El Niño senza precedenti
E’ già record di caldo nel Pacifico mesi prima del picco. Così il global warming moltiplica il suo impatto.
El Niño ha già raggiunto livelli di calore mai registrati prima, mesi prima del suo picco previsto. Secondo quanto riportato dal Guardian, gli ultimi dati hanno mostrato come la temperatura nel cuore del fenomeno, situato nell’Oceano Pacifico, sia aumentata di 3,05° C, superiore al precedente primato di 3,02 °C stabilito nel 2015 ma nella stagione autunnale, a novembre. Per misurare i valori in questione i meteorologi usano come parametro di riferimento una media mobile su 30 anni, che tiene conto anche del forte impatto che l’uomo ha avuto nell’ultimo periodo sul riscaldamento globale.
Le previsioni più attendibili parlano di un picco di +4.0 °C a novembre e dicembre, che diversi climatologi hanno già descritto con l’appellativo di ‘Godzilla-Level’ (per un aumento della temperatura delle acque interessate superiore a +0,5°C si parla di ‘El Niño’, mentre sopra il +2°C la denominazione è quella di un “very strong” El Niño o “super” El Niño). Si tratterebbe del record dell’ultimo millennio, a cui contribuiscono le alte temperature nell’atmosfera causate dal riscaldamento globale.
El Niño moltiplica l’effetto del riscaldamento globale
Per ‘El Niño’ si intende il fenomeno climatico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale. Esso ha la capacità di alterare i modelli di precipitazione e di temperatura in tutto il mondo con differenze sostanziali tra il Sud America, dove lungo le coste di Perù, Ecuador e Cile Settentrionale avvengono piogge e intense e inondazioni, e Sud-Est Asiatico per esempio, dove invece perdura una situazione di siccità prolungata con incendi boschivi e raccolti che scarseggiano.
Con El Niño la crisi climatica degli ultimi anni, causata dall’inquinamento proveniente da combustibili fossili, aumenta ulteriormente il proprio impatto sul pianeta proprio. I tristi risultati intorno al globo si vedono da tempo e ultimamente si moltiplicano: in Indonesia le condizioni calde e secche stanno già portando a un numero record di incendi e livelli altissimi di inquinamento atmosferico, mentre in India si sono intensificate le piogge monsoniche.
Da evidenziare anche la gravità delle condizioni di siccità in America Centrale e nei Caraibi, che stanno provocando diverse perdite nelle colture e un rallentamento degli scambi commerciali a causa di bassi livelli d’acqua nel canale di Panama.
Non è finita qui: Perù e Cile stanno già soffrendo acquazzoni e inondazioni intense (con accesso interrotto per Machu Picchu), nel Corno d’Africa il territorio è sempre più vulnerabile per via delle piogge mentre nel sud degli Stati Uniti il clima è destinato a peggiorare di gran lunga durante l’inverno.
Nel mese di agosto, infine, il Programma Alimentare Mondiale ha avvertito la comunità mondiale che gli impatti di El Niño potranno spingere circa 50 milioni di persone alla fame facendo di conseguenza salire i prezzi dei beni primari.
Le parole del Professore Friederike Otto dell’Imperial College di Londra riportate dal Guardian: “Questo evento è un’enorme ridistribuzione di energia nel sistema climatico ed è pericoloso perché si sta svolgendo sopra in un clima molto più caldo per via dell’uomo – ha dichiarato -. In molti luoghi del mondo vedremo estremi di calore mai sperimentati prima con tutte le loro conseguenze sulla salute, sulla sicurezza alimentare e sullo stress idrico. El Niño va e viene, ma finché continuiamo a bruciare combustibili fossili ciò avviene su una base sempre più calda, rendendo molto più difficile per le comunità affrontare le conseguenze”.
Sul tema si era espresso anche il segretario generale dell’ONU Antonio Gutierres all’inizio del mese di settembre 2026: “El Niño viene sovradimensionato davanti ai nostri occhi – aveva sottolineato -. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e il mondo si trova nella zona di pericolo di condizioni meteorologiche estreme. L’evoluzione del fenomeno ora è tra i rischi crescenti e il nostro impegno è quello di intraprendere azioni per il clima e proteggere le persone”.
