
La Spagna ha vinto i Mondiali 2026 ed è Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia, ma, a distanza di un mese, è rimasto qualcosa di ancora più significativo della competizione trascorsa ovvero la testimonianza di giocatori che hanno mostrato apertamente la propria fede al mondo.
Viviamo in un tempo in cui parlare di oroscopi, energie e universo sembra del tutto normale, mentre dire «credo in Dio» può ancora suscitare giudizi e stereotipi.
Ma durante i Mondiali negli USA del 2026, conclusi ormai un mese fa, molti giocatori di nazionalità diverse hanno scelto, davanti agli occhi del mondo e sotto le telecamere, di vivere la propria fede alla luce del sole.
Hanno pregato, ringraziato Dio, affidato a Lui ciò che stavano vivendo e condiviso la loro gioia della vittoria e il dolore senza vergogna e senza paura.
Questo è stato uno degli insegnamenti più belli di quei giorni: quando qualcosa ci rende davvero felici, sentiamo il desiderio di condividerlo.
E allora, perché dovrebbe essere diverso con la fede?
Attraverso un gesto, una preghiera o una semplice testimonianza, quei giocatori hanno forse toccato il cuore di qualche tifoso o spettatore a casa e hanno trasmesso la gioia di testimoniare Dio.
E Dio ci ha parlato anche attraverso la loro testimonianza, ricordandoci che non dobbiamo avere paura di vivere e raccontare la nostra fede, anche in un mondo che spesso sembra rifiutarla.
Come Gesù Cristo disse agli apostoli prima di ascendere al Padre: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”, oggi, più che mai, quella chiamata è rivolta anche a noi.
19/8/2026
A cura di Vincenzo Gallo
