La storia non è un monologo
Per oltre sette secoli Napoli è stata capitale di uno Stato autonomo, centro politico del Mezzogiorno, centro commerciale del Mediterraneo e tra le principali metropoli d’Europa. Le sue piazze raccontano il susseguirsi delle dinastie che ne hanno modellato il volto, i suoi nomi richiamano conventi, castelli, mercati, sovrani, tradizioni popolari e luoghi della vita quotidiana. La città parla il linguaggio della propria storia.



Con l’annessione del Regno delle Due Sicilie al nascente Regno d’Italia, quel linguaggio venne progressivamente sostituito da una nuova narrazione pubblica. La toponomastica divenne uno degli strumenti attraverso i quali il nuovo Stato costruì la propria legittimazione politica, celebrando i protagonisti del Risorgimento e relegando in secondo piano la memoria della capitale borbonica.
Non chiamatela “liberazione”… utilizzate il giusto termine: “colonizzazione”!
Il Sud non aspettava salvezza: costruiva progresso, aveva treni, scuole, cultura, cantieri e futuro, quindi non si trattò soltanto di cambiare alcune denominazioni. Fu una prepotente trasformazione dell’immaginario urbano. L’antico Largo di Palazzo, che per secoli aveva identificato il rapporto naturale tra la città e il Palazzo Reale, divenne Piazza del Plebiscito. La storica Piazza San Ferdinando assunse il nome di Piazza Trieste e Trento.
Il tradizionale Largo di Castello, dominato dal Maschio Angioino, lasciò il posto a Piazza Municipio. Persino Largo del Mercatello, uno dei luoghi più popolari della Napoli antica, venne trasformato nell’attuale Piazza Dante (nulla contro l’arte del Sommo Poeta che rispetto ma con Napoli non ne vedo un nesso identitario). Lo stesso accadde con il Corso Maria Teresa, successivamente dedicato a Vittorio Emanuele, e con la storica Strada Nuova di Capodimonte, oggi intitolata ad Amedeo di Savoia.

Non erano semplici aggiornamenti cartografici. Erano scelte identitarie. Cambiare il nome di un luogo significa modificarne il racconto. Significa suggerire alle generazioni future quali eventi debbano essere ricordati e quali, invece, possano lentamente dissolversi nell’oblio.
Non siamo quella storia
Anche la monumentalistica seguì la medesima logica. Garibaldi accolse i viaggiatori davanti alla stazione centrale. Vittorio Emanuele II trovò posto nel cuore della città moderna. Umberto I diede il proprio nome al Rettifilo e alla Galleria. Mazzini entrò nello spazio monumentale napoletano come uno dei padri simbolici della nuova Italia.
Secondo una consolidata interpretazione della storiografia meridionalista, queste operazioni non rappresentarono soltanto un omaggio ai protagonisti dell’Unità, ma contribuirono a costruire una diversa gerarchia della memoria di tipo colonialista, nella quale il lungo passato istituzionale del Regno di Napoli e delle Due Sicilie risultava progressivamente marginalizzato. È proprio attorno a questa riflessione che oggi si sviluppa un dibattito sempre più vivo di colonialismo.
Non siamo quei simboli
Sono numerosi i cittadini, gli studiosi e le associazioni culturali che ritengono opportuno avviare una revisione della toponomastica storica, non per cancellare il Risorgimento, ma per riequilibrare una rappresentazione della città ritenuta, da molti, sfalsata e incompleta.
Si avverte il desiderio diffuso, forte, viscerale, lucido, che quella statua di Garibaldi a Napoli, ad esempio, non ci stia più bene e che venga rimossa. Non per rabbia, ma per verità. Non per cancellare il passato, ma per non continuare a vivere sotto una menzogna.



