Antonio Conte non sarà più l’allenatore del Napoli. La conferenza stampa congiunta con il Presidente Aurelio De Laurentiis ha concretizzato quegli spifferi che, in maniera sempre più insistente, hanno accompagnato gli azzurri nelle ultime settimane.
Il dopo Conte: cosa ha lasciato in eredità il tecnico salentino
Il tecnico di Lecce lascia Partenope dopo soli due anni, interrompendo così prematuramente il ciclo intrapreso con la più importante e titolata squadra del Sud. Il bilancio parla di uno scudetto e di una Supercoppa di Lega, portati all’ombra del Vesuvio: in relazione al tempo trascorso, verrà ricordato come il tecnico più vincente della centenaria storia del Calcio Napoli. Adesso si apre il toto-allenatore, e la domanda più ricorrente fra i supporters del Ciuccio è “chi verrà dopo Conte?”
Dopo Conte: il totoallenatore
Tanti i nomi che stanno circolando, in queste ore. Dalla suggestione di un ritorno di Maurizio Sarri (che però pare aver accettato la corte dell’Atalanta dove ritroverà Giuntoli), ai nomi di Vincenzo Italiano (stimato sin da tempi non sospetti dallo stesso De Laurentiis) e di Fabio Grosso (autore di un’ottima stagione a Sassuolo), fino ai sogni (non si sa fino a che punto) impossibili di Jurgen Klopp o di Pep Guardiola (in uscita dal Manchester City, dopo ben 10 anni costellati da trofei conquistati a ripetizione). Passando per Roberto Mancini, Massimiliano Allegri, Simone Inzaghi. O, infine, Unay Emery che ha appena conquistato l’ennesima Europa League con l’Aston Villa e che già venne inserito nella lista dei papabili sulla panchina azzurra, prima dell’avvento di Spalletti.
Urge un profilo vincente e sicuro
Insomma, c’è parecchia carne a cuocere. Quel che è certo, è che la società dovrà muoversi velocemente e affidarsi a un profilo vincente e sicuro. Evitando possibilmente di ripetere gli errori fatti con il post-Spalletti quando si ebbe la brillante idea di riesumare Rudi Garcia, assente dal calcio che conta da oltre 10 anni. L’obiettivo – letto fra le righe delle dichiarazioni dello stesso presidente – è quello di valorizzare la rosa. De Laurentiis pare essere intenzionato a ridimensionare non solo il monte ingaggi e i costi, ma anche a non spendere in maniera dissennata. “Abbiamo una rosa di 30 validi giocatori, le cui caratteristiche potrebbero andar bene per un altro allenatore”, si è lasciato scappare ieri sera.
Giochista o risultatista?
Si affiderà a un “giuochista” o a un “risultatista”? Sicuramente, non sarà facile trovare un allenatore esperto e in grado di reggere le pressioni di una piazza nel frattempo divenuta esigente. Vincere, e possibilmente farlo anche giocando bene: il Napoli ha già dimostrato soprattutto con Spalletti che questa combinazione è possibile. Ma molto dipenderà dalle scelte di mercato che saranno fatte. Al momento, l’unica certezza è rappresentata dal riscatto di Rasmus Hojlund dal Manchester United, formalizzato dopo il 3-0 ottenuto in casa del Pisa domenica scorsa. Altri tasselli da cui ripartire: Alisson (vera sorpresa della seconda parte di stagione), Vergara (per il quale pare ci sia l’interesse di alcuni club della Premier League) e Giovane (che dovrà essere riscattato dal Verona).
Imprescindibile, inoltre, la conferma di Mc Tominay, per il quale sono ben avviate le trattative per il rinnovo.
Una linea verde che ben si sposa, con l’esigenza di ridimensionare i costi per tenere in ordine i conti, e rispettare i rigidi paletti imposti dal fair play finanziario. In dubbio, invece, il futuro di alcuni “senatori” come Anguissa, Lobotka, Meret la cui permanenza a Napoli appare incerta, così come non si sa se De Bruyne (legato ancora da altri due anni di contratto) resterà o meno ancora all’ombra del Vesuvio. Certo, infine, l’addio di Lukaku che, con il suo comportamento tutt’altro che irreprensibile, ha interrotto ogni margine per poter ancora indossare la maglia azzurra nella prossima stagione.
Il centenario all’orizzonte
Da qui al 1° agosto (data in cui ricorrerà il Centenario del Napoli), le voci si rincorreranno. Quel che è certo, è che una tale ricorrenza andrà onorata allestendo una formazione di assoluto spessore. In grado non solo di contendere lo scudetto all’Inter e alle “solite note” Milan e Juventus, e di reggere bene il passo delle new entry Roma e Como. Ma anche di disputare una Champions League all’altezza della situazione, e che faccia dimenticare i risultati per nulla edificanti ottenuti nella scorsa edizione.
A cura di Francesco Montanino

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