Fonte foto: Wikipedia
La violenta aggressione a un capotreno nella stazione di Bra riaccende il dibattito sulla sicurezza ferroviaria e sulle misure necessarie per tutelare personale e viaggiatori.
Un nuovo episodio di violenza scuote il trasporto ferroviario piemontese. Nel pomeriggio di venerdì un capotreno in servizio sulla linea Torino‑Alba è stato vittima di una aggressione mentre il convoglio era fermo alla stazione di Bra (Cuneo). L’episodio, nato da una semplice richiesta di esibire il biglietto, ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza sui treni e nelle stazioni. La frase chiave dell’accaduto – Aggressione capotreno – sintetizza un problema che pendolari e istituzioni denunciano da tempo.
La dinamica dell’episodio
Secondo le prime ricostruzioni, il capotreno avrebbe chiesto a un giovane passeggero di mostrare il titolo di viaggio. La reazione del viaggiatore è stata immediata e violenta. L’aggressione ha costretto il personale a interrompere la corsa: il treno, arrivato alle 16.30, è rimasto fermo in stazione, causando la cancellazione del servizio sia in direzione Alba sia in direzione Torino.
Il capotreno è stato accompagnato in ospedale e ha ricevuto una prognosi di dieci giorni.
La reazione dei pendolari: “Serve più sicurezza”
Le associazioni dei pendolari di Alba e Bra, insieme all’Osservatorio sulla ferrovia Torino‑Ceres e al Comis, hanno diffuso un comunicato congiunto esprimendo solidarietà al lavoratore e chiedendo interventi immediati:
- “Auguriamo pronta guarigione al capotreno e confidiamo che l’aggressore sia presto rintracciato”.
- “È un fatto grave che incide sulla sicurezza del personale e dei viaggiatori”, ha dichiarato Edoardo Zerrillo, vicepresidente del comitato pendolari di Alba.
Zerrillo ha rilanciato una proposta già avanzata in passato: la chiusura notturna della stazione di Alba, ritenuta logisticamente possibile e utile a evitare situazioni di degrado in assenza di traffico ferroviario.
Salvini: “Non è accettabile, servono più controlli”
Le immagini dell’aggressione, circolate sui social, sono state condivise anche dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che ha definito l’episodio “inaccettabile” e ha auspicato una rapida identificazione del responsabile. Il ministro ha ribadito l’impegno per aumentare la presenza delle forze dell’ordine nelle stazioni e sui treni.
Solidarietà dal mondo politico e istituzionale
Durante la consegna del nuovo treno Rock, diversi rappresentanti istituzionali hanno espresso vicinanza al personale ferroviario:
- Carlo Riva Vercellotti (Fratelli d’Italia): “Gestite situazioni difficili con professionalità rara”.
- Marco Gabusi, assessore regionale ai Trasporti, e Roberto Scheda, sindaco, hanno sottolineato la necessità di mantenere alta l’attenzione.
- Davide Gilardino, presidente della Provincia e di Anci Piemonte: “Il lavoro è un diritto, ma va tutelato”.
Scheda ha aggiunto un’osservazione che fotografa il clima sociale: “Viviamo in una società nervosa. Come amministratori dobbiamo dare risposte serie e concrete a chi lavora”.
Un problema strutturale
L’aggressione al capotreno non è un caso isolato, ma l’ennesimo episodio che riaccende il dibattito sulla sicurezza del trasporto pubblico. Pendolari e operatori chiedono interventi concreti: più controlli, stazioni presidiate, misure preventive e un sistema che tuteli chi ogni giorno garantisce il servizio.
