L’inchiesta sulla morte della professoressa Monica Montefalcone, di sua figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino, del neolaureato Federico Gualtieri e della guida Gianluca Benedetti alle Maldive assume nuovi contorni. Gli accertamenti della Procura e della Squadra mobile di Roma per omicidio colposo puntano a una mail interna risalente al 12 aprile 2024. L’aveva scritta la direttrice del Distav di Genova, Elisabetta Rampone, che l’aveva indirizzata a tutto il personale del dipartimento.
Inchiesta Maldive: la mail del 2024
Nel documento di cui parla Repubblica, la direttrice Rampone avvisava i docenti sulle nuove e rigidissime normative ministeriali sul lavoro subacqueo. «Cari tutti, il 20 marzo è stato pubblicato un decreto ministeriale che regolamenta in modo molto stringente le attività subacquee… dovremo adeguare tutta la nostra procedura… nel frattempo sono costretta a sospendere ogni attività subacquea. Prego tutti voi, se farete missioni in questo periodo che riguardano attività in mare, di specificare bene che la missione non prevede attività subacquea, in modo che io possa autorizzarla». All’interno della stessa comunicazione, la direttrice faceva riferimento alle trasferte nell’Oceano Indiano, sospendendo temporaneamente i permessi già concessi. Così il testo: «Nello specifico sono a conoscenza di missioni di attività subacquea alle Maldive a maggio per i seguenti colleghi… Anche se già autorizzate, tutte queste missioni sono al momento sospese».
La versione dell’Università e lo scontro con le famiglie
Fin dal giorno della tragedia, l’Università di Genova ha cercato di prendere le distanze dall’accaduto, dichiarando pubblicamente che le immersioni erano «espressamente vietate dall’Ateneo». Inoltre ha affermato che l’incidente si era consumato nel corso di un’attività svolta a titolo puramente personale. la posizione dell’Ateneo ha scatenato inevitabili polemiche. Gli studenti e lo staff del Distav, pur mantenendo l’anonimato, ricordano come quelle spedizioni venissero amichevolmente ribattezzate da tutti come le “crociere del Distav”, nonostante l’organizzazione tecnica fosse affidata a un’agenzia privata. Dello stesso parere sono anche i legali di Carlo Sommacal, marito della professoressa Montefalcone e padre di Giorgia. Gli avvocati Giuseppe Pugliese e Alessandro Albert hanno rigettato la linea difensiva dell’Università, dichiarando che «l’Ateneo sapeva benissimo ciò che si faceva in quelle missioni». Secondo i legali, infatti, «queste missioni hanno ricorrenza annuale se non semestrale, e l’Università è del tutto consapevole di quello che viene fatto».
Le indagini proseguono
La Procura di Roma vuole andare fino in fondo per chiarire eventuali omissioni o mancate sorveglianze da parte dei vertici universitari. Nel decreto che ha disposto il sequestro dei computer e delle attrezzature subacquee appartenute alle cinque vittime, i magistrati hanno specificato la necessità di accertare «il rispetto della disciplina della tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro considerando il rapporto di impiego di Montefalcone e Oddenino». La difesa dell’Ateneo si basa su quella mail di stop inviata due anni fa. Gli investigatori vogliono capire se i divieti fossero effettivi o se vi fosse una tolleranza informale verso le immersioni profonde. Un dettaglio non banale, considerando il compito della stessa Montefalcone, come confermato dalla direttrice il giorno del dramma. La docente stava collaborando attivamente alla stesura delle nuove linee guida d’Ateneo per le attività subacquee, che purtroppo non sono mai state portate a termine.
