Dai resti della bomba atomica spunta un materiale impossibile
La scoperta italiana 60 anni dopo il primo test nucleare
Nel deserto del New Mexico, gli scienziati hanno identificato un materiale mai osservato prima sulla Terra. La scoperta arriva da un team internazionale guidato da Luca Bindi, docente di Mineralogia all’Università degli Studi di Firenze, già noto per le ricerche sui quasicristalli naturali.
Lo studio, Extreme nonequilibrium synthesis of a Ca–Cu–Si clathrate during the Trinity nuclear test, si concentra sulla cosiddetta “trinitite”, il vetro verde formatosi nel deserto dopo il Trinity Test del 16 luglio 1945, il primo esperimento nucleare della storia, parte del Progetto Manhattan.
Il nuovo materiale nasce da uno degli eventi più drammatici del Novecento: l’inizio dell’era atomica. La ricerca apre nuove domande sul comportamento della materia in condizioni estreme. Eventi ad altissima energia come esplosioni nucleari, impatti meteoritici o fulmini possono infatti trasformarsi in veri e propri laboratori, capaci di generare forme cristalline inattese.
Analizzando minuscole gocce metalliche intrappolate nella trinitite rossa, i ricercatori hanno scoperto una struttura cristallina mai identificata prima: un clatrato composto da calcio, rame e silicio.
Che cos’è un clatrato?
I clatrati sono materiali con una struttura particolare, definita spesso “a gabbia”. Gli atomi formano infatti una sorta di reticolo tridimensionale capace di intrappolare altri atomi o molecole al proprio interno.
Si tratta di strutture di grande interesse per la ricerca scientifica perché potrebbero avere applicazioni innovative nel campo dell’energia, dei semiconduttori e dello stoccaggio di gas come l’idrogeno.
Il clatrato scoperto nei resti della bomba atomica appartiene alla categoria dei clatrati inorganici, materiali estremamente rari e difficili da ottenere. Secondo i ricercatori, le condizioni necessarie per formarlo sono così estreme da risultare quasi impossibili da riprodurre nei normali laboratori.
La trinitite: il vetro della bomba
La trinitite prende il nome dal Trinity Test ed è il materiale vetroso formatosi quando il calore dell’esplosione fuse la sabbia del deserto. La maggior parte dei frammenti è verde, ma esiste anche una rarissima variante rossa, arricchita dai metalli vaporizzati durante l’esplosione.
È proprio nella trinitite rossa che il team guidato da Luca Bindi ha individuato il nuovo clatrato. Negli ultimi anni questo materiale aveva già attirato l’attenzione dei ricercatori perché conteneva strutture cristalline anomale, tra cui un raro quasicristallo scoperto nel 2021.
Nato in un istante di temperatura estrema
Per intuire il potenziale della scoperta bisogna immaginare ciò che accadde durante il Trinity Test. L’esplosione generò temperature estreme e pressioni enormi in una frazione di secondo. La torre metallica su cui era posizionata la bomba vaporizzò insieme a cavi, strumenti e sabbia del deserto.
Nel caos di calore e materia fusa, gli atomi si organizzarono in configurazioni insolite prima di raffreddarsi rapidamente. Secondo i ricercatori, il raffreddamento improvviso avrebbe bloccato una struttura atomica che normalmente non riuscirebbe a stabilizzarsi in natura.
Gli scienziati parlano di una formazione fuori equilibrio: un materiale nato in condizioni così violente e brevi da creare qualcosa che la Terra, normalmente, non produce.
