Dal 18 al 22 maggio la città apre gli spazi sottratti alle mafie: un percorso civile che unisce scuole, associazioni e istituzioni nel trentennale della Legge 109/1996.

Restituire alla collettività ciò che la criminalità aveva sottratto non è solo un atto amministrativo, ma un gesto politico e culturale che ridefinisce il senso stesso di comunità. A Napoli, dal 18 al 22 maggio, questo principio prende forma concreta con “Beni Confiscati Porte Aperte”, l’iniziativa promossa dal Comune di Napoli, dalla Fondazione Pol.i.s. e da Libera in occasione del trentesimo anniversario della Legge 109/1996. Una norma che ha segnato un punto di svolta nella storia civile del Paese, trasformando i simboli del potere criminale in luoghi di partecipazione, lavoro e inclusione.
Cinque giorni in cui associazioni, cooperative e realtà del terzo settore aprono ai cittadini gli spazi rigenerati, mostrando come un bene confiscato possa diventare presidio di cultura, laboratorio sociale, opportunità per i giovani e testimonianza viva di una legalità che non resta astratta, ma si fa esperienza quotidiana.
Il via da Scampia: un bene che torna alla comunità
Il primo appuntamento è fissato per lunedì 18 maggio, dalle 9 alle 11, nel bene confiscato di Via Roma Verso Scampia n. 110. La Fondazione Città Nuova ETS accoglierà studenti e cittadini per presentare i progetti già attivi e illustrare i nuovi percorsi formativi che animeranno la struttura. Sarà un’anteprima della cerimonia di inaugurazione ufficiale prevista per il 27 maggio, ma soprattutto un momento di educazione civica rivolto alle scuole del territorio.
La presenza degli studenti non è un dettaglio, ma il cuore dell’iniziativa. Entrare in un bene confiscato significa toccare con mano la possibilità concreta di un cambiamento: vedere come un luogo segnato dall’illegalità possa diventare spazio di crescita, cultura e lavoro. È un messaggio che parla alle nuove generazioni con la forza dei fatti, più che con le parole.
Legalità che si fa quotidianità
Il recupero dei beni confiscati non rappresenta soltanto una vittoria dello Stato, ma la dimostrazione che una comunità può rigenerarsi, ricostruendo bellezza dove prima c’era l’ombra delle mafie. Ogni immobile restituito alla collettività è un tassello di un mosaico più grande: quello di una città che sceglie la legalità come pratica quotidiana, non come slogan.
“Beni Confiscati Porte Aperte” diventa così un percorso di consapevolezza collettiva, un invito a riconoscere il valore sociale ed economico di questi luoghi e a viverli come parte integrante del tessuto cittadino. Perché la legalità, per essere credibile, deve essere abitata.
