Colesterolo alto, svolta dalla terapia genica
una sola dose potrebbe sostituire anni di farmaci
Ad oggi, la gestione del colesterolo alto si basa per lo più su modifiche dello stile di vita e sull’assunzione a vita di farmaci utili a prevenire il rischio di eventi cardiovascolari gravi, come infarti e ictus. In futuro, però, potrebbe bastare una singola terapia genetica, effettuata una tantum, per ridurre in modo drastico e duraturo i livelli di colesterolo nel sangue, limitando o addirittura sostituendo anni di cure farmacologiche. La chiave di volta? L’editing genetico, una procedura capace di agire direttamente sul Dna per bloccare permanentemente l’accumulo eccessivo di colesterolo nell’organismo.
Alla base di questo nuovo approccio c’è una tecnologia denominata Crispr-Cas9, una sorta di “forbice molecolare” in grado di individuare e rimuovere specifiche sequenze del Dna, già utilizzata in alcuni trattamenti per malattie ereditarie come l’anemia falciforme. Una volta effettuato il taglio, il meccanismo naturale di riparazione cellulare può essere sfruttato per introdurre modifiche mirate nel patrimonio genetico. In questo modo è possibile correggere alterazioni oppure disattivare in modo selettivo i geni coinvolti nello sviluppo di determinate patologie. Nel caso del colesterolo alto, l’obiettivo è intervenire su geni che favoriscono l’accumulo di colesterolo cattivo nel sangue, cioè l’Ldl.
I risultati dei primi studi clinici
Gli studi più interessanti a riguardo sono due. Il primo, pubblicato a maggio 2026 sul New England Journal of Medicine, riguarda il farmaco sperimentale Verve-102. Un trattamento genico progettato per modificare il gene Pcsk9, coinvolto nella regolazione dei livelli di colesterolo Ldl.
Secondo quanto riportato dagli autori, alcune varianti particolarmente attive di Pcsk9 rendono più difficile l’eliminazione del colesterolo Ldl dal sangue, mentre versioni difettose del gene sono associate a valori più bassi. Per questo, il gene è considerato un bersaglio terapeutico di grande interesse scientifico. Lo studio di fase 1b ha coinvolto 35 persone considerate a rischio di malattia cardiovascolare precoce oppure affette da forme genetiche di ipercolesteromia.
I partecipanti hanno ricevuto diverse dosi del trattamento per valutarne la sicurezza. Non sono stati osservati effetti collaterali gravi e l’evento più frequente è stato un aumento transitorio di un enzima epatico, indicativo di una lieve sofferenza a carico del fegato. Nei soggetti trattati con la dose più elevata, una singola infusione ha determinato una riduzione del colesterolo pari al 62%.
Un secondo studio, pubblicato nel novembre 2025 sempre sul New England Journal of Medicine, prende di mira Angptl3. Si tratta di un gene che favorisce l’accumulo del colesterolo, ostacolando l’azione di enzimi coinvolti nella degradazione dei grassi. Grazie alle nuove tecnologie basate su CRISPR-Cas9, i ricercatori sono riusciti a inattivare il gene e ridurre drasticamente colesterolo Ldl e trigliceridi nel giro di sole due settimane. Alla dose più alta, la diminuzione media ha raggiunto o superato il 50%, per un lasso di tempo superiore ai due mesi.
I vantaggi della terapia genica
I vantaggi rispetto alla terapia farmacologica sono enormi. La modifica genetica ottenuta con CRISPR-Cas9 è permanente: basta intervenire una volta sul gene bersaglio, per ridurre l’impatto di un importante fattore di rischio cardiovascolare. Questa strategia potrebbe ridurre la dipendenza da terapie farmacologiche quotidiane o eliminarle del tutto, ma la strada è ancora lunga ed entrambe le terapie dovranno affrontare ulteriori fasi di sperimentazione clinica.
Gli studi di fase 2 coinvolgeranno, infatti, un numero maggiore di partecipanti e serviranno a definire meglio il profilo di efficacia e sicurezza dei trattamenti. L’applicazione clinica su larga scala richiederà inoltre verifiche di ampissimo respiro, fino a 15 anni successivi.