Perché in quella piazza, centro pulsante della nostra città, simbolo di passaggi, partenze e ritorni, svetta da troppo tempo il monumento a un uomo che non ci ha mai liberati, ma piegati. Garibaldi non fu l’eroe che ci hanno venduto, ma il volto utilizzato per un’operazione costruita lontano dal cuore del Sud, sostenuto da potenze straniere e accolto da una complicità interna delle mafie che ha barattato radici con interessi.
Non chiamateli “briganti”… ma “partigiani”!
Chi combatteva contro l’invasione non erano “briganti”, ma “partigiani” del Regno delle Due Sicilie, figli della nostra terra. Ecco perché propongo che quella piazza venga ribattezzata “Piazza 3 Ottobre 1839“, data della prima corsa ferroviaria Napoli-Portici: la prima in Italia, la prima al Sud. Un giorno di innovazione vera, concreta, partorita da un popolo che sapeva dove andare, prima che qualcuno gli cambiasse la strada.

Restituire a Largo di Palazzo, Piazza San Ferdinando, Largo di Castello, Largo del Mercatello, Corso Maria Teresa, Strada Nuova di Capodimonte e ad altre, le loro denominazioni originarie significherebbe ricucire un legame con la storia autentica dei luoghi, quella nata spontaneamente dalla vita della città e non dalle esigenze celebrative di una stagione politica.



Piazza Carlo III, Re di Spagna? No, Piazza “Carlo di Borbone, Re di Napoli“!
In quest’ottica risulta necessario sanare una distorsione storica che pesa sulla memoria del nostro territorio: l’odierna Piazza Carlo III, intitolata al sovrano di Spagna (già Piazza delle Pigne), ignora il legame identitario con Carlo di Borbone, Re di Napoli. Tale denominazione va corretta per rendere giustizia alla figura del sovrano che ha segnato la storia di Napoli, ristabilendo la corretta attribuzione a Carlo di Borbone.
L’ingiuria identitaria
Tale scelta non è soltanto un’imprecisione toponomastica, ma una vera e propria ingiuria identitaria che nega la centralità del monarca nella rifondazione del Regno.
Lo stesso ragionamento investe i monumenti. Le statue dedicate a Garibaldi (omonima piazza), Vittorio Emanuele II (Piazza Libero Bovio e Palazzo Reale), Umberto I (Via Nazario Sauro) o Giuseppe Mazzini (nei pressi di Castel Nuovo) appartengono certamente alla storia dell’Italia unita. Ma è legittimo chiedersi se debbano continuare a occupare gli spazi più rappresentativi della capitale dell’antico Regno delle Due Sicilie oppure se quei luoghi possano finalmente raccontare una memoria più profondamente napoletana.
Tanti personaggi candidati per un monumento o per la toponomastica



Attendono al varco personaggi illustri come: Salvatore Di Giacomo, Totò, Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo, Massimo Troisi, Alighiero Noschese, Giambattista Basile, Carlo di Borbone Re di Napoli, Nino Taranto, Titina De Filippo, Masaniello, Pino Daniele, Peppino Di Capri, Libero Bovio, E.A. Mario, Ernesto Murolo, Enrico Caruso, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Luciano De Crescenzo, Bud Spencer, Sophia Loren e tantissimi altri.






Napoli dispone di figure straordinarie che attendono ancora un riconoscimento adeguato: sovrani che trasformarono la città in una capitale europea, uomini di cultura, scienziati, filosofi, musicisti, architetti e protagonisti di una storia lunga quasi tremila anni.
Forse è proprio questo il punto. Una città non rinnega la propria storia quando restituisce dignità alle proprie radici. Al contrario, dimostra di aver raggiunto quella maturità civile che le consente di distinguere tra memoria e propaganda, tra identità e narrazione politica.
Il DivulgAutore Emozionale: Le targhe delle strade non sono soltanto indicazioni geografiche. Sono pagine di un libro scritto sulla pietra. Ed è difficile immaginare che la città più antica e culturalmente stratificata del Mezzogiorno continui a leggere la propria storia iniziando dal capitolo finale. Perché Napoli non ha bisogno di inventare una nuova memoria. Ha soltanto bisogno di affermare quella che le appartiene. È il momento di smettere di omaggiare chi ci ha disorientati. È tempo di celebrare chi eravamo, chi siamo e chi vogliamo tornare a essere.
© Jennypranz (Gennaro Pranzile). Tutti i diritti riservati.

