Rubrica “Castelli d’Italia e del Mondo” a Cura di Davide Zardi
Il cuore di pietra di Milano che nessuno conosce davvero
Costruito nel 1358 da Galeazzo II Visconti come Castello di Porta Giovia, distrutto nel 1447 dalla Repubblica Ambrosiana, ricostruito dal 1450 da Francesco Sforza. Milano ha sempre finto di non avere un castello. Troppo industriale, troppo moderna, troppo di fretta. Eppure eccolo lì, nel centro esatto della sua rosa dei venti, quadrato, rosso, merlato, inespugnabile. Il Castello Sforzesco è il controsenso più bello della città: una fortezza medievale che è diventata cuore civile.
Partiamo da Milano
Partiamo da qui. Non da Neuschwanstein, non dalla Loira. Partiamo da Milano perché qui il castello non è un fondale per turisti, è un sopravvissuto. È stato distrutto dal popolo, ricostruito da un condottiero, ampliato da Leonardo, usato come caserma per 400 anni, quasi raso al suolo da Napoleone. E poi, miracolosamente, restituito.
Prima puntata, prima pietra
Costruzione e Ricostruzione:
1358–1368 — Castrum Portae Jovis, Galeazzo II Visconti;
1450–1468 — Ricostruzione integrale, Francesco Sforza;
1893–1905 — Restauro filologico, Luca Beltrami.
Architetti, Stile, Proprietari
Architetti:
Filarete (Antonio Averlino), Marcaleone da Nogarolo, Bartolomeo Gadio. Leonardo da Vinci consulente militare e pittore, 1482–1499.
Stile:
Medievale lombardo innestato su Rinascimento fiorentino. Mattoni a vista, merli ghibellini a coda di rondine.
Proprietari:
Visconti, Repubblica Ambrosiana (lo rade al suolo nel 1447) Sforza, Spagnoli, Austriaci, Francesi di Napoleone, Comune di Milano dal 1890.
Se lo si guarda da Piazza Cadorna sembra una scatola rossa. Se si entra nella Corte Ducale, si capisce che è un palazzo rinascimentale mascherato da fortezza.
Piazza d’Armi, vista dalla Torre del Filarete
Non è un castello. È una città dentro la città. Un palinsesto di seicento anni di potere. La storia del Castello Sforzesco è una storia di cancellazioni. Ogni potere che arriva a Milano sente il bisogno di riscriverlo, o di abbatterlo. Tutto inizia con i Visconti. Galeazzo II vuole una rocca a ridosso di Porta Giovia, il varco nord-occidentale, per controllare la città e allo stesso tempo avere una via di fuga verso il contado. È un quadrilatero di mattoni, severo, senza fronzoli. Funziona. Per ottant’anni i Visconti ci vivono, accumulano oro, intrighi, veleni.
I milanesi esplodono
Quando l’ultimo Visconti muore senza eredi, i milanesi esplodono. È il 1447. Nasce la Aurea Repubblica Ambrosiana e la prima cosa che fa è mandare il popolo a picconare il Castello di Porta Giovia pietra per pietra. Usano i mattoni per riparare il Duomo. È damnatio memoriae medievale.
L’età dell’oro, Sforza
Entra Francesco Sforza nel 1450. Condottiero, genero dei Visconti, uomo pragmatico. Non costruisce un castello nuovo: ricostruisce quello vecchio ma lo fa diventare reggia. Chiama il Filarete da Firenze, che disegna la torre centrale alta e gentile, quasi toscana, con quel sole raggiante sforzesco in cotto. Chiama ingegneri militari lombardi per la Rocchetta, il ridotto inespugnabile dentro l’inespugnabile.
Ludovico Il Moro
Poi arriva suo figlio Ludovico, detto il Moro per la carnagione scura e per l’animo. Con lui Milano diventa capitale del Rinascimento. Bramante lavora in città, Leonardo ci vive per 17 anni. Leonardo non progetta il castello, è consulente per gli apparati difensivi, per le feste, per gli ingegni idraulici del fossato. Ma nella Corte Ducale c’è la sua mano, letteralmente: la Sala delle Asse.
La caduta degli Sforza
Caduti gli Sforza nel 1499, il castello smette di essere palazzo e torna ad essere solo arma. Gli Spagnoli lo trasformano nella cittadella militare più grande d’Europa: 12 bastioni a stella, spalti, cannoniere, caserme per tremila uomini. I milanesi non ci entrano più per 300 anni. È una città proibita al centro della città.
Napoleone
Napoleone nel 1800 lo odia come odia tutti i simboli feudali. Ordina la demolizione dei bastioni spagnoli e vuole trasformare l’area in un enorme foro — il Foro Bonaparte, progettato da Antolini. Per fortuna finiscono i soldi. Il castello si salva dimezzato, usato come caserma austriaca, poi italiana, fino al 1890.
Luca Beltrami
Arriva Luca Beltrami. Architetto, storico, visionario. In un’epoca in cui si buttava giù tutto, lui decide di ricostruirlo com’era. Ricerca i disegni del Filarete, scava nei depositi, e nel 1905 riedifica la Torre del Filarete di 70 metri, esattamente come nel 1468. È il primo restauro filologico d’Italia. Milano, per una volta, sceglie la memoria.
La Torre
La Torre del Filarete. 1905: 70 metri. Il biglietto da visita. Base quadrata in granito, orologio con il sole sforzesco, cella campanaria. Beltrami la ricostruisce, filologicamente, sui cartoni del Filarete, conservati al Castello.
