Antonella Postorino rilancia una visione moderna di infrastrutture verdi per una Reggio Calabria più connessa, accessibile e sostenibile.

Reggio Calabria è stata definita per decenni “Città Giardino”. Il suo patrimonio ambientale è vasto e unico nel Mediterraneo. Il territorio comunale e metropolitano unisce mare, colline, fiumare e il sistema montano dell’Aspromonte in una continuità naturale rara nel panorama italiano.
In apertura della sua riflessione, Antonella Postorino ricorda che “Reggio Calabria possiede una ricchezza ambientale che molte città cercano di ricostruire artificialmente. Noi ce l’abbiamo già, ma non la valorizziamo abbastanza”.
Una parte consistente di questo patrimonio resta però poco fruibile. Alcune aree sono difficili da raggiungere, altre non sono mantenute in modo adeguato. Postorino osserva che “mentre altrove si investe in soluzioni artificiali, noi dovremmo partire dalla nostra natura, che è già un’infrastruttura verde straordinaria“.
Il valore strategico delle infrastrutture verdi
Le politiche europee considerano oggi il verde come una vera infrastruttura pubblica. Non solo giardini, ma sistemi capaci di migliorare il clima urbano, ridurre i rischi e generare benessere.
Reggio Calabria dispone di parchi, ville storiche, lungomari alberati e viali che svolgono funzioni ambientali essenziali. Tra i principali parchi urbani figurano il Lido Comunale, il Tempietto, Caserta, Baden Powell, Pentimele, la Mondialità, Ecolandia e Ravagnese.
La Villa Comunale Umberto I e il parterre del Lungomare restano simboli identitari della città. Importanti anche gli orti botanici e gli orti urbani di quartiere, che possono diventare strumenti di educazione ambientale e coesione sociale.
Il Parco Lineare e i lungomari di Pellaro, Gallico, Catona e Pentimele possono costituire una grande dorsale ecologica. La Pinetina di viale Zerbi rappresenta un nodo strategico di questo sistema.
I parchi archeologici della Collina degli Angeli, del Trabocchetto, di Griso Laboccetta, delle Mura Greche e della Tomba Ellenistica uniscono storia e paesaggio. Offrono un potenziale culturale e turistico ancora inespresso.
Il ruolo dei viali alberati
I viali storici e moderni, da Tremulini ad Aldo Moro, sono parte della memoria urbana. Contribuiscono alla qualità dell’aria e alla vivibilità dei quartieri.
Le colline, le aree agricole e i boschi verso l’Aspromonte svolgono funzioni cruciali. Le fiumare, come il Calopinace o il Gallico, possono diventare parchi fluviali con percorsi ciclopedonali e spazi per il tempo libero.
Persistono problemi di manutenzione, gestione frammentata, mancanza di censimenti aggiornati e scarsa integrazione tra urbanistica e ambiente. Alcune aree restano poco accessibili.
Un Piano del Verde operativo
Per Postorino, “serve un Piano del Verde che non resti sulla carta. Dobbiamo mappare, censire, programmare e soprattutto mantenere“. La mappatura digitale e il censimento delle alberature sono passaggi fondamentali. Occorre un programma stabile di manutenzione.
Le aree marginali possono diventare nuovi spazi verdi. Gli orti urbani favoriscono partecipazione, educazione e inclusione. Il verde diventa così anche un motore sociale.
La manutenzione del verde, il turismo naturalistico, la progettazione paesaggistica e l’agricoltura sostenibile generano lavoro. La figura del “Manutentore del Verde” assume un ruolo centrale nella cura degli spazi pubblici.
Manutenzione programmata e benefici diffusi
Una gestione continua riduce i costi degli interventi straordinari. Migliora la qualità urbana e rafforza la sicurezza del territorio.
Valencia e Malaga mostrano come il verde possa trasformare una città. Reggio Calabria ha le condizioni per seguire questo percorso.
Postorino conclude: “Il verde non è un ornamento. È un’infrastruttura pubblica strategica. Investire nella natura urbana significa investire nella salute, nel turismo, nell’economia e nel futuro della nostra città“.

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