Giovani e violenza: quando il conflitto diventa morte
Un coltello portato da casa, un gesto improvviso e irreversibile, una vita spezzata all’interno di una scuola. La morte di Youssef Abanoub, studente diciottenne accoltellato da un compagno di istituto, riporta al centro una domanda che da tempo inquieta l’opinione pubblica: cosa sta accadendo ai giovani? Una domanda scottante che non trova risposta o, perlomeno, non ne trovo una sola. Cerchiamo quindi di affrontare in questo articolo, al di là della notizia in sé, con taglio critico, il perché di quanto è accaduto cercando di non limitarsi alla polvere in superficie, ma andando a fondo nella vicenda.
Cosa è successo a La Spezia…
Secondo quanto emerso dalle prime indagini, il delitto è maturato all’interno dell’Istituto professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia, durante l’orario scolastico. L’aggressore, Zouhair Atif, 19 anni, ha ammesso davanti al magistrato di aver colpito mortalmente il compagno. Una confessione che ha portato all’arresto con l’accusa di omicidio volontario. Per quanto assurda possa essere la prima ricostruzione dei fatti, sembra proprio portare ad un delitto avvenuto davanti a tutti e forse ampiamente prevedibile da tanti segnali premonitori.
Giovani e disagio: la fragilità che esplode
Il movente, allo stato, appare fragile e drammaticamente sproporzionato: alcune fotografie scambiate con una ragazza frequentata dal giovane assassino. Un fatto banale, innocuo, di poco valore che scatena l’inferno, che diventa miccia di una violenza estrema. È qui che il disagio dei giovani emerge in tutta la sua drammaticità: l’incapacità di elaborare il conflitto, di accettare una frustrazione, di contenere un’emozione. Con tutto il dolore e la costernazione emerge ancora una volta come si stia perdendo fra i giovani il concetto più ampio, vero e sincero di vita, del valore di essa, del valore del proprio futuro delle proprie aspirazioni.
…dal punto di vista strettamente penalistico,
Certo, dal punto di vista strettamente penalistico, ciò che balza agli occhi ancora una volta é la sproporzione tra causa e effetto che rafforza l’idea ormai tristemente nota della perdita del senso del limite fra i giovani, elemento che spesso caratterizza reati violenti commessi in contesti di forte fragilità emotiva.
Giovani e scuola: un luogo che non è più sempre sicuro
Le indagini stanno cercando di chiarire anche come sia stato possibile introdurre un coltello a scuola. Il magistrato sta valutando la contestazione dell’aggravante della premeditazione, ipotesi fondata sul fatto che l’arma sarebbe stata portata da casa. Un dettaglio non secondario: se confermato, dimostrerebbe che il gesto non è stato del tutto impulsivo. In tale senso assumono importanza le parole dello zio della vittima, che parla di coltelli già portati in classe in passato e che aprono uno scenario inquietante. Se tali circostanze venissero confermate dalle testimonianze dei compagni, potrebbero emergere profili di omissione e sottovalutazione del rischio, almeno sul piano sociale e organizzativo, se non penale. Potrebbe prendere piedi uno scenario ancora più inquietante, dove approssimazione, indifferenza e sottocultura hanno preso il sopravvento.
…il procedimento è ora nella fase più delicata
Gli atti dell’interrogatorio sono stati secretati, segno che la Procura sta valutando attentamente il quadro indiziario, anche in vista di future contestazioni aggravate. Il giovane è stato trasferito nel carcere di La Spezia, mentre la salma della vittima resta a disposizione dell’autorità giudiziaria, che valuterà l’autopsia. Tutti gli scenari sono in piedi e da considerarsi ancora possibile e degni di ogni approfondita valutazione.
Giovani e responsabilità: il silenzio di tutti
Da avvocato è impossibile non cogliere un dato ricorrente: quando i giovani arrivano a questi gesti, quasi mai mancano i segnali premonitori. Rabbia, isolamento, comportamenti devianti, allarmi spesso ignorati o minimizzati. La responsabilità penale è individuale, ma il fallimento educativo è collettivo. Bisogna quindi fare mia culpa soprattutto nel mondo degli adulti, intesi sotto ogni punto di vista in ogni contesto sociale che sia famiglia scuola o società in genere. Se tutti questi giovani vivono in condizioni emotivamente precarie con una sottovalutazione costante della parola futuro evidentemente un esame attendo approfondito va fatto sotto ogni punto di vista, un esame capace di scardinare tutte le certezze che hanno nascosto anni di approssimazione e di ricerca e rincorsa a valori negativi.
Vite senza prospettive…
Le indagini proseguono anche attraverso l’analisi dei telefoni cellulari, dei messaggi, dei rapporti tra i ragazzi. Un lavoro necessario per accertare la verità giudiziaria, ma che restituisce un’immagine amara: giovani che vivono tutto nel presente, senza capacità di proiettarsi nel futuro, senza strumenti per relativizzare un torto o una delusione. Quando manca la visione proiettata al futuro, la serenità, quanto mancano certezze economiche e culturali ogni gesto può diventare definitivo, ogni dolore può portare sopraffazione. A quel punto tutto può scoppiare, ogni valore saltare, tutto diventare possibile, anche che un’aula scolastica o comunque la scuola, possa diventare una scena del crimine.
Conclusioni…
Senza poi voler fare demagogia, è inutile chiudere gli occhi su un problema che probabilmente può essere accostato non solo ai giovani intesi generalmente ma anche, purtroppo, ad una società, oggi, come quella italiana, che non garantisce strumenti, strutture e mezzi e culturali idonei per una corretta e totale integrazione fra popoli, culture e storie diverse, ghettizzando e non unendo, mercificando e non valorizzando la vera ricchezza dell’integrazione culturale.
La giustizia farà il suo corso
Lo farà accertando responsabilità e aggravanti. Ma quando giovani muoiono per futili motivi, il problema non è solo giuridico: è culturale, educativo, sociale. Perché quando un giovane perde la vita tra i banchi di scuola, non muore solo una persona: muore un pezzo di futuro che non siamo stati capaci di proteggere. Non muore solo un ragazzo, muoiono due famiglie. Non muore solo un ragazzo muore l’essenza stessa del sistema scolastico e della società democratica, garantire una vita serena nel rispetto delle attitudini personali, culturali e non, muore lo scolo di ognuno di noi, garantirsi il futuro costruendolo giorno dopo giorno.
