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Denise Garofalo, perchè l’altro cognome ci rifiutiamo di scriverlo, ha deciso di andare via. Ironia della sorte, scherzo drammatico del destino, la mamma aveva la stessa età quando fu vittima della ‘ndrangheta. Lea che è stata uno dei simboli della ribellione alle mafie, modello per le donne che, come lei, hanno scelto la strada della legalità. La procura di Velletri ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti. Ha anche disposto l’autopsia sul corpo della povera Denise. Secondo quanto ricostruito, la donna si è gettata domenica dal terzo piano della palazzina dove viveva ad Ariccia insieme con il compagno e il figlio.
Denise, la ricostruzione della tragedia
Sul posto sono intervenuti i carabinieri. La donna quindi è stata trasferita all’ospedale San Camillo di Roma dove è morta questa mattina a 35 anni, la stessa età della madre quando fu uccisa dal marito e da altri uomini del clan Cosco. Il pm Domenico Vicario della procura di Velletri, guidata dal procuratore Carlo Villani, ha anche disposto il sequestro del cellulare che ora verrà analizzato.
“Sono un’orgogliosa testimone di giustizia”
“Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita”. Queste le parole che Denise aveva pronunciato in aula prima di testimoniare contro Carlo Casco. Si celebrava il processo per l’omicidio della madre. Lo stesso procedimento in cui le è toccato riconoscere la donna dai pochi gioielli rimasti intatti. Il corpo di Lea Garofalo fu bruciato e distrutto dagli uomini del clan. “Il giorno della sentenza non ho gioito. Mi hanno rovinato la vita ma non riesco a odiare nessuno. Neanche mio padre. Ogni tanto provo pena per lui. Non ha capito che cosa si è perso: una famiglia, una figlia, l’amore che avrebbe potuto avere». Aggiunse l’allora ragazza.
La costernazione di Don Luigi Ciotti
“Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile”. Così Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, sulla morte di Denise, figlia di Lea Garofalo. “E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi – osserva – Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore”. “Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle ‘Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi’, ma anche ‘Grazie del tempo che abbiamo passato insieme. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno“, conclude don Ciotti.
