Caso Martina: Alessio reo confesso: “colpita perché ha rifiutato il mio abbraccio”
Martina Carbonaro, ennesima vittima di femminicidio, la sera del 26 maggio, è stata colpita alla testa con una pietra dal suo ex fidanzato, Alessio Tucci, perché ha rifiutato un suo tentativo di darle un abbraccio. Lo ha detto il 18enne al gip durante l’udienza di convalida del fermo che si è tenuta nel carcere di Poggioreale a Napoli. Tucci ha detto che lui e la ex sono entrati insieme nel casolare abbandonato nei pressi dello stadio Moccia di Afragola, che frequentavano spesso durante la loro relazione, per avere un confronto. “Lui ha cercato di abbracciarla, lei ha rifiutato quell’abbraccio e a seguito di questo comportamento, mentre era di spalle, l’ha colpita con violenza”.
Martina è stata colpita tre volte
Dopo il primo colpo, Tucci ne ha sferrati con violenza un altro paio sempre con la stessa pietra e quando si è reso conto che Martina non era più in vita ha girato il corpo e l’ha coperto con degli arredi che erano nella casa abbandonata. Quando è stata chiusa in un armadio del locale diroccato dove poi è stato successivamente trovato il cadavere, non respirava più.
“È pentito e ha chiesto scusa alle famiglie”
Tucci ha mostrato pentimento e ha chiesto scusa nel corso dell’udienza di convalida del fermo riferendo che nella parte finale dell’interrogatorio ha manifestato tutto il suo dolore e la sua angoscia. Ripete spesso in quel momento non ero io, è stato un raptus di gelosia, di rabbia e di violenza inaudita, ma ha rappresentato le sue scuse, per quello che possono valere, alla famiglia di Martina e anche ai suoi genitori. L’udienza di convalida del fermo è durata poco meno di un’ora. Tucci ha risposto alle domande del gip, che si è riservato la decisione sulla convalida o meno e sulla misura cautelare da applicare.
Violenza di genere: un problema di sanità pubblica
La violenza contro le donne in generale, ed in particolare il femminicidio, rappresenta un importante problema di sanità pubblica oltre che di violazione dei diritti umani. Il femminicidio è un triste fenomeno che attraversa tutte le società senza distinzione alcuna legata ad età, cultura o condizione sociale. Troppo spesso questa violenza si consuma tra le mura domestiche lasciando effetti negativi a breve ed a lungo termine. Un problema culturale, sociale e giuridico che richiede una risposta forte e collettiva.
Fenomeno Femminicidio: evoluzione normativa in Italia
1968: con la sentenza della Corte Costituzionale si dichiarava finalmente incostituzionale l’art. 559 c.p. che prevedeva la reclusione della moglie adultera e la procedibilità a querela del marito;
1975: primo intervento legislativo con il quale la donna veniva equiparata all’uomo almeno dal punto di vista legale. Riconoscimento della libertà matrimoniale e rapporto paritario fra coniugi nella gestione della famiglia con possibilità di riconoscimento dei figli adulterini e regime di comunione legale dei beni;
1981: finalmente abrogate le norme relative al matrimonio riparatore ed al delitto d’onore;
…ed ancora
1996: la violenza sessuale non viene più considerata un crimine contro la dignità personale e la moralità pubblica ma un crimine contro la persona stessa;
2001: introdotte nuove misure volte a contrastare casi di violenza domestica con allontanamento del familiare violento;
2009: vengono inasprite le pene per la violenza sessuale ed introdotto il cd. reato di stalking;
2013: introdotto il decreto-legge n. 93 del 2013 che a pochi mesi dalla ratifica della Convenzione di Instanbul apportava rilevanti modifiche in ambito penale e processuale prevedendo l’adozione periodica di Piani d’azione contro la violenza di genere;
Introduzione del Codice Rosso contro la violenza di genere
La legge n. 69 del 2019, il cd. Codice Rosso, ha rafforzato le tutele processuali delle vittime di violenza di genere, con particolare riferimento alle vittime di violenza domestica e sessuale, introducendo nuovi reati (ad esempio il delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso o il cd. revenge porn), aumentando poi le pene previste per i reati relativi più frequenti come: maltrattamenti, stalking, violenza sessuale etc. In particolare con il Codice Rosso, si è cercato di velocizzare i tempi per l’avvio del procedimento penale, aumentando la tutela delle vittime anche attraverso modifiche importanti all’utilizzo di misure cautelari e di prevenzione.
Impatto del Codice Rosso nella nostra società
Dal 2019 ad oggi è aumentato il numero di denunce, difatti le vittime hanno più coraggio a denunciare i casi di violenza. I tempi delle indagini si sono notevolmente accelerati permettendo interventi più tempestivi, pur permanendo difficoltà di applicazione della norma in maniera uniforme sull’intero territorio nazionale. Ci sono più condanne e maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Tuttavia permangono molte criticità: i tempi giudiziari sono ancora troppo lunghi e mancano risorse e strutture.
Altri interventi legislativi contro la violenza di genere
2021: anche la cd Riforma Cartabia ha previsto un’estensione delle tutele per le vittime di violenza domestica e di genere;
2023: la legge n. 168 ha apportato rilevanti modifiche codicistiche ampliando e migliorando l’intero impianto delle misure di prevenzione poste a contrasto della violenza sulle donne. In particolare poi la legge n. 12 ha istituito una Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio ed ogni forma di violenza di genere. Importante poi la legge n. 122 con la quale, se il P.M. non procede a sentire la vittima entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato può essere revocato dalle indagini dal Procuratore della Repubblica. Ci sono poi altri disegni di legge ancora in fase di elaborazione che porterebbero a considerare il femminicidio come un reato autonomo.
Osservazioni finali sulla violenza contro le donne
Le tante novità legislative esaminate hanno certamente rappresentato un passo in avanti decisivo nella lotta contro la violenza di genere, tuttavia appare evidente che la legge da sola non basta più. Appare ormai necessario promuovere con ogni mezzo un profondo cambiamento culturale affinchè le donne possano sentirsi finalmente e concretamente libere e protette. Questa tipologia di violenza si combatte con un impegno collettivo composto da: educazione, prevenzione e supporto alle vittime.
Da dove parte il cambiamento?
Non può avvenire solo nelle aule dei tribunali ma deve necessariamente partire dalle nostre scuole, dalle nostre famiglie, dai nostri luoghi di lavoro, dalla nostra capacità di riconoscere e combattere ogni forma di abuso. Oggi dobbiamo affermare con forza che nessuna donna deve più sentirsi sola, nessuna donna deve più aver paura. Impariamo ad ascoltare, sostenere ed agire.
L’insegnamento di Calamandrei, noto giurista, sulla violenza di genere
In un celebre discorso sull’art. 3 della Costituzione ebbe modo di commentare: “…l’ingresso delle donne nella vita politica è il segno più eloquente di un nuovo corso della Storia. La Costituzione che scriveremo dovrà garantire non solo l’uguaglianza formale fra uomo e donna, ma anche rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono una piena partecipazione delle donne alla vita sociale, economica e politica del Paese”.

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