Fino ad ora ho usato la parola controllo. Dicevo: allenatore che vuole controllare il gioco, esercizio che controlla, squadra controllata. Ma sono arrivato alla determinazione che la parola controllo non mi basta più. Controllo è troppo neutro. Troppo tecnico. Non spiega il potere. Non spiega l’intenzione che c’è dietro.
La parola “GIOCRAZIA”
Sono andato alla ricerca di un vocabolo più esplicativo, più forte, che raccontasse non solo il gesto, ma l’ideologia di chi lo compie. Non avendolo trovato, mi è toccato inventarlo. “GIOCRAZIA”. Dal greco kratos: potere, governo. Giocrazia è il modello in cui l’allenatore esercita il potere sul gioco. Non è gioco-crazia con la O di mezzo, l’ho contratta apposta in “GIOCRAZIA” e così diventa più secca, più imperativa. Non è morbida, è tagliente. Si sente il controllo.
In antitesi con la Giocologia
Giocrazia é concettualmente perfetta perché si incastra in antitesi con la Giocologia. Esprime il classico l’allenatore che centralizza le decisioni, riduce la complessità, prescrive ogni soluzione, e impedisce l’emergere di soluzioni auto-organizzate. La giocrazia non allena giocatori che decidono. Allena esecutori che ubbidiscono. È la patologia del gioco. Il suo antidoto è la Giocologia.


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