Il leader di Italia del Meridione chiede misure strutturali per fermare le rinunce dei docenti al Nord e ridurre il precariato al Sud.
Il tema della scuola attraversa una fase critica che mette in discussione la tenuta dell’intero sistema nazionale. Senza insegnanti non c’è futuro, e oggi l’Italia vive una frattura evidente: migliaia di cattedre restano scoperte al Nord, mentre sempre più docenti del Sud rinunciano al ruolo perché non riescono a sostenere il costo della vita lontano dalla propria casa. È un paradosso che, secondo il Presidente Prima Commissione – Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale, riforme, polizia locale, demanio e patrimonio della Regione Orlandino Greco, richiede un intervento politico immediato e strutturale.
Rinunce al ruolo: un’emergenza crescente
I numeri parlano chiaro: quarantasettemila posti vacanti nelle regioni settentrionali e un aumento costante delle rinunce da parte dei docenti meridionali. Molti vincitori di concorso scelgono di non accettare l’immissione in ruolo perché trasferirsi significherebbe affrontare affitti insostenibili, spese quotidiane fuori controllo e una distanza familiare difficile da gestire. Preferiscono restare nel proprio territorio, continuando a lavorare con supplenze pur di mantenere un equilibrio economico e personale.
La piaga del precariato nel Mezzogiorno
Questa dinamica produce un doppio squilibrio: il Nord resta senza insegnanti, mentre il Sud continua a vivere un precariato storico che non si riesce a smaltire. Professionisti qualificati rimangono intrappolati in una condizione di incertezza, costretti a scegliere tra stabilità lavorativa e sostenibilità economica. Per Greco, non si può accettare che un sistema costringa un docente a rinunciare al ruolo per poter vivere dignitosamente.
Le proposte di Italia del Meridione
Italia del Meridione, guidata dal Consigliere Regionale Orlandino Greco, indica una strategia fondata su quattro direttrici. La prima riguarda il ripristino di un’indennità per chi lavora fuori sede, così da compensare il divario del costo della vita nelle aree più care. La seconda punta alla creazione di un Piano Casa per la Scuola, con immobili pubblici e convitti trasformati in foresterie a canone calmierato. La terza propone agevolazioni sui trasporti, con tariffe bloccate e scontate per garantire la continuità territoriale e permettere ai docenti di rientrare periodicamente nei propri luoghi di origine. La quarta chiede una revisione dei vincoli di mobilità e lo sblocco degli organici, trasformando i posti in deroga sul sostegno al Sud in organico di diritto per ridurre il precariato locale.
Una questione di equità territoriale
La scuola non è una semplice voce di bilancio: è un investimento sul futuro del Paese. Per Greco, non si può tollerare un sistema che crea cattedre vuote da una parte e precarietà dall’altra. La crisi delle rinunce al ruolo è una questione di equità, di diritto al lavoro e di dignità. Serve una strategia nazionale capace di tenere insieme Nord e Sud, garantendo stabilità ai docenti e continuità agli studenti.
