C’è una Napoli verticale, segreta, fatta di salite improvvise e discese nel ventre del tufo. Il vecchio ascensore del Monte Echia era una di quelle invenzioni silenziose che univano cielo e mare, storia e modernità.
Collegava la zona della Nunziatella, attraversando via Parisi, fino all’ingresso della Galleria Vittoria su via Chiatamone: un tragitto breve nello spazio, ma vasto nel significato.

Monte Echia non è un semplice promontorio: è la culla primordiale di Napoli, il primo sguardo greco sul golfo. E proprio lì, dove la città nacque come visione e come approdo, l’ascensore rappresentava un’idea moderna di continuità urbana.
Rendere accessibile la bellezza, cucire l’alto e il basso, avvicinare il rigore formativo della Nunziatella al respiro marino di Chiatamone.
In questa tensione tra sogno e ingegneria sembra quasi di avvertire l’eco delle visioni di Lamont Young, l’architetto scozzese che nell’Ottocento immaginò una Napoli futura, fatta di gallerie, collegamenti arditi, città sovrapposte e integrate nel paesaggio.
L’ascensore del Monte Echia, pur nella sua dimensione concreta e funzionale, sembrava incarnare quello stesso spirito: la volontà di dialogare con la roccia senza ferirla, di entrare nella montagna per restituire alla città nuove prospettive.


Studenti in divisa, cittadini, lavoratori: tutti salivano e scendevano in quel breve tragitto che sapeva di quotidianità e di storia. Era un passaggio discreto, quasi umile, eppure profondamente simbolico. In una città fatta di scale e gradini, quell’ascensore era un atto di rispetto verso il tempo e verso le persone.
Oggi resta nella memoria come un frammento di una Napoli capace di guardare avanti senza dimenticare la propria origine greca e borbonica. Ci ricorda che le infrastrutture, quando nascono in armonia con il paesaggio e con l’anima di un luogo, diventano cultura.
Il DivulgAutore Emozionale: A Napoli anche un ascensore può essere poesia verticale: un filo teso tra la roccia antica del Monte Echia e il mare. Spero che un giorno possa essere recuperato anche solo come attrazione turistico/storica.
© Jennypranz (Gennaro Pranzile). Tutti i diritti riservati.

Articolo fantastico e ricco di fascino Complimenti per aver raccontato così bene la storia del vecchio ascensore del Monte Echia.Hai saputo trasmettere perfettamente il fascino e la storia di un luogo unico di Napoli. Una lettura davvero piacevole, ho apprezzato moltissimo la cura nella ricostruzione storica e la capacità di raccontare un luogo così suggestivo con precisione e passione
Sono felice delle Sue parole. Davvero grazie.
Ho letto l’ articolo con tanta curiosità e sempre stupita da quanta ricchezza abbiamo che non conosco…..ma grazie davvero per la continua riscoperta …..non ho mai notato questo edificio.,vicino all’università di mia figlia ,grazieeee
Grazie… sono compiaciuto. Molto gentile
Che bello scoprire posti di Napoli sconosciuti
Grazie all autore per le sue descrizioni e informazioni dettagliate
Grazie a Lei per leggermi spesso.
La domanda che sorge spontanea è: perché non riattivarlo? Ma la risposta è ormai, per me, una conquista: perché Napoli non guarda mai indietro. Banale? Certo ma è così. Il tuo articolo va di pari passo con una mia recente visita al “rudere”: è davvero ben scritto e ben descrive questa Napoli porosi, amorosa, madre e zozzosa. Complimenti, Genny
I tuoi interventi sempre inebrianti Antonio. Grazie del tuo apporto. Si disse che ci furono infiltrazioni d’acqua… ma chissà. Di certo la parte inferiore al Chiatamone ha dato il posto al lato monumentale della galleria della Vittoria. Io recupererei almeno la struttura esterna per riportarla in origine per farne un posto di ritrovo per appassionati.
Bellissimo articolo, mi e’ piaciuto tantissimo, complimenti di come lo ha commentato, piu’ leggevo più ero curiosa, nella lettura sono riuscita ad immaginare tutto quello che ha scritto , da napoletana purtroppo non ero a conoscenza di questa famosa ascensore, ma grazie a lei ho avuto il piacere, grazie a lei. Di nuovo COMPLIMENTI ☺️
Quanta bellezza raccontata in modo egregio e appassionato. Ogni articolo è poesia!