La Consigliera regionale di Fratelli d’Italia Daniela Iiriti richiama responsabilità diffuse e difende la Calabria onesta nella seduta dedicata al contrasto del caporalato.
Il tema del caporalato, dello sfruttamento del lavoro e delle condizioni dei lavoratori migranti è stato il primo punto all’ordine del giorno della decima seduta consiliare, nella Sala Fortugno di Palazzo Campanella. Un confronto articolato, che ha riportato al centro dell’attenzione una delle questioni più delicate per la Calabria. Nel corso della discussione, l’intervento della Consigliera regionale di Fratelli d’Italia, on. Daniela Iiriti, ha rappresentato uno dei momenti più significativi, per chiarezza di posizioni e fermezza istituzionale.
Una tragedia che interroga la Calabria e l’Italia
L’on.Daniela Iiriti ha aperto il suo intervento richiamando la dimensione umana della tragedia che ha scosso la regione e l’intero Paese, sottolineando come il fenomeno del caporalato non sia circoscritto alla Calabria, ma affondi le sue radici in dinamiche nazionali e storiche.
Le nostre coscienze sono già state scosse da una tragedia che è immane, una tragedia che ha segnato non solo la Calabria, ma tutta l’Italia. Il fenomeno del caporalato non è un fenomeno presente solo in Calabria: è un fenomeno che ha radici lontane.
Responsabilità diffuse e rifiuto delle semplificazioni
La Consigliera ha poi stigmatizzato con decisione alcune affermazioni emerse nel dibattito, ritenute non solo ingiuste ma anche fuorvianti rispetto alla complessità del tema.
Ritengo gravissimo ciò che è stato detto quando si afferma che qualcuno avrebbe le mani sporche di sangue. Se così fosse, allora le avremmo tutti, perché la dimensione del fenomeno è poderosa.
Ha quindi rivendicato la dignità della Calabria onesta, quella che lavora e rispetta le regole, respingendo ogni tentativo di sovrapporre la narrazione della regione alle sacche di illegalità.
È profondamente sbagliato porre sullo stesso piano la Calabria straordinaria con la Calabria del caporalato. La Calabria straordinaria è sintomatica di una politica sana e di ambienti sani che rispettano le regole.
Un impegno istituzionale che parte dall’Aula
La Iiriti ha ricordato che nessuno, in Aula, ha mai negato l’esistenza del caporalato, ribadendo anzi la necessità di un impegno istituzionale forte e continuo.
Nessuno in quest’Aula ha negato l’esistenza del caporalato. Anzi, proprio da questi banchi deve levarsi un grido forte contro il caporalato.
Ha poi delineato la linea d’azione: contrasto deciso, rifiuto di ogni forma di sfruttamento, responsabilità condivisa tra politica, organi di controllo, sindacati e stampa.
Noi contrasteremo questo fenomeno: non consentiremo che aziende senza scrupoli sfruttino il lavoro nero per ottenere guadagni. Lotteremo con tutti gli strumenti possibili affinché ciò non avvenga. Se qualcosa non ha funzionato, l’interrogativo dobbiamo porselo tutti. La responsabilità è diffusa: non possiamo pensare che ricada solo sulla politica. Ci sono gli organi di stampa, i sindacati, gli ispettorati del lavoro.
San Ferdinando, i controlli e il ruolo delle Commissioni
Ha richiamato inoltre la necessità di evitare slogan e semplificazioni, ricordando come alcuni territori restino ancora oggi luoghi di vulnerabilità e sfruttamento.
Non si risolvono problemi così gravi agitando slogan. San Ferdinando è stato – e purtroppo è ancora – un luogo di sfruttamento, e chi ha avuto ruoli istituzionali in quel territorio non può dimenticarlo.
La Consigliera ha valorizzato il lavoro della VI Commissione, definendolo un passaggio importante verso un approccio unitario e non frammentato, e ha ricordato che il fenomeno riguarda l’intero Paese.
La convocazione urgente della VI Commissione è stata un passo importante: insieme, non per compartimenti stagni, si può contrastare un fenomeno così brutale. Serve un’azione interforze, perché il mondo dell’agricoltura e dell’impresa è complesso. Il fenomeno non riguarda solo la Calabria: i fatti accaduti in Lombardia e in Puglia lo dimostrano.
Condanna dei comportamenti illegali e difesa della Calabria onesta
Ha poi chiarito che la criminalizzazione indiscriminata delle aziende non è la strada giusta, pur condannando con fermezza i comportamenti illegali.
La criminalizzazione delle aziende non è positiva: noi stigmatizziamo i comportamenti insani, non l’intero comparto.
Infine, ha richiamato l’impegno legislativo e operativo, ribadendo la necessità di non ridurre la Calabria alla narrazione del caporalato e concludendo con un appello alla collaborazione.
Non riduciamo la narrazione della Calabria alla Calabria del caporalato. La Calabria non è solo caporalato, e la Calabria finirà il caporalato. Invito l’opposizione a collaborare con serietà, senza stigmatizzazioni. Qui non si parla di bilanci: qui si parla di uomini. L’uomo non è solo braccia: è dignità, comunità, valore assoluto.
Una linea chiara: contrasto, responsabilità, dignità
L’intervento dell’on. Iiriti ha così restituito una visione complessiva del fenomeno, richiamando la necessità di un contrasto fondato su responsabilità condivise, controlli efficaci e un impegno istituzionale costante. Una linea che difende la Calabria onesta e produttiva, e che rivendica la dignità del lavoro come fondamento imprescindibile.

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