Concordo su tutto l’articolo parola per parola. Dove dobbiamo firmare per riappropriarci della nostra storia?
Grazie, troppo buona.
Revisione storica prima poi sarà semplice fare quella toponomastica. Informazione storica massiccia ,la maggior parte degli abitanti del sud non conosce la vera storia politica dell’invasione progettata prima del 1860 da inglesi savoiardi con la partecipazione dei francesi per rotte commerciali come l’ apertura del canale di Suez Il regno delle due Sicilie con il porto di Napoli al centro del mediterraneo sarebbe diventato il più importante porto commerciale siamo stati anche invasi per le miniere di zolfo del sud.Facciamoci una domanda perché Garibaldi fu acclamato come un eroe in Inghilterra??? Meditate !!! E ci sarebbero altre meditazioni da fare!!!! Come le mille camicie rosse ,che barzelletta 🤣🤣🤣🤣
Tutto vero. Potremmo parlarne per giorni. Ma piano piano, a macchia di leopardo riusciremo a erudire le persone… e poi non ce ne sarà per nessuno. Grazie
Pienamente d’accordo,la storia è identità.
Cosa dire? Semplicemente che sono senza parole, questi articoli mi riportano virtualmente a vivere quello che rigo dopo rigo faccio mio con una voglia estrema di sapere, di conoscere, di vivere quei momenti, vicoli, monumenti, semplicemente vivere Napoli nella sua integrità storica.
Sono contento di aver scaturito un effetto WoW. Grazieeee
Un articolo molto esaustivo
Complimenti
Grazie tante
Articolo interessante che condivido a pieno!
Thanks!!!
Bell articolo complimenti!!
Grazieeeeee
Molto interessante e veritiero… Condivido in pieno. Complimenti per l articolo..
Grazie. Apprezzo molto le tue parole.
Articolo molto interessante complimenti
Un abbraccio e grazie!
Grazie di cuore! ❤️
Un articolo molto interessante.Concordo su tutti i punti che vengono affrontati. Spero che un giorno succederà e che la nostra Napoli verrà raccontata nelle piazze ,nei viali ….per le strade.
È un auspicio nobile e necessario. Che la memoria di Napoli torni a vivere dove è nata: tra la gente, nelle piazze e nel battito quotidiano delle nostre strade. La cultura ha bisogno di uscire dalle carte per farsi vissuto collettivo.
Articolo molto interessante
Mille grazie
Complimenti per questo articolo. Convengo che questi personaggi non appartengono alla nostra cultura e che hanno contribuito in modo losco alla caduta del Regno delle Due Sicilie.
Quella bella statua Garibaldi non ci rappresenta. Diamo spazio ai nostri figli… ai figli della nostra terra. Complimenti a tutta la redazione per l’argomento emozionalmente sentito.
Ti ringrazio di cuore. Sono felice che l’articolo abbia suscitato questa riflessione
Grazie di cuore per i complimenti, da parte mia e di tutto lo staff. Siamo felici che il lavoro svolto su GBT Magazine sia stato colto con tale entusiasmo: la nostra redazione si impegna costantemente per offrire contenuti di alto profilo e poter contare su lettori attenti e gentili come te è per noi un grande stimolo.
Eliminare i simboli sabaudi significa compiere un atto di giustizia simbolica necessario per Napoli. È il momento di rimuovere i segni di un potere percepito come oppressivo, restituendo finalmente alla città una fisionomia urbana coerente con la sua vera identità storica e culturale.
Ti ringrazio per il tuo contributo. È un tema che merita di essere approfondito con consapevolezza.
Complimenti per la penna brillante e il coraggio di questo articolo. Sostituire finalmente i simboli sabaudi con i nostri veri vessilli napoletani sarebbe un atto di giustizia verso la nostra storia millenaria.
Ti ringrazio di cuore. Il mio intento è invitare a riflettere sul valore della memoria storica e sull’identità di Napoli, affinché il dibattito su questi temi sia sempre più consapevole, rispettoso e fondato sulla conoscenza del nostro passato.
