Le pop star femminili e il marketing del corpo. Dua Lipa e socie parlano di femminismo e libertà ma è solo un gioco commerciale
Cosa significa essere una pop star femminile oggi? Se osserviamo il panorama delle dive attuali – da Dua Lipa a Taylor Swift, passando per Ariana Grande e le nostre rappresentanti italiane come Elodie – emerge un ritratto in cui il fisico scolpito e un guardaroba minimalista sembrano pesare più di un talento musicale straordinario. Il successo è costruito su una miscela di hit radiofoniche, pose studiate per Instagram e outfit che paiono usciti da La filosofia del boudoir del Marchese De Sade.
Il Corpo: Messaggio, Mezzo e Contenuto
Prendiamo Dua Lipa, per esempio. La pop star anglo-kosovara ha trasceso la semplice etichetta di cantante: il suo impero si fonda su elementi visivi tanto quanto sulle sue capacità vocali. Non si parla tanto delle sue corde vocali, quanto dei suoi pantaloncini inguinali che lasciano ben poco spazio all’immaginazione. Si parla del modo in cui trasforma ogni coreografia in simulazioni di atti sessuali e pose a dir poco ammiccanti. e dei videoclip in cui il movimento dei suoi capelli e delle sue anche crea un linguaggio a sé. Il corpo, in questo contesto, diventa il vero protagonista del messaggio artistico.
Empowerment o Marketing della Nudità?
Non fraintendiamoci: celebrare il proprio corpo non ha nulla di negativo. Il problema sorge quando l’immagine diventa il pilastro esclusivo del successo artistico. La narrazione dominante suggerisce che mostrarsi mezze nude rappresenti un atto rivoluzionario, un grido di libertà contro una società patriarcale. Paradossalmente, questo stesso discorso finisce per rispecchiare esattamente ciò che il sistema patriarcale vorrebbe: donne ridotte al ruolo di oggetti di consumo visivo, confezionate in un mix di latex e glitter, pronte a conquistare milioni di schermi HD.
L’Impatto sulle Pop Star Italiane e Globali
Il fenomeno non si limita al mondo anglofono. Anche sul nostro territorio, artiste come Elodie vivono una realtà in cui la loro immagine – il corpo scolpito e i look che sembrano sfidare le leggi della fisica – pesa tanto quanto (se non di più) il valore della loro musica. Perché impegnarsi a scrivere testi profondi quando una foto in bikini può attirare dieci volte più attenzione sui social media? Questa dinamica alimenta un circolo in cui il talento diventa quasi accessorio, mentre il marketing dell’apparenza domina la scena.
Un Circolo Vizioso di Spettacolo e Like
L’ironia sta nel fatto che molte di queste artiste si presentano come icone dell’empowerment, come vere femministe, pur abbracciando standard estetici che richiamano servizi fotografici da riviste di moda. La presunta libertà di mostrarsi “per sè stesse” si trasforma in una sorta di conformismo visivo: un invito a prepararsi sempre per un servizio fotografico da copertina, dove ogni twerk e ogni scatto strategico alimenta l’algoritmo dei social. Noi, il pubblico, siamo compiacenti spettatori di questo spettacolo infinito, accontentandoci di un caleidoscopio di immagini patinate e ritornelli orecchiabili.
Alla Ricerca di un Nuovo Valore
Forse il problema non risiede nelle pop star stesse, ma nel sistema che premia esclusivamente l’immagine invece del contenuto. Dopotutto, perché Dua Lipa dovrebbe impegnarsi a scrivere un album che cambi il mondo se può guadagnare milioni mostrando il suo lato B in un vestito di paillettes? Questa realtà ci costringe a chiederci cosa rimarrà una volta che gli algoritmi di Instagram passeranno a una nuova icona: un semplice scatto patinato, un ritornello orecchiabile e l’eco di un reality show infinito? È forse tempo di pretendere di più, sia da chi ci intrattiene, sia da noi stessi, per evitare che la nostra cultura si riduca a un vuoto spettacolo vestito di lustrini.

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