Il Giardino Storico di Santa Maria della Fede
Accanto all’antica chiesa di Santa Maria della Fede, adiacente al corso Garibaldi, sorge un luogo che sfida ogni convenzione urbanistica: il Cimitero degli Inglesi. Sebbene da qualche anno sia stato ufficialmente convertito nel Giardino Storico di Santa Maria della Fede, questo spazio continua a vivere nella memoria dei napoletani con il suo nome antico, custodendo un fascino che la riqualificazione ha saputo preservare.

Tuttavia, camminare oggi tra i suoi viali restituisce una realtà malinconica: ultimamente il parco si presenta tristemente non curato, con l’erba e la vegetazione lasciate in un totale stato di incuria e abbandono. I rovi e l’erba alta soffocano i vialetti, avvolgendo i monumenti in una coltre selvatica che amplifica quell’alone spettrale e decadente.

Un palcoscenico naturale
Proprio in questa atmosfera da romanzo gotico, tra l’incuria e il verde selvaggio, risiede il genio della sua conversione in parco pubblico. Non una cancellazione del passato, ma una sua elegante risemantizzazione: dove un tempo si piangeva, oggi la natura selvaggia riprende possesso degli spazi, trasformando il silenzio in un’esperienza quasi mistica.

Il mistero non è svanito, ma si è fatto indomito. Le pietre tombali rimaste, circondate da erbacce e sterpaglie, fanno da quinte teatrali a un giardino che unisce il brivido della grande storia al fascino ruvido dell’abbandono.

L’Angelo mutilato: la sentinella del dolore
All’ingresso di una delle sepolture monumentali, seminascosto dall’edera e dall’erba incolta che sembrano volerlo inghiottire per trattenerlo nel tempo, si erge un angelo in marmo. È una figura che incute un timore reverenziale: il volto è levigato dal tempo e dagli agenti atmosferici, un’ala è spezzata, quasi come se la creatura, stanca di vegliare su un mondo mutato e incurante, avesse deciso di lasciarsi andare alla malinconia del luogo.


La leggenda popolare vuole che questo angelo sia il custode muto di un varco invisibile. Nelle sere in cui la luna filtra tra i rami dei cipressi e le sterpaglie selvagge, l’ombra della scultura sembra allungarsi in modo innaturale, alimentando quell’immaginario di confine che da sempre avvolge i vecchi camposanti acattolici della città.

I custodi di pietra: quattro storie che sfidano l’oblio
Con la dismissione ottocentesca del cimitero e le successive vicissitudini, gran parte delle salme originarie furono traslate nel cimitero della Doganella. Tuttavia, a testimonianza di quel glorioso passato cosmopolita, il giardino conserva ancora alcuni straordinari monumenti funerari sopravvissuti al tempo e ora immersi nella vegetazione incolta. Eccone quattro tra i più affascinanti:


1. Il monumento a Mary Somerville
Firmato dal celebre scultore Francesco Jerace e ultimato nel 1876, questo monumento celebra una delle menti più brillanti del XIX secolo: la matematica e astronoma scozzese a cui è intitolato anche un college di Oxford. Raffigurata seduta, la sua effigie in marmo veglia ancora oggi su un’Italia che lei amò profondamente, fondendo scienza e poesia sotto il cielo di Napoli.

2. Il sarcofago di Oscar Meuricoffre
Un imponente e austero sarcofago che custodisce la memoria di una delle figure chiave dell’imprenditoria e della finanza ottocentesca a Napoli. Il banchiere svizzero, console e figura di altissimo rilievo economico, legò indissolubilmente il proprio nome allo sviluppo e alla modernizzazione del Regno delle Due Sicilie.

3. Il cubo di David Vonwiller
Di grande impatto visivo è il monumento a forma di blocco geometrico puro, un blocco squadrato che ricorda un rigoroso dogma nordico. Appartiene a David Vonwiller, pioniere svizzero che nel 1829 fondò nel Salernitano una delle prime e più importanti filande di cotone del Meridione, simbolo di un’Europa laboriosa che trovò a Napoli la sua terra d’elezione.

4. La cappella neogotica di Felice Hermann
Un piccolo gioiello architettonico che spunta tra il verde incolto del parco. Questa cappella funeraria in stile neogotico, appartenuta all’imprenditore e console svizzero Felice Hermann, sembra uscita direttamente da un ciborio medievale inglese, creando un cortocircuito visivo spiazzante e suggestivo nel bel mezzo del tessuto urbano partenopeo.

Un’idea folgorante: convertire la paura in meraviglia
La trasformazione del Giardino Storico di Santa Maria della Fede dimostra che Napoli non ha bisogno di cancellare le proprie ombre per risplendere, ma sa integrarle nella vita di tutti i giorni.



L’attuale e triste incuria, che lascia erba e vegetazione in preda all’abbandono, non deve essere una condanna ma un campanello d’allarme: è il momento di restituire a questo diamante grezzo la manutenzione che merita, fondendo la cura del verde con la valorizzazione di un patrimonio letterario e spettrale unico al mondo.

Ospitare la vita dove un tempo si piangeva la morte, ridendo dei brividi lungo la schiena mentre ci si siede a leggere un libro accanto a un antico sarcofago sommerso dai rami, è la dimostrazione suprema che Napoli sa fare arte persino del mistero.

Il DivulgAutore Emozionale: Non c’è nulla di più vitale di un giardino che sa raccontare i suoi fantasmi. Convertire il Cimitero degli Inglesi in un parco del mistero e della memoria significa accettare l’invito più bello che Napoli ci fa: smettere di temere l’ombra e imparare, finalmente, a illuminarla.
© Jennypranz (Gennaro Pranzile). Tutti i diritti riservati.

Un luogo che racconta Napoli in modo straordinario: memoria, bellezza e mistero convivono nello stesso spazio. Proprio per questo colpisce ancora di più leggere dello stato di incuria attuale. Trasformare un antico cimitero in un giardino storico è un’idea affascinante, ma un patrimonio così particolare merita manutenzione, tutela e una vera valorizzazione. Sarebbe un peccato lasciare che l’abbandono cancelli ciò che il tempo ha saputo conservare.
Lasciare il Cimitero Inglese nell’incuria significa cacciare via per la seconda volta chi aveva scelto Napoli come ultima dimora d’amore. Una città che dimentica chi l’ha amata da straniero non è accogliente: è amnesica. Grazie per il gentile commento.
Bravo di scoprire queste perle,visitato 20 anni fa,gradirei un tuo articolo sul Mausoleo Schilizzi a Posillipo.grazie
Buongiorno, ringrazio innanzitutto ed è già in programma quest’articolo. L’ho visitato da poco.
Volevo farti i miei complimenti più sinceri per l’articolo sul Cimitero degli Inglesi. Ho apprezzato immensamente la delicatezza e la potenza visiva con cui avete descritto questa ‘conversione’, restituendo al lettore la sensazione fisica di camminare tra il sacro, il tempo e la natura che si riprende i suoi spazi.
Grazie mille, sono felice di essere riuscito a trasmettere delle mie sensazioni emozionali.