Un pezzo magistrale che colpisce nel segno. Abbiamo tollerato troppo a lungo insegne di un’epoca che ha cercato di oscurare la nostra cultura: è tempo di riappropriarci del nostro spazio pubblico.
Ti sono grato. Il confronto su questi temi è fondamentale, perché solo conoscendo il passato possiamo comprenderne davvero l’eredità nel presente.
Sei un grande amico mio un articolo interessante
Grazie 1000
Che sollievo leggere queste parole! Ho sempre pensato che fosse assurdo mantenere quei segni in città, ma non avevo mai visto nessuno sollecitare apertamente la loro rimozione. Grazie per il coraggio.
Ti ringrazio davvero. Il mio intento è aprire un confronto sereno su una parte della nostra storia che merita di essere approfondita.
Finalmente qualcuno mette in risalto ciò che è stato lasciato lì a non identificarci , condivido di cambiare ,mettere a rappresentarci la verità sulla nostra storia , bellissimo articolo ,chiaro e vero
Gentilissima. Grazie per i complimenti.
Io piazza Garibaldi la intitolerei al “ragazzo della ferrovia” Eduardo de Crescenzo 😃
Sarebbe un’interessante opzione… ahahhaahah Ma normalmente è dedicata post mortem e al nostro Eduardo, invece, auguriamo lunga vita!!!
Un articolo davvero interessante, che invita a riflettere su come monumenti e toponomastica non siano semplici elementi del paesaggio urbano, ma strumenti attraverso cui si costruisce e si tramanda l’identità collettiva.
Complimenti per l’approfondimento e per aver affrontato un tema così significativo con rigore e sensibilità.
Grazie a Lei, sono felice che abbia gradito l’articolo.
Articolo molto carino e interessante che mette a nudo una verità che ci tocca delle profondo delle origini. Viva Napoli.
Molto gentile. Sempre viva Napoli!!!!
Molto bello l articolo …in effetti molti artisti napoletani di gran spessore meriterebbero un encomio.
Spero un giorno non lontano
Articolo eccellente e necessario. È da tempo che penso esattamente queste cose, ma non mi era mai capitato di leggerle scritte così bene: grazie per aver dato voce a un sentire comune finalmente espresso con chiarezza.
Gentilissimo.
Articolo brillante. La rimozione di quei simboli non è un capriccio, ma una necessità per pulire il volto di Napoli da una dominazione estranea. Grazie per il coraggio di scrivere ciò che in tanti pensiamo.
Il coraggio non mancherà mai. Grazie per le belle parole.
Complimenti di cuore, Jenny! È sempre un piacere leggere lavori così ben documentati e capaci di far riflettere. Si percepiscono la passione e l’impegno che hai dedicato a questo studio. Ti auguro che possa ricevere l’attenzione che merita. 👏🌹
Grazie Sara, sono felice che questo appassioni e che riesco a trasmettere sensazioni belle. Grazie a te di leggermi con questo impeto.
Complimenti per l’articolo, valorizzare la nostra Napoli con personaggi napoletani di un certo spessore che hanno dato Fama successo e fatto conoscere i veri valori che Napoli ha.per me e’ un bellissimo pensiero che hai avuto che condivido pienamente, complimenti Genny👍🏼👏🏻👏🏻
Grazie Lina.
sono molto d’accordo sulle tematiche trattate e su come queste vengono esposte, complimenti a jennypranz e alla redazione per la sensibilità alla tematica
Desidero ringraziarla sentitamente per le bellissime parole, a nome mio e di tutta la redazione. È un vero piacere sapere di aver incontrato il suo apprezzamento; il nostro obiettivo è proprio quello di valorizzare l’eccellenza e le spiccate professionalità che animano GBT Magazine. La ringrazio ancora per la sua gentilezza.
Complimenti per l’articolo.
Sono a favore di questa iniziativa.
La ringrazio.
Articolo stupendo. Condivido l’idea di
Mettere personaggi di Napoli.
Grazie, gentilissimo.
Mi piace molto l’articolo,la penso anche io così!bravissimi!
Grazie mille.
Genny, non ho niente da aggiungere. Concordo su tutto. Ridateci quel che è nostro
Grazie per aver condiviso questa visione. La consapevolezza è il primo passo per riprenderci ciò che ci appartiene. Un abbraccio.