Un viaggio narrativo tra mito, cronaca e abissi interiori nelle dieci storie di Enrico de Po Mongelli.
(A cura di Peppe Iannicelli)
Il libro “Dieci storie terribili realmente accadute (forse)” di Enrico de Po Mongelli, Edizioni del Coccodrillo, cattura il lettore fin dalle prime righe. Una baita isolata, la vigilia di Natale, un padrone di casa enigmatico e dieci ospiti inattesi: è l’inizio di una convivenza forzata che diventa metafora di un viaggio interiore e collettivo.
Dieci rotoli, dieci confessioni, dieci abissi
Per dare senso all’insolita situazione, ciascun ospite racconta una storia terribile. Dieci rotoli che il padrone di casa ritroverà al mattino, quando gli ospiti saranno svaniti nel nulla. Storie che colpiscono allo stomaco, attraversano epoche e luoghi, e scavano nelle contraddizioni dell’animo umano.
Il riferimento letterario è evidente: il Decameron e le Mille e una notte. Finché esistono storie e chi è disposto a narrarle, non tutto è perduto. La narrazione diventa un filo di luce che attraversa gli abissi più oscuri dei comportamenti umani.
Luoghi protagonisti: dalle scogliere inglesi a Leningrado
Le dieci storie sono costruite con tecnica narrativa impeccabile. I luoghi non fanno da sfondo: diventano personaggi. Dalle brume inglesi alla Milano dell’insurrezione anti-asburgica, da Leningrado gelida al Giappone sospeso tra passato e futuro, ogni ambientazione modella l’evoluzione interiore dei protagonisti.
Oggetti quotidiani, apparentemente innocui, diventano tormenti ricorrenti: un campanello, uno specchio, una porta. Elementi banali che scarnificano l’anima dei personaggi, sgretolano ipocrisie, rivelano tradimenti, viltà, prevaricazioni. La maldicenza, arma devastante ieri e oggi, attraversa ogni rotolo.
Realtà o rappresentazione? La contemporaneità liquida
Le storie sono “realmente accadute (forse)”. L’autore sospende il lettore tra cronaca, leggenda e mito. E pone una domanda: quanto di ciò che viviamo nella nostra contemporaneità liquida è reale, e quanto è solo rappresentazione?
Il libro è pensato per un pubblico giovane, ma parla a tutti. I dieci rotoli sono un viatico per chi affronta i primi tornanti della vita e per chi ne ha già percorso molti. Una seduta di autocoscienza collettiva: vittime, carnefici, complici, tutti possono ritrovarsi nelle storie.
