Fonte foto: Assessora Straface
Un confronto operativo e condiviso per definire la strategia regionale contro il caporalato, tra dignità del lavoro, legalità e integrazione nei territori.
La giornata di lavoro convocata dall’assessora regionale Pasqualina Straface ha segnato un passaggio concreto nella lotta al caporalato, riunendo istituzioni, parti sociali e territori in un confronto definito “vero e di responsabilità condivisa”. Non un appuntamento formale, ma un momento operativo in cui sono emersi contributi puntuali e una visione comune: contrastare lo sfruttamento attraverso azioni integrate, mettendo al centro dignità, legalità e diritti.
Il lavoro migrante come asse strutturale
Straface ha ribadito che “il lavoro migrante non è marginale, è strutturale”, e proprio per questo richiede una presenza forte dello Stato e delle istituzioni. La Regione punta su politiche di accoglienza, lavoro regolare, formazione linguistica e professionale, mediazione culturale e abitare dignitoso, considerate leve indispensabili per spezzare il circuito dello sfruttamento.
“Non si può combattere il caporalato lasciando le persone nelle tendopoli o in luoghi emarginati”, ha affermato l’assessora, richiamando il caso della tendopoli di San Ferdinando. Le nuove palazzine già pronte rappresentano un passo avanti, ma “questi centri non devono trasformarsi in ghetti”: l’obiettivo è favorire l’integrazione nel tessuto urbano, con i migranti che vivono “nei palazzi dove ci sono famiglie, giovani e anziani”.
Premialità per le imprese etiche
La strategia regionale prevede un sistema di premialità nei bandi per le imprese che rispettano contratti, legalità e diritti. “Vogliamo incentivare le imprese etiche premiando chi rispetta le regole”, ha spiegato Straface, sottolineando anche il rafforzamento dell’accesso ai finanziamenti per chi investe in percorsi di inclusione lavorativa.
Accanto alle misure tecniche, l’assessora richiama la necessità di una svolta culturale: “Possiamo mettere in campo le misure più belle, ma serve una grande alleanza culturale”. Il caporalato, infatti, non si combatte solo con le norme, ma con una presa di coscienza collettiva che riconosca il valore delle persone oggi rese invisibili, ma fondamentali per interi settori produttivi.
La presenza dei migranti come leva di sviluppo
Straface ha evidenziato che “la presenza dei migranti in Calabria può essere una leva di sviluppo, potenzialità e integrazione”, soprattutto in territori che si stanno spopolando. Il loro contributo permette di mantenere aperti servizi essenziali, come le scuole, e di garantire manodopera qualificata attraverso percorsi di formazione e inclusione lavorativa.
“Ho intenzione di ascoltarvi e con il contributo di tutti possiamo raggiungere risultati importanti”, ha concluso l’assessora.
La giornata di confronto ha mostrato un territorio che sceglie di affrontare il caporalato con strumenti concreti e una visione condivisa. Le misure illustrate delineano un percorso che unisce legalità, inclusione e responsabilità istituzionale. La sfida ora è trasformare questa impostazione in risultati tangibili, capaci di incidere sulla vita delle persone e sulla qualità dello sviluppo regionale. È in questa continuità — tra decisione politica, attuazione e partecipazione sociale — che si gioca la credibilità e la forza della strategia messa in campo.
