Ci sono momenti in cui il dialogo dovrebbe prevalere sul giudizio. E invece assistiamo al contrario.
In questi giorni alcune dichiarazioni sul Reiki hanno riacceso un dibattito che sembrava appartenere al passato. Leggere che una disciplina orientale, praticata da milioni di persone nel mondo, venga associata al demonio o considerata un pericolo spirituale lascia inevitabilmente perplessi.
Scrivo queste righe non solo come giornalista, ma anche come insegnante Master Reiki. Proprio per questo sento il dovere di chiarire cosa sia realmente questa disciplina e, soprattutto, cosa non sia.
Il Reiki non è una religione. Non chiede di adorare divinità, non impone dogmi, non invita ad abbandonare la propria fede. È una pratica nata in Giappone con Mikao Usui, fondata sulla ricerca dell’armonia interiore, sull’ascolto, sulla presenza e sull’intenzione di accompagnare la persona verso un maggiore equilibrio.
Molti cattolici che praticano Reiki non smettono di pregare, non rinunciano ai sacramenti e non abbandonano la loro fede. Vivono semplicemente il Reiki come uno strumento di rilassamento, meditazione e crescita personale.
La Chiesa cattolica ha il pieno diritto di affermare che il Reiki non appartiene alla propria tradizione teologica. È una posizione che merita rispetto. Ma un conto è esprimere una valutazione dottrinale; un altro è utilizzare un linguaggio che rischia di identificare migliaia di praticanti come persone esposte al maligno.
Le parole hanno un peso. E quando provengono da figure autorevoli, quel peso diventa ancora maggiore.
Da giornalista mi domando:
siamo sicuri che la paura sia ancora oggi il modo migliore per affrontare ciò che non appartiene alla propria tradizione?
O non sarebbe più utile promuovere il confronto, lo studio e la conoscenza reciproca?
Viviamo in un tempo in cui la salute non è soltanto assenza di malattia, ma comprende anche benessere psicologico, relazionale e spirituale. Sempre più ospedali, in Italia e all’estero, affiancano alle cure mediche attività complementari dedicate al rilassamento e al sostegno emotivo. Nessuna di queste dovrebbe sostituire la medicina. Ma aiutare una persona a ritrovare serenità non significa allontanarla dalla scienza.
Anche il Reiki, quando viene praticato con serietà e nel rispetto dei limiti della disciplina, non pretende di sostituire medici, farmaci o terapie. È un accompagnamento, non un’alternativa alla medicina.
Credo che il vero rischio, oggi, non sia il Reiki.
Il vero rischio è smettere di dialogare. È giudicare senza conoscere. È alimentare diffidenza anziché costruire ponti.
La storia ci insegna che il confronto tra culture diverse è sempre stato complesso. Ma ci insegna anche che la conoscenza ha saputo abbattere muri che sembravano invalicabili.
Il Reiki non ha bisogno di essere difeso con slogan. Ha bisogno di essere conosciuto.
E forse anche la fede, quando incontra ciò che non conosce, può scegliere una strada diversa dalla condanna: quella dell’ascolto.
Perché il dialogo non indebolisce la verità. La rende più umana.
Il segreto per invitare la felicità. La medicina spirituale per ogni malattia. Solo per oggi: non arrabbiarti, non preoccuparti. Sii colmo di gratitudine. Lavora diligentemente. Sii gentile con gli altri.”
— Mikao Usui

Ottimo testo.
Da sedimentare.
Complimenti.
Anche io ho studiato Reiki, praticato poco, perché dove vivo e’ guardato ancora con sospetto. Ritengo che sia null’altro che una forma di amore, una coccola che fa bene al cuore di chi lo riceve ma anche di chi lo
dona. Mi ha sempre ricordato l’amore di una mamma che
calma il figlio dopo essersi sbucciato. Non ha nulla di magico, se non che in fondo l’amore un po’ magico lo e’, perché aiuta a rendere tutto più leggero.
Non ci vedo nulla di male, anzi…Questo mondo ha bisogno d’amore!
Articolo perfetto da concdividere
Ciao , anch’io pratico il reiki , non più come qualche tempo fa , vivo in un paese dove la gente è scettica perché, purtroppo , c’è chi usa il reiki non eticamente . La religione , da che ho memoria , ha sempre cercato di infondere nell’umanita’ la paura del demonio invece di spiegare che la differenza sta nel comportarsi amorevolmente oppure no . Il fatto che la chiesa giudichi il reiki , che è semplicemete amore , una disciplina demoniaca mi fa pensare che non ha imparato nulla dal passato e che non tiene conto dei veri insegnamenti di Gesù .