Fonte: on.Luciana De Francesco
La Festa dei Lavoratori e la Fiera di Sant’Atanasio: identità, fede e tradizione a Santa Sofia d’Epiro

Il 1° maggio, a Santa Sofia d’Epiro, la Festa dei Lavoratori si intreccia con una delle ricorrenze più sentite dalla comunità arbëreshe: la celebrazione di Sant’Atanasio, patrono del paese, e la storica Fiera di Sant’Atanasio, appuntamento che da secoli segna l’arrivo della primavera calabrese. Una giornata che unisce memoria, devozione e vita civile, restituendo l’immagine di un territorio che custodisce le proprie radici e continua a rinnovarle con consapevolezza.
La liturgia solenne, presieduta da Mons. Donato Oliverio, eparca di Lungro, ha rappresentato il cuore spirituale della mattinata. Alla celebrazione ha preso parte anche l’onorevole Luciana De Francesco, Segretario-Questore e Consigliera Regionale della Calabria, che sui suoi profili social ha sottolineato il valore profondo di questo appuntamento: “Questa mattina a Santa Sofia d’Epiro, per la solenne celebrazione della festa di Sant’Atanasio, patrono della comunità, presiduta da Mons. Donato Oliverio, eparca di Lungro.
Un momento di fede, identità e tradizione che ogni anno rinnova il legame profondo con le nostre radici e con i valori che tengono unite le nostre comunità“.
Parole che restituiscono il senso autentico della festa: un rito collettivo che non appartiene solo al passato, ma che continua a dare forma al presente.
La Fiera di Sant’Atanasio: un patrimonio che attraversa i secoli
Accanto alla celebrazione religiosa, la Fiera di Sant’Atanasio rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della storia locale. Le sue origini risalgono a un tempo in cui le fiere erano luoghi di scambio e relazione, momenti in cui le comunità dei paesi vicini si ritrovavano per acquistare prodotti artigianali, animali, utensili, ma anche per condividere racconti e rinnovare legami.
A Santa Sofia d’Epiro questa tradizione non si è mai interrotta. La fiera continua a essere un punto di riferimento per l’intera area arbëreshe, un luogo in cui la dimensione economica si intreccia con quella culturale. Attraversare le bancarelle significa immergersi in un mosaico di saperi antichi, profumi, colori e gesti che appartengono alla memoria collettiva.
Il valore delle tradizioni religiose nella vita di un territorio
In comunità come quella di Santa Sofia d’Epiro, le tradizioni religiose non sono un semplice retaggio del passato: sono l’architrave su cui si regge il senso di appartenenza. Le feste patronali, i riti bizantini, i canti antichi non rappresentano soltanto un momento di fede, ma un linguaggio comune che tiene insieme le persone, che permette di riconoscersi e di ritrovarsi.
Custodire queste tradizioni significa custodire il territorio stesso. Significa proteggere un patrimonio immateriale che dà forma ai luoghi, alle relazioni, ai valori condivisi. Quando una comunità rinnova i propri riti, rinnova anche la propria identità. E lo fa non per nostalgia, ma per responsabilità: perché ciò che si tramanda diventa un ponte verso il futuro.
Una memoria che parla alle nuove generazioni
La sfida più importante è trasmettere questo patrimonio ai giovani, non attraverso la retorica, ma attraverso la partecipazione. Le tradizioni religiose, quando vissute con autenticità, diventano uno spazio di educazione civica, un luogo in cui si impara il valore della continuità, della cura, dell’appartenenza.
Santa Sofia d’Epiro, con la celebrazione di Sant’Atanasio e la sua fiera storica, dimostra che le tradizioni non sono mai un peso: sono una risorsa. Sono ciò che permette a un territorio di riconoscersi, di raccontarsi, di restare vivo.
