L’avventura internazionale di Sal Da Vinci all’Eurovision Song Contest di Vienna ha riacceso i riflettori su un paradosso tutto italiano, tanto antico quanto duro a morire. Se da un lato l’Europa risponde con entusiasmo contagioso alle note trascinanti e solari di “Per sempre sì”, dall’altro una parte del pubblico nostrano ha colto l’occasione per dare sfogo a un’ondata di intolleranza che scavalca i confini della normale critica musicale. Quello che si sta consumando attorno all’artista napoletano non è un semplice dibattito sui gusti artistici, ma uno specchio fedele delle nostre storiche e irrisolte fratture interne. Ognuno ha i suoi gusti certo, il fatto è che contro Sal si sta scatenando una ondata di odio e pregiudizio che non ha alcun fondamento artistico reale verso un artista formatosi negli anni, cresciuto sul palco, allattato da mamma musica.
Il riflesso dei pregiudizi italiani su Sal
La reazione di una fetta di pubblico italiano di fronte al successo transfrontaliero di Sal Da Vinci svela un meccanismo psicologico e sociale radicato: la proiezione delle proprie discriminazioni territoriali. Molti italiani proiettano erroneamente sull’artista partenopeo un intero pacchetto di stereotipi e pregiudizi culturali che ancora oggi dividono il Nord e il Sud del Paese. La sua colpa, agli occhi dei detrattori, sembra essere quella di incarnare una specifica identità culturale. Invece di valutare l’efficacia della performance o l’innegabile tenuta vocale dimostrata sul palco austriaco, la discussione scivola istantaneamente verso dinamiche di svilimento e snobismo geografico, dimostrando come la musica diventi spesso il pretesto per far riemergere antichi e mai superati rancori interni. A volte è mettere l’impressione che l’italiano si vergogni di essere tale e di mettere in mostra tutte le sue peculiarità scimmiottando culture musicali e non che non gli appartengono.
Il paradosso del “nemo profeta in patria”
Siamo di fronte alla classica e amara massima del nemo profeta in patria, che nel caso di Sal Da Vinci trova una validazione quasi manualistica. Dopo aver conquistato la vittoria al Festival di Sanremo affrontando una severa gavetta, l’approdo all’Eurovision avrebbe dovuto rappresentare un momento di coesione e orgoglio nazionale sotto l’unica bandiera della musica. Al contrario, si è attivato un cortocircuito identitario per cui il traguardo raggiunto viene sminuito in patria proprio mentre l’arena internazionale ne decreta il valore. È il triste destino di quegli artisti che, per essere pienamente legittimati dal proprio Paese d’origine, devono prima ricevere il “bollo di garanzia” e gli applausi convinti dei palcoscenici esteri. Sal da Vinci viene barbaramente e etichettato come più sempliciotto dei neomelodico, trascurando enorme tradizione e cultura musicale che ha contraddistinto la sua guerriera dagli arbori.
La ghettizzazione culturale subita da Sal
L’accusa strisciante mossa a Sal Da Vinci è quella di essere un artista “popolare, melodico e napoletano” — tre aggettivi che in determinati ambienti intellettuali o salotti discografici del Nord vengono quasi utilizzati con accezione dispregiativa. Questa vera e propria ghettizzazione culturale etichetta la tradizione melodica come qualcosa di anacronistico o “di serie B”, riducendola ingiustamente a macchietta. Si dimentica troppo facilmente che la canzone melodica napoletana è la radice stessa della musica pop italiana, un patrimonio nobile che ha ridefinito la storia interpretativa globale. Liquidare un professionista con decenni di carriera alle spalle come un fenomeno prettamente locale è un atto di miopia culturale volto a tracciare confini invisibili per decidere cosa sia “presentabile” e cosa no. Ciò che non sembra proprio digerire e la capacità di Napoli risorge dalle proprie ceneri ed imporsi a livello mondiale.
All’estero trionfa l’autenticità di Sal
Mentre in Italia ci si arrocca in vecchie barricate ideologiche, all’estero il verdetto è radicalmente opposto: per Sal Da Vinci arrivano solo calorosi applausi, ovazioni e milioni di interazioni social. Il pubblico europeo e internazionale, libero dai complessi di inferiorità e dai regionalismi che avvelenano il dibattito italiano, riconosce l’efficacia e la forza intrinseca della sua proposta. All’estero piace proprio quell’unione di melodia aperta, passionalità e calore tipicamente napoletani, recepiti come sinonimo di autenticità e non come uno stereotipo da fuggire. L’Eurovision, che storicamente premia la diversità e le forti radici culturali, sta dimostrando che la musica di Sal parla una lingua universale, capace di far ballare e cantare Vienna intera, ironicamente lasciando le polemiche e il provincialismo confinati entro i confini dello Stivale. L’ Europa riconosce a Sal ed a Napoli l’autenticità dell’Italia che piace nel mondo. Sarebbe il caso, quindi per una volta stasera devi mettere da parte inutili, contrapposizioni e di tifare tutti insieme per Sal Da Vinci, per Napoli e per l’Italia intera.
