Clan Moccia, ecco la resa dei conti con la giustizia. Le condanne, giunte nel pomeriggio, non hanno lasciato scampo ai fratelli Moccia, in libertà per decorrenza dei termini. Siccome si trattava di un processo abbastanza importante sotto tutti i profili, partecipò anche il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. Dopo aver indossato la toga, Gratteri, in una delle tante udienze, si sedette a fianco dei due magistrati del pool inquirenti della DDA di Napoli, Ivana Fulco e Ida Teresi. Si intuì subito che il processo che vedeva alla sbarra la famiglia Moccia di Afragola, con i fratelli Angelo Moccia, Antonio Moccia, Luigi Moccia ed il cognato Filippo Iazzetta non era una cosa facile. Ma sia la Ivana Fulco che la Ida Teresi, se la sono cavata benissimo. Il pool degli avvocati dei Moccia, agguerriti sotto tutti i punti di vista, non lasciavano scampo a nulla. Alla fine però le sentenze emesse dalla VII sezione penale del Tribunale di Napoli sono arrivate. I Moccia, che da tanti anni ci provano a togliersi il vestito da camorristi da dosso, stavolta devono fare i conti con una realtà molto diversa. Nella lunga lista di reati contestati dagli inquirenti, tra gli altri, c’è l’associazione a delinquere aggravata dalle finalità mafiose e la corruzione. Pesanti le condanne nei confronti dei fratelli Moccia: Angelo Moccia 24 anni, Luigi Moccia 21 anni, Antonio Moccia 30 anni che però sono stati anche assolti da alcuni capi d’accusa. La sentenza, nell’aula 114, è giunta dopo una camera di consiglio durata quattro giorni, tenuta in una sede esterna al tribunale, la caserma Diaz.
Il processo, particolarmente travagliato, vede imputate 43 persone (all’inizio erano 44 ma durante il dibattimento si è registrato un decesso). Il processo prese inizio nell’ottobre 2022 nel tribunale di Napoli Nord, poi trasferito a Napoli per competenza, su richiesta difensori: di fatto l’istruttoria è però iniziata a giugno 2023. Il collegio difensivo dei fratelli Moccia chiese l’escussione di ben mille testi e dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di una quindicina di imputati, tra cui i Moccia, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri si presentò in aula indossando la toga e affiancandosi ai pm (Ida Teresi e Ivana Fulco). Il gesto del magistrato spinse gli avvocati alla protesta. Tra gli imputati anche Filippo Iazzetta (21 anni), Francesco Favella, (17 anni), Benito Zanfardino,- (assolto), Francesco di Sarno e Pasquale Credendino. Per le contestazioni riguardanti gli appalti Rfi, gli imprenditori Vincenzo Tucci, (assolto) Francesco Pirozzi e Ciro Ferone ( assolto), Flora Ciotola, convivente del Favella, ha rimediato 2 anni e 8 mesi; lo stesso per Rosa Aubry; Luca Chierchia 2,8 mesi; Pietro Chirico 6 anni; Gabriele Coppeta assolto; Pasquale Credentino 16 anni; Damiano Francesco, 16 anni;, Stefano Deodato 2 anni ;Francesco Di Sarno 20 anni; Angelo Esposito 6 anni e 6 mesi; Giovanni Esposito 18 anni e 6 mesi; Manlio Esposito 6 anni; Salvatore Fallico 3 anni e 3 mesi;Massimo Malinconico 16 anni; Eleonora Mangia assolta; Salvatore Maisto 2 anni; Maria Mosella 2 anni e 8 mesi; Antonio Nobile 16 anni “ i panzarottari”; Francesco Pirozzi assolto; Claudio Piscitelli 16 anni; Angelo Piscopo 17 anni; Gennaro Rubiconti 18 anni; Mario Salierno 2 anni e 8 mesi; Raffaele, Sepe 3 anni; Benito Zanfardino assolto; Vincenzo Tucci assolto, ed infine Ferdinando Vitale assolto.
Imponente il servizio di sicurezza nell’aula 114, piena all’inverosimile, coordinato dal commissariato del Palazzo di Giustizia, diretto da Carmine Scognamiglio. Presente un presidio dell’arma dei carabinieri a tutela del collegio giudicante. Disposto anche il sequestro, finalizzato alla confisca, di una lunga serie di beni.
La misura cautelare che definì le responsabilità a carico degli imputati, è formata da quasi 2mila pagine intrise di numerosi casi tra cui la gestione degli appalti in seno al mondo delle ferrovie, nello smaltimento dell’olio esausto, e tanti altri appalti come la macellazione delle carni ed il mondo delle costruzioni edilizie. Le zone di competenza non era solo la Campania: ma anche il basso Lazio e la Puglia. Insomma non sfuggiva nulla. Più di mille erano i testi chiamati dalle difese. Quando il procuratore Gratteri entrò in aula, ci fu una levata di scudi da parte degli avvocati dei Moccia che elevarono formale protesta. Nulla da fare. Nessuno si è fatto influenzare. Tutto è filato come doveva andare. Insomma, il clan Moccia, secondo questa sentenza, esiste e, fino a pochi anni fa gestiva in lungo ed in largo appalti di ogni genere. Detto questo, la famiglia Moccia, da qualche anno, sta avendo a che fare con il modo dei pentiti, i quali, stanno dando il loro contributo. Da Salvatore Scafuto detto “a carogna” a Michele Puzio detto Uccione, i Moccia devono fare i conti anche con loro. Oltre a questo, il fedelissimo del clan Francesco Favella, uomo che è cresciuto nella galassia Moccia, da molti anni non fa che scontare pene per estorsione per appartenenza al clan. Stavolta ha rimediato altri 17 anni. Una domanda e legittima: ma allo stato attuale, ad Afragola esiste ancora la presenza dei Moccia? Secondo la Dda di Napoli, si, perché nella cittadina afragolese è vietato parlare del Moccia in giro. Nessuno risponde, nessuno parla. Un silenzio omertoso, generato da volti che lacrimano all’ennesima sentenza contro una famiglia che ha contrassegnato negli anni questo territorio. Nessuno ( tranne chi combatte l’antimafia in modo vero e non sfruttandone la parola o il sistema) osa esprimersi per paura che qualcuno possa fare qualcosa. Il silenzio dunque, vale molto di più di mille parole.
