“Auguri anche da parte mia.
Un grande schiaffo alla xenofobia, alla discriminazione di genere e a ogni tipo di intolleranza, qualsiasi sia esso il modo in cui si manifesti.
Come sempre sono le donne ad avere più coraggio.
Non oso immaginare se la stessa decisione ( pubblica) la assumessero due giocatori: toglierebbero loro anche la patente…”
Auguri per un gesto che va oltre una scelta personale
“Perché il gesto di Elisa e Lucia va oltre una scelta personale: è una dichiarazione di libertà in un mondo dove ancora troppe persone vengono giudicate per ciò che sono e per chi amano. È un atto che rompe un muro culturale e dimostra come lo sport, anche quando non lo ammette, sia ancora attraversato da pregiudizi profondi. E qui emerge il grande paradosso del calcio maschile, dove il mito del machismo continua a essere una presenza ingombrante. Un ambiente nel quale per decenni è stata costruita l’idea del calciatore come simbolo di una virilità obbligatoria. Duro, dominante, impermeabile alle fragilità, costretto a dimostrare continuamente la propria “mascolinità”. ( dal vocabolario ZINGARETTI) In questo contesto, una dichiarazione pubblica di amore tra due calciatori uomini probabilmente scatenerebbe ancora reazioni assurde, perché il problema non sarebbe il calcio ma il peso di una cultura che confonde ancora la forza con l’assenza di emozioni e la virilità con il rifiuto della diversità.”
Il calcio, non un luogo nel quale nascondersi
“Il calcio dovrebbe essere il luogo dove conta il talento, il sacrificio, la passione e il rispetto. Non un territorio dove qualcuno deve nascondere una parte di sé per paura del giudizio degli altri. Ancora una volta sono le donne a indicare la strada, mostrando che il coraggio non sta solo nel vincere una partita, ma anche nel difendere il diritto di vivere alla luce del sole la propria identità e il proprio amore. Che questa giornata sia quindi una vittoria non solo per Elisa e Lucia, ma per tutti coloro che credono in uno sport e in una società più liberi, più maturi e meno prigionieri dei pregiudizi.”
A cura di Raffaele Di Pasquale