Rocchetta
Cuore Militare. La fortezza nella fortezza. Accesso con ponte levatoio proprio, cortile interno, prigioni sforzesche. Qui dormiva il Duca quando temeva congiure. Residenza. Corte Ducale. L’anima rinascimentale. Porticato bramantesco, Sala delle Asse di Leonardo, Cappella Ducale. Mattoni caldi, proporzioni perfette.
Piazza d’Armi.
255m x 190m. Un vuoto enorme, voluto dagli spagnoli per manovre militari. Oggi è il respiro del castello. In estate cinema, concerti, silenzio.
Passaggi segreti
Ponticella e Ghirlanda. Il corridoio sopraelevato che collegava il Castello alle mura. La Strada Coperta della Ghirlanda: 800m di camminamento militare, visitabile solo con guida. Coda di rondine. Merli Ghibellini. Non sono decorazione. Sono il partito politico: i Visconti e gli Sforza erano ghibellini, fedeli all’Imperatore. Guelfi: merli squadrati.
La più vista: la Dama Bianca
Cortile della Rocchetta. Ore 2:14. Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro. Morta di parto a 21 anni, il 3 gennaio 1497, con il figlio in grembo. Dicono che Leonardo stesso l’abbia vegliata. Appare vestita di bianco, senza fare rumore, nel cortile della Rocchetta dove amava passeggiare. Non spaventa. Cerca. Cerca il figlio che non ha mai visto nascere. I guardiani notturni giurano di aver sentito il fruscio del suo strascico.
Avvistamenti: 47 dal 1905
Il condannato. Il Moro che piange. Sotterranei. Un tunnel segreto. Ludovico il Moro morì prigioniero in Francia, nel castello di Loches, nel 1508. Ma a Milano dicono che non se ne sia mai andato. Nelle notti di nebbia, si sente un pianto sommesso provenire dai sotterranei. È lui che…
Il tunnel di Leonardo
Esiste davvero. Per 500 anni è stata leggenda. Un passaggio segreto. Lungo 800 metri. Dal Castello alla Basilica di Santa Maria delle Grazie. Disegnato da Leonardo nel Codice Forster II. Nel febbraio 2024 il Politecnico di Milano, con georadar e scansioni LiDAR, ha confermato un vuoto antropico continuo. Largo 1,8m, a -7 metri sotto Corso Magenta. Parte dalla Ponticella, passa sotto l’ex ospedale militare. Arriva alla sagrestia delle Grazie. Leonardo lo progettò per permettere, a Ludovico, di raggiungere l’Ultima Cena senza uscire allo scoperto. È ancora chiuso per motivi di sicurezza. Ma l’ingresso originario è stato ritrovato dietro un muro del 1890.
L’oro degli Sforza nella Rocchetta
Architettura, Politecnico, Prof.ssa Francesca Biolo. Il tesoro mai trovato. L’oro degli Sforza nella Rocchetta. Nel 1499, prima di fuggire dai francesi, Ludovico fece nascondere il tesoro ducale. Si parla di 400.000 ducati d’oro, Gioielli della corona sforzesca e argenti. L’inventario sparì. Beltrami, durante il restauro, trovò un’intercapedine nella Rocchetta, con tracce di casse lignee. Ma vuota. Nel 2018 un restauro, nella Sala del Tesoro, ha rivelato un doppio fondo nel pavimento. Sotto, una camera di 3×2 metri. Allagata e sigillata da crollo spagnolo del 1521. Non è mai stata svuotata. Il Comune nega per evitare caccia al tesoro. Ma i muratori giurano di aver visto riflessi metallici nel fango.
E quasi nessuno lo sa
Archivio Civico. Faldone 1479, rilievo 2018 non pubblicato. Capolavoro nascosto. La foresta segreta di Leonardo. La Sala delle Asse era perduta. Nel 1498 Leonardo dipinse, per Ludovico, una selva intricata di rami di gelso. L’albero simbolo degli Sforza: morone, Moro. Rami che si intrecciavano sul soffitto. Come un pergolato infinito. Con radici che diventavano pietra. Poi fu imbiancata, usata come stalla, caserma, prigione. Per 400 anni. Riscoperta nel 1893 da Beltrami. Ma solo dal 2013 al 2024 è stato restaurato il vero affresco leonardesco: 16 alberi, nodi gordiani, radici che scrivono il motto sforzesco. Se ci entri, sei dentro la mente di Leonardo. Natura che diventa architettura. È l’unica sua pittura murale superstite a Milano. Oltre al Cenacolo. E quasi nessuno lo sa.
Restauro 2013-2024
Opificio Pietre Dure, apertura. Consiglio di Davide: entra alle 9:00. Vai dritto alla Pietà Rondanini, al piano terra. Avrai Michelangelo da solo. In silenzio. È un’esperienza mistica.
Curiosità
Il Castello Sforzesco ha più merli (263) che giorni in cui a Milano c’è il sole. Li hanno contati gli studenti del Politecnico nel 2022.
Leonardo ha disegnato il sistema per allagare il fossato. In 6 minuti. Usando le acque del Naviglio. Il progetto è nel Codice Atlantico, foglio 1017r.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, una bomba alleata centrò la Rocchetta. E distrusse metà della Sala delle Asse. Quello che vedi oggi, è, per il 60%, ricostruito.
A Cura di Davide Zardi

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