Incompiuta urbana e criticità strutturali: la riflessione dell’architetto Antonella Postorino sul quartiere universitario di Tre Mulini












La riflessione dell’architetto Antonella Postorino sul Quartiere Universitario di Tre Mulini è, prima di tutto, un atto di verità. Un esercizio di sguardo urbano che non si limita alla denuncia, ma ricostruisce con precisione tecnica e responsabilità civica le ragioni di un’incompiuta che da trent’anni condiziona mobilità, vivibilità e sicurezza di un’area strategica della città.
Un quartiere nato con una visione e abbandonato nella realtà
Tre Mulini avrebbe dovuto essere il cuore pulsante della Reggio universitaria: un quartiere integrato, connesso a viale Amendola, capace di sostenere i flussi generati dalla Facoltà di Architettura e di diventare un polo di vita studentesca e residenziale. Quella visione, però, è rimasta sospesa. Le infrastrutture previste non sono mai state completate, la rete viaria è rimasta fragile, gli accessi insufficienti, i collegamenti frammentati. Una condizione che negli anni ha trasformato un progetto urbano in un territorio isolato, costretto a convivere con criticità ormai strutturali.
La strada mai realizzata: simbolo di un immobilismo amministrativo
Il nodo centrale è il mancato prolungamento di via dei Tre Mulini, un’infrastruttura progettata, finanziata e tecnicamente definita, ma mai realizzata. Una strada che oggi si interrompe bruscamente, lasciando spazio a un’area marginale, degradata, priva di funzione. Un vuoto urbano che non è solo un problema di mobilità, ma il segno evidente di dodici anni di inerzia amministrativa.
Proprio in quel tratto si concentrano le criticità più gravi: edifici ridotti a ruderi, occupazioni abusive, condizioni igienico‑sanitarie precarie, accumuli di rifiuti. Una situazione che incide sulla sicurezza percepita e reale, e che stride con la presenza, a pochi metri, di un polo universitario dedicato alla formazione di architetti e professionisti della città del futuro.
Una contraddizione che racconta il divario tra programmazione e realtà
Il Piano Urbano della Mobilità del 2011 aveva già segnalato l’inadeguatezza della viabilità del quartiere. Anche in quel caso, però, le indicazioni sono rimaste sulla carta. Tre Mulini è diventato così il paradigma di un problema più ampio: la distanza tra ciò che la città progetta e ciò che la città realizza.
La visione di rilancio: dalla cittadella universitaria al recupero delle incompiute
In questo scenario si inserisce la strategia del candidato sindaco Francesco Cannizzaro, che ha già avviato interventi concreti per la costruzione della Cittadella Universitaria del Mediterraneo, grazie all’emendamento alla Legge di Bilancio sull’ex Convento dei Padri Monfortani e ai finanziamenti destinati al nuovo campus.
Una visione che punta a un’università moderna, internazionale, dotata di residenze, servizi, spazi verdi, biblioteche e impianti sportivi. Ma una cittadella universitaria non può convivere con un quartiere incompiuto. Per questo, sottolinea l’architetto Postorino, il completamento di via dei Tre Mulini deve diventare una priorità assoluta.
Restituire dignità a Tre Mulini
Restituire centralità a questo quartiere significa restituire dignità a un luogo che dovrebbe rappresentare cultura, innovazione, qualità urbana. Significa intervenire sulle criticità sociali, riqualificare gli spazi degradati, ripristinare sicurezza e decoro, completare le infrastrutture previste e mai realizzate.
In questo percorso, il ruolo delle Circoscrizioni sarà decisivo: strumenti di prossimità capaci di rilevare i problemi, dialogare con i residenti, trasferire alle istituzioni le esigenze reali del territorio.
Tre Mulini non è solo un quartiere. È la misura di quanto una città sia capace — o incapace — di portare a compimento la propria visione. E oggi, più che mai, Reggio Calabria ha bisogno di chi sappia trasformare le incompiute urbane in opportunità di rinascita.
