Cinque giornate di campionato in archivio e un dato statistico che grida vendetta, fotografando alla perfezione lo stato confusionale della classe arbitrale e della tecnologia in campo: il VAR non interviene praticamente mai.
Se analizziamo l’avvio di questa stagione, lo strumento che avrebbe dovuto azzerare i dubbi e garantire la massima trasparenza è sceso in cattedra una sola volta. Esattamente un unico intervento in cinque giornate, registrato in occasione della sfida tra Cagliari e Atalanta, quando la sala video ha richiamato il direttore di gara per assegnare un calcio di rigore.
Due pesi e due misure: il confronto con il caso Juventus
Una decisione che, inevitabilmente, ha fatto saltare sulla sedia tifosi e addetti ai lavori, riaprendo d’emblée la polemica sui “due pesi e due misure”. L’episodio sanzionato in terra sarda, infatti, è la fotocopia di un altro contatto avvenuto in un match della Juventus, dove in quel caso il penalty non era stato concesso.
La giustificazione ufficiale offerta allora parlava di “distanza troppo ravvicinata” tra il tocco – di testa o di spalla – del difensore e il successivo impatto con il braccio. Eppure, davanti a una dinamica identica e spiccicata vista in Cagliari-Atalanta, il protocollo silenzioso è magicamente saltato, il VAR è intervenuto e il penalty è stato implacabilmente fischiato.
A questo punto la domanda sorge spontanea: qual è il metro di giudizio reale? L’uniformità di applicazione delle regole, sbandierata a ogni inizio stagione, si scontra ancora una volta con la discrezionalità e con la totale assenza di chiarezza. Le immagini parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni di comodo. Se la tecnologia deve essere a servizio della regolarità, non può diventare un’arma a intermittenza.
