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News italia media 04/11/2026
“Fa storia la sentenza n. 38233/2026, Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con cui è stato ribadito che nessuna tradizione culturale o convinzione religiosa può giustificare la violenza domestica e la subordinazione della donna“. Così in una nota Souad Sbai, referente nazionale dipartimento Pari Opportunità della Lega.
“La vicenda riguardava un uomo condannato per maltrattamenti nei confronti della moglie, sottoposta per anni a violenze fisiche e psicologiche, minacce, privazioni economiche e limitazioni della libertà personale, anche durante la gravidanza e alla presenza dei figli minorenni”.
“La difesa aveva invocato il contesto culturale e religioso dell’imputato per contestare l’aggravante dei futili motivi. La Cassazione ha invece respinto tale argomentazione, chiarendo che imporre alla donna limitazioni nel chiedere denaro, uscire, utilizzare il telefono, compiere scelte autonome o denunciare gli abusi costituisce una manifestazione di sopraffazione e volontà di controllo. La Corte ha quindi riconosciuto la particolare riprovevolezza di condotte violente finalizzate a comprimere diritti e libertà che appartengono pienamente alla persona”.
La pronuncia rappresenta un importante richiamo alla tutela della dignità, dell’autodeterminazione e dell’uguaglianza tra uomini e donne. La libertà femminile non è una concessione del partner, ma un diritto fondamentale di ciascun individuo. Nessuna cultura, religione o tradizione può giustificare la violenza e la sopraffazione. Finalmente la legge è uguale per tutti”.
