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“Giovedì in Corsia”: infermieri allo stremo: la crisi silenziosa della sanità italiana che pesa sulla Campania
La carenza di infermieri in Italia non è più soltanto un’emergenza sanitaria: è diventata una crisi strutturale che mette a rischio la qualità dell’assistenza e la salute stessa di chi lavora negli ospedali. Nei reparti italiani mancano decine di migliaia di professionisti e la situazione appare ancora più grave in Campania, dove gli organici insufficienti costringono migliaia di infermieri a sostenere turni massacranti, straordinari continui e ritmi sempre più disumani.
Secondo diversi report e denunce sindacali, in Campania mancherebbero circa 6mila infermieri, con conseguenze pesanti soprattutto nei pronto soccorso, nelle medicine d’urgenza e nelle strutture territoriali. Una carenza che si traduce in doppi turni, notti consecutive, rientri improvvisi e ferie spesso negate per garantire la copertura minima dei reparti.
Dietro le corsie degli ospedali, però, ci sono persone. Infermieri che spesso lavorano oltre il limite della sopportazione fisica e mentale. La stanchezza accumulata aumenta il rischio di errori, stress cronico, burnout e problemi di salute. In molti raccontano di turni modificati continuamente, riposi saltati e difficoltà persino nel programmare la propria vita privata. Anche online, numerosi operatori sanitari denunciano una realtà fatta di continui cambi di turno e carichi di lavoro ormai insostenibili.
In Campania il problema si intreccia con anni di blocco del turnover e con una sanità che fatica ancora a colmare i vuoti lasciati dai pensionamenti. I dati mostrano infatti che la regione resta tra quelle con meno infermieri per abitante rispetto alla media nazionale.
Le denunce arrivano ormai da ogni provincia. Ad Avellino il NurSind ha parlato di infermieri “allo stremo”, con personale insufficiente persino nelle strutture penitenziarie. A Caserta, invece, i sindacati denunciano ospedali che riescono ad andare avanti solo grazie a straordinari e sacrifici continui del personale sanitario.
Il rischio più grande è che questa situazione allontani ancora di più i giovani dalla professione. Sempre più infermieri scelgono infatti di trasferirsi all’estero, dove stipendi, tutele e qualità della vita risultano spesso migliori rispetto all’Italia. Nel solo 2025 migliaia di professionisti sanitari hanno lasciato il Paese in cerca di condizioni lavorative più dignitose.
Eppure gli infermieri continuano a rappresentare il cuore del sistema sanitario. Sono presenti nelle emergenze, nelle terapie intensive, nei reparti pediatrici, nelle RSA e nell’assistenza domiciliare. Ma senza nuove assunzioni, investimenti concreti e condizioni di lavoro più umane, il rischio è che la sanità pubblica continui a reggersi esclusivamente sul sacrificio personale di chi, ogni giorno, sceglie comunque di restare accanto ai pazienti.
A cura di Alessia Troise, infermiera
