Il romanzo di Raffaele Geminiani racconta i fratelli Cuttitta nel Sudafrica dell’apartheid, dove il rugby diventa strumento di unione e riscatto sociale.

Ieri, presso la Libreria Linea di Confine, si è svolta la presentazione del libro “Tre cuori e una palla ovale” dello scrittore e giornalista Raffaele Geminiani, un’opera che intreccia sport, storia e coscienza civile attraverso la vicenda umana dei fratelli Cuttitta.
Il romanzo ripercorre gli anni trascorsi in Sudafrica da Marcello, Massimo e Michele Cuttitta, tre giovani italiani che si trovano a crescere in un Paese segnato dall’apartheid, immersi in una società rigidamente divisa e attraversata da tensioni profonde. La loro famiglia, guidata da mamma Nunzia e papà Cuttitta, rifiuta ogni forma di segregazione e si oppone con fermezza a un sistema che negava diritti fondamentali all’80% della popolazione nera, compreso il diritto di voto.
Lo sport come collante sociale
Nelle pagine del libro, il rugby diventa molto più di un gioco: è un linguaggio comune, un terreno neutro, un luogo di incontro capace di unire ciò che la politica e la storia avevano separato. Marcello, recuperato da un grave infortunio, torna a correre e segnare mete decisive; Massimo, nelle retrovie, costruisce gioco, difende, organizza; Michele, impegnato negli studi, vive il sacrificio di chi deve mettere in pausa la passione per inseguire un futuro diverso. Tre percorsi diversi, un’unica palla ovale che li tiene insieme.
È proprio attraverso lo sport che si intravede la possibilità di un cambiamento. Lo aveva compreso Nelson Mandela, ancora incarcerato negli anni in cui si svolge la storia narrata da Geminiani. Mandela intuì che il rugby, simbolo della minoranza bianca, poteva diventare un ponte verso la riconciliazione nazionale. E quando, anni dopo, divenne Presidente, trasformò quella intuizione in un gesto politico e umano destinato a segnare la storia.
Una storia di coraggio, identità e riscatto
“Tre cuori e una palla ovale” è un romanzo che racconta la forza dei legami familiari, la resilienza di chi cresce in un contesto ostile e la capacità dello sport di abbattere muri che sembrano invalicabili.
È anche il ritratto di una madre che, pur vivendo da quasi diciotto anni in Sudafrica, non può votare e tuttavia continua a sognare di sostenere l’A.N.C., il movimento di Mandela. In questo modo, spera di contribuire – anche solo simbolicamente – alla fine di un’ingiustizia secolare. Nonostante ciò, il suo desiderio resta sospeso, perché il sistema dell’apartheid esclude chi, come lei, non è considerato nativo sudafricano. Così, il diritto di voto diventa non solo un’aspirazione personale, ma anche un gesto di resistenza morale contro un regime fondato sulla discriminazione.
La presentazione alla Libreria Linea di Confine ha restituito al pubblico l’intensità di questa storia, la sua dimensione umana e il valore civile che attraversa ogni pagina. Geminiani, con la sua scrittura limpida e appassionata, offre un racconto che parla di sport, certo, ma soprattutto di libertà, dignità e speranza.
A Cura di Davide Zardi

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