Con il singolo I nomi restano, Francesca Martinelli trasforma la musica in uno strumento di memoria e riflessione, rendendo omaggio alle vittime delle mafie e a chi continua a custodirne il ricordo.

Esistono canzoni che intrattengono e altre che invitano a fermarsi per riflettere. I nomi restano, il primo singolo ufficiale da solista di Francesca Martinelli, appartiene a questa seconda categoria. Un brano che sceglie di affrontare un tema delicato e necessario: il dovere della memoria.
In un’epoca in cui le notizie scorrono velocemente e il tempo rischia di trasformare anche le ferite più profonde in semplici pagine di storia, la musica può ancora svolgere un ruolo importante. Può custodire ricordi, restituire voce a chi non può più raccontare la propria storia e mantenere viva l’attenzione su vicende che hanno segnato intere generazioni.
Con I nomi restano, Francesca Martinelli rende omaggio alle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio, ma il suo sguardo si estende a tutte le vite spezzate dalla violenza mafiosa. Il brano invita a non fermarsi ai nomi incisi nella memoria collettiva, ma a ricordare le persone, le famiglie e i sogni che si celano dietro ciascuna di quelle storie.
È una riflessione che coinvolge anche coloro che, spesso lontano dai riflettori, continuano a custodire quel ricordo ogni giorno. Perché la memoria non è soltanto un esercizio del passato, ma una responsabilità che riguarda il presente e il futuro.
Abbiamo approfondito questi temi con Francesca Martinelli in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo I nomi restano.
Buongiorno Francesca e grazie per la disponibilità. Molti artisti scelgono di debuttare con una canzone che racconta sé stessi. Lei ha scelto invece di dare voce a chi non c’è più. Perché ha sentito che “I nomi restano” dovesse essere proprio il suo primo passo da solista?
“Grazie a lei per aver ascoltato il brano e aver letto tra le righe.In realtà non ho sentito il bisogno di raccontare me stessa, ma di dare voce a chi troppo spesso viene dimenticato. Ho scritto insieme a Elio De Pasquale “I nomi restano”, con un desiderio, che quei nomi riecheggiassero in tutte le piazze, in tutte le scuole, in ogni dove. Spesso li ricordiamo come gli uomini e le donne delle scorte, ma dietro ogni nome c’erano una storia, una famiglia, dei sogni e una vita. Ho sentito che la mia voce potesse diventare uno strumento per restituire loro quella dignità individuale che il tempo e le parole troppo spesso hanno cancellato”.
In un tempo in cui l’attualità corre veloce e il rischio dell’oblio è sempre dietro l’angolo, quanto è importante per l’arte contribuire a custodire la memoria di eventi che hanno segnato la storia del nostro Paese?
“Credo che l’arte abbia una grande responsabilità: impedire che il tempo cancelli ciò che non dobbiamo dimenticare. La musica riesce ad arrivare in luoghi in cui, a volte, le parole da sole non arrivano. Può emozionare, far riflettere e accendere una domanda, soprattutto nei giovani.La memoria non deve vivere soltanto nelle commemorazioni ufficiali, ma deve entrare nelle scuole, nelle piazze e nella quotidianità. Vorrei che chi ascolta questa canzone sentisse il desiderio di conoscere quelle storie, di approfondire, di capire perché quelle persone sono morte e quali valori stavano difendendo.Perché ricordare non significa guardare indietro: significa assumersi la responsabilità del futuro”.
“I nomi restano” è un omaggio alle vittime delle mafie, ma anche a chi continua ogni giorno a custodirne la memoria. Che responsabilità avverte un’artista quando sceglie di affrontare temi così delicati attraverso la musica?
“Sento una responsabilità enorme, perché non sto raccontando personaggi di fantasia, ma vite spezzate e famiglie che hanno conosciuto un dolore indicibile.Il mio pensiero va anche a chi è sopravvissuto agli attentati e continua a convivere con un macigno nel cuore, con ferite che non sempre si vedono e che forse non si rimargineranno mai del tutto.C’è poi un aspetto del progetto a cui tengo particolarmente: ho voluto che la base musicale fosse composta senza inserire i nomi nella parte finale.
L’ho fatto intenzionalmente, perché desidero che quella musica possa essere utilizzata in tante occasioni diverse, lasciando spazio alla pronuncia dei nomi e dei cognomi delle vittime che si vogliono ricordare.Vorrei che, ogni volta che si commemorano vittime innocenti di mafia, quella musica potesse accompagnare la lettura dei loro nomi, perché non esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Ogni vita spezzata merita di essere ricordata nella propria unicità”.
