Fonte immagine: Rivista LA ROMA
Da romanista, della serata contro il Real Madrid mi porto via due sensazioni: il piacere di aver visto una Roma capace di giocarsela con personalità e il dispiacere per una vittoria che sembrava alla portata. Il 4-3 finale degli spagnoli non cancella quanto costruito dai giallorossi, avanti 3-1 grazie al gol di de Roon e alla doppietta di Malen. Ma invita a guardare con lucidità anche ciò che, nell’ultimo tratto, è mancato.
Per lunghi momenti abbiamo visto la squadra che vorremmo: intraprendente, propositiva, senza particolare soggezione di fronte al nome dell’avversario. Una Roma che ha cercato di fare la propria partita, anziché limitarsi ad aspettare quella degli altri. Anche per questo sarebbe poco generoso leggere tutta la prestazione solo dal risultato.
Gli ultimi quindici minuti e una differenza da colmare
Nell’ultimo quarto d’ora, però, la mia impressione è che sia emersa una rosa con due livelli di qualità diversi. Non una distinzione tra chi merita la maglia e chi no, ma una differenza nella capacità di mantenere precisione, sicurezza e lucidità quando le energie diminuiscono e la pressione aumenta.
C’è un gruppo che permette alla Roma di alzare il proprio livello e un altro che, soprattutto nelle serate più impegnative, fatica ancora a garantire la stessa continuità. Il finale contro il Real ha reso questa differenza più visibile: tre reti subite sugli sviluppi di altrettanti calci d’angolo, tra l’83’ e il 90’, hanno cambiato una partita che fino a quel momento aveva raccontato molto di buono.
Non ne farei un processo ai cambi, né una questione di impegno. Piuttosto, una riflessione sulla profondità della squadra: per competere a questi livelli serve poter cambiare uomini senza perdere troppa solidità.
Svilar appartiene al livello più alto
In quella prima fascia, per me, rientra pienamente Mile Svilar, ieri assente per infortunio e sostituito da Gollini. La sua indisponibilità era stata confermata prima della gara, a seguito della frattura da stress riportata durante l’allenamento.
Il pensiero non è che con lui il risultato sarebbe stato certamente diverso: sarebbe una scorciatoia ingiusta, soprattutto nei confronti di chi ha giocato. È che considero Svilar uno dei riferimenti tecnici della Roma, uno di quei calciatori la cui presenza rafforza la fiducia collettiva. E quando una partita diventa più difficile da governare, avere tutti i propri punti fermi conta.
Nel finale, El Shaarawy avrebbe fatto comodo
Proprio negli ultimi minuti mi è venuto da pensare anche a Stephan El Shaarawy. In una fase del genere avrei visto bene un giocatore con le sue caratteristiche: qualcuno capace di accompagnare il ripiegamento, offrire una soluzione sulla fascia e cercare lo spazio per far risalire la squadra.
Non necessariamente per trovare un altro gol. Anche soltanto per dare respiro ai compagni, tenere impegnata la difesa avversaria e rendere meno continua la pressione del Real. È un’ipotesi, naturalmente, non la certezza di una vittoria mancata per una sola assenza. Ma in quella chiusura di partita il suo contributo avrebbe potuto essere prezioso.
Resta una Roma che mi è piaciuta per il coraggio con cui ha affrontato la serata. Il passo successivo è dare a quel coraggio una tenuta più uniforme, anche quando cambiano gli interpreti e la stanchezza si fa sentire. Da tifosa, è questo che mi auguro: non una squadra diversa, ma una squadra capace di accompagnare fino in fondo ciò che sa costruire.
A cura di Angela Zarrella
