carica, dimostrarono tutti i limiti e vennero eliminati nel girone preliminare.
La formula del mondiale brasiliano
La formula del mondiale brasiliano prevedeva un girone finale all’italiana tra le quattro nazionali vincitrici dei rispettivi gironi. La partita decisiva pertanto non fu una classica finale, ma lo scontro tra le due compagini, che peraltro erano in testa al girone. Il Brasile, favorito della vigilia, era davanti e l’Uruguay inseguiva a un punto, ma quel 16 luglio 1950 avvenne qualcosa che andava oltre lo sport, oltre una pur eccezionalmente fondamentale partita di calcio.
L’Uruguay batte il favorito Brasile: il Maracanazo
Gli uruguaiani di capitan Varela, dopo essere passati in svantaggio all’inizio del secondo tempo, ribaltarono il risultato con un clamoroso uno-due ad opera dei futuri milanisti Schiaffino e Ghiggia. Sull’immenso catino dell’appena costruito Maracanà, ai addensarono nuvole funeree, che portarono al suicidio di ben più di una decina di tifosi brasiliani e alla morte per malori improvvisi di altri. Questo tragico momento passò alla storia come Maracanazo. Ancora oggi in Brasile, dopo settantasei anni, il 16 luglio è un giorno di lutto nazionale.
A cura di Raffaele Geminiani

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