Tra i passaggi più significativi del progetto c’è l’attenzione riservata agli uomini e alle donne delle scorte sopravvissuti agli attentati. Un aspetto spesso poco raccontato. Cosa le augura di lasciare nel cuore di chi ascolterà il brano per la prima volta?
“Vorrei lasciare una consapevolezza: dietro ogni nome c’è una persona, e dietro ogni persona c’è una storia che merita di essere conosciuta.Vorrei che chi ascolta non pensasse soltanto a Falcone e Borsellino, ma anche a Francesca Morvillo e a tutte le donne e gli uomini che hanno condiviso con loro il rischio, il lavoro e il sacrificio.E vorrei che rivolgesse un pensiero anche ai sopravvissuti, a chi è rimasto qui e ha dovuto trovare la forza di continuare a vivere dopo aver visto morire i propri colleghi e compagni.Non possiamo cambiare ciò che è accaduto, ma possiamo scegliere di non dimenticare. Possiamo dare a queste persone ciò che nessuno dovrebbe perdere una seconda volta: il proprio nome, la propria storia, la propria dignità”.
La sua carriera l’ha vista cantante, interprete, presentatrice e protagonista di numerosi progetti culturali. In che modo tutte queste esperienze confluiscono oggi nella Francesca Martinelli che il pubblico scopre attraverso questo debutto solista?
“La mia voce mi accompagna da quando ero giovanissima. In quasi quarant’anni di lavoro ho vissuto tante esperienze come cantante e presentatrice, ma ho sempre sentito che una voce può avere un significato più grande della semplice esibizione.Il mio impegno nei progetti culturali e sociali e il percorso di vita che porto avanti, anche vivendo accanto a servitori dello Stato, mi hanno insegnato quanto sia importante raccontare storie che lascino qualcosa nelle persone, soprattutto nei ragazzi.Con I nomi restano sento che tutte queste esperienze si incontrano. Non è soltanto il mio primo singolo da solista: è il desiderio di mettere la mia voce a disposizione di una causa in cui credo, perché se attraverso una canzone anche una sola persona scoprirà un nome che non conosceva e deciderà di ricordarlo, allora avrò raggiunto un obiettivo importante”.
Se potesse racchiudere “I nomi restano” in una sola frase da affidare ai giovani che lo ascolteranno tra dieci o vent’anni, quale sarebbe?
“Vorrei lasciare loro un messaggio semplice, ma che sento profondamente mio:«Non lasciate che il tempo cancelli i nomi di chi ha sacrificato la propria vita per il nostro futuro, pronunciateli, custoditeli, tramandateli, perché finché qualcuno continuerà a chiamarli per nome, quelle vite non saranno dimenticate».Considero I nomi restano anche una sorta di testamento morale da lasciare alle nuove generazioni che vedono nei servitori dello Stato dei nemici, vorrei far capire loro che dietro quelle divise ci sono padri, madri, figli, fratelli, vorrei lasciare loro una testimonianza fatta di memoria, responsabilità e rispetto.
Magari oggi ci sono ragazzi che quei nomi non li conoscono, che non hanno vissuto quegli anni e che non sanno chi fossero quegli uomini e quelle donne.Vorrei che la mia canzone fosse un punto di partenza per scoprirli, ed è proprio per questo che ho voluto lasciare la parte finale della base musicale libera dai nomi: perché non fosse una memoria già conclusa, ma uno spazio aperto, pronto ad accogliere altri nomi, altre storie, altre vite da ricordare.Vorrei che quella musica potesse accompagnare, oggi e negli anni a venire, la lettura dei nomi e dei cognomi di tutte le vittime innocenti della mafia, in ogni piazza, in ogni scuola, in ogni occasione in cui si sceglie di non dimenticare.
Non pretendo che la musica cambi il mondo, ma vorrei che aiutasse qualcuno a non dimenticare e che quei nomi continuassero a risuonare anche quando noi non ci saremo più.Perché I nomi restano non vuole essere soltanto una canzone da ascoltare: vuole essere una memoria da tramandare, una testimonianza da condividere e un impegno da consegnare a chi verrà dopo di noi.Grazie per avermi dato questa possibilità”.
