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Libano Zanolari su “naufraghi.ch” scrive ironicamente di una novità entrata nel calcio italiano. Così il giornalista: “Trattenute, spintoni, placcaggi da rugby, gomiti e manate in faccia, lo sputo come marchio di fabbrica: tutto qui? No, il calcio propone una ‘new entry’: la presa per il collo in simil-strangolamento. Ma forse…Forse è il caso di darsi una regolata in opposizione (appunto!) alla deregulation della coppia Reagan-Thatcher. Questa ha liberato la bestia ‘sdoganando’ la legge della giungla nella società e nel calcio, uno dei suoi riflessi più comuni.”
Il calcio sempre più simile al rugby
Ancora Zanolari: “La ‘Gazzetta dello sport’ (un nome-una garanzia…) in un recente editoriale lo dice a chiare lettere. Nel calcio, sempre più simile al rugby e talvolta anche al calcio-rissa medioevale – dove tutto era lecito salvo l’omicidio e l’omicidio colposo (murder and negligent manslaughter) – urge una ‘SVOLTA CULTURALE’. Arbitri più coraggiosi, meno dipendenti dalle revisioni del VAR, e soprattutto urge una ‘SOGLIA DEL FALLO PIÙ ALTA’. Tradotto per i lettori che non seguono da vicino l’ineffabile palla dell’illuminato buddista Rinpoche: il ripristino della regola n. 10 del 26 ottobre 1863. In quella circostanza alla ‘Taverna dei Framassoni’ di Great Queen Street a Londra il calcio fu separato dal rugby: ‘NO PLAYER SHALL USE HIS HANDS TO PUSH OR PULL HIS ADVERSARY’: le zampe non si usano né per spingere né per tirare (la maglietta dell’avversario).”
Oggi succede esattamente il contrario: la prima cosa che fa il calciatore in lotta con l’avversario consiste nell’allungare le mani, usandole nei modi sopraccitati.
Sempre il giornalista: “La ‘Gazzetta dello sport’ dimostra in modo matematico l’ambiguità del calcio moderno nei due episodi che pochi giorni fa hanno penalizzato le squadre della sua città, l’Inter, e il Milan: il difensore Bastoni contro lo Shakthar Donezk e il portiere Maignan contro il Bournemouth hanno messo le zampe in faccia all’avversario meritandosi l’espulsione: la ‘Gazzetta’ afferma che Maignan ‘ha messo le mani in faccia ad Adams CON TROPPO VIGORE’. E qui casca l’asino con tutto il suo fardello: la ‘rosea’ si tradisce nei sui intenti di ‘SVOLTA CULTURALE’ perché le mani, secondo la regola del 1863, non si possono usare tout court, né con poco né con tanto vigore!”
Il commento di Dzemaili
Zanolari poi ricorda “il commentatore tecnico ed ex nazionale Dzemaili (RSI) ai recenti Mondiali in un commento sull’indecenza di quanto succede in area di rigore: ‘ti devi adattare anche con le braccia ma non troppo perché l’arbitro fischia il rigore’. Appunto, ed è ciò che fa schifo nel calcio moderno: perchè puoi spingere, trattenere, afferrare per il collo, “ma non troppo”. E continua: “Invece no, non si può; ma pian piano, a furia di tollerare il disprezzo delle regole del gioco (vale anche per altri aspetti della vita) ci si abitua al peggio. C’è chi dice che se si dovessero punire tutti i colpi bassi in area l’arbitro dovrebbe assegnare una decina di rigori a partita. I buoi, una volta scappati dalla porta, non rientrano facilmente. La porta andava chiusa prima…”
A rovescio, rapportato al calcio, secondo molti commentatori (ed ex arbitri come Casarin) c’è rigore e rigore, ‘delitto’ e ‘delitto’. Ai Mondiali il ‘delitto’ (il placcaggio) non è troppo grave, non va punito.
Il giornalista continua: “E dare il rosso diretto a chi afferra l’avversario per il collo, per fortuna con una sola mano, rischiando comunque uno strangolamento parziale? Lo ha fatto (l’abbiamo visto in diretta RSI) il capitano della Roma e nazionale Mancini su Mbappé del Real Madrid, che oltre ad essere un ottimo giocatore è anche forte fisicamente; Mancini lo inseguiva e lo afferrava vanamente per la maglia, lo ‘cinturava’ al fianco: alla fine ha alzato il raggio d’azione afferrando Mbappe per il collo: solo allora l’arbitro è intervenuto con il cartellino giallo. Perlomeno Mancini non ha protestato (non ne ha avuto il coraggio) contrariamente al 95% degli altri che non ammetteranno mai il fallo, nemmeno il più grossolano, nemmeno quando spingono con forza l’avversario con entrambe le mani: le alzano per dire che non le hanno usate.”
Quindi chiosa: “La disonestà, l’antisportività dei milionari del calcio è sistematica, persino grottesca nella sua mistificazione, ed è un pessimo esempio per i giovani che si avvicinano al calcio. Si direbbe che il DNA del calciatore abbia subito poche modifiche rispetto a quello descritto da Shakespeare nel ‘Re Lear’ quando insulta un traditore: ‘you vile football-player’, spregevole calciatore.”
Conclude Zanolari
