Intralci di drammaturgia porta in scena a Castrovillari Polemos – Lessico di guerra, il monologo di Giovanni Cukon che affronta senza filtri il tema del conflitto e della responsabilità.
“Intralci di drammaturgia” continua a crescere, a farsi spazio, a trasformare il teatro in un dispositivo civile capace di attraversare luoghi, biografie, istituzioni. Dopo il doppio sold out di Miseria e nobiltà al Teatro Sybaris, il progetto sostenuto dalla Regione Calabria nell’ambito del Piano Azione Coesione (PAC) compie un passo ulteriore, forse il più denso di significato: il 5 maggio 2026, presso la Casa Circondariale Rosetta Sisca di Castrovillari, va in scena Polemos – Lessico di guerra, spettacolo di e con Giovanni Cukon.
Un monologo che non consola
Polemos – Lessico di guerra è un attraversamento senza sconti. Un racconto che nasce da un’esperienza vissuta sulla pelle, che non cerca attenuanti né indulgenze. Dalla guerra dei Balcani agli scenari mediorientali, il monologo segue la traiettoria di un uomo che da bambino subisce la violenza del conflitto, da adulto la sceglie, e infine ne porta il peso. È un viaggio dentro la responsabilità, la perdita, il limite. Non denuncia soltanto la guerra: la espone. Non invoca la pace come concetto astratto: affronta quel “terribile amore per la guerra” che attraversa epoche e generazioni.
La drammaturgia, essenziale e tagliente, costruisce un dispositivo immersivo che non concede vie di fuga. Lo spettatore è chiamato a guardare, a restare, a non distogliere lo sguardo. È un teatro che non consola, ma che restituisce complessità.
Il valore di un ritorno
La scelta del direttore Giuseppe Carrà e dell’area trattamentale della Casa Circondariale Rosetta Sisca di ospitare lo spettacolo all’interno dell’istituto penitenziario è una scelta che parla. Giovanni Cukon, autore e interprete, ha svolto proprio a Castrovillari il suo percorso riabilitativo. Il suo avvicinamento al teatro nasce dal laboratorio condotto negli anni da Aprustum, un luogo in cui alcuni detenuti hanno scoperto una passione capace di trasformare il modo di guardare sé stessi e il mondo.
Cukon è uno degli esempi più evidenti di un percorso che funziona: una volta scontata la pena, ha continuato a fare teatro, a studiarlo, a viverlo. Da quella storia personale è nato Polemos. Portarlo in scena dentro il carcere significa chiudere un cerchio e, allo stesso tempo, aprirne un altro. Significa riportare un’esperienza artistica e umana nel luogo in cui è germogliata. Significa restituire, condividere, rimettere in circolo senso e responsabilità.
Il teatro come spazio di possibilità
“Intralci di drammaturgia” conferma così la sua natura: un progetto che non si limita alla produzione di spettacoli, ma che costruisce processi. Processi culturali, educativi, sociali. Il teatro diventa strumento di relazione, di consapevolezza, di attraversamento. Diventa un modo per interrogare il presente e per restituire dignità alle storie che lo abitano.
La messinscena del 5 maggio non è soltanto un appuntamento teatrale. È un gesto politico nel senso più alto del termine: un atto che riguarda la comunità, che interroga il senso della pena, che mette al centro la possibilità di trasformazione.
La creazione di Polemos – Lessico di guerra porta con sé un impianto artistico definito e rigoroso: lo spettacolo è di e con Giovanni Cukon, che ne incarna la materia viva e autobiografica; la drammaturgia è firmata da Rosa Maria Cappelli, Francesco Gallo e Maria Francesca Piragine, un lavoro a più voci che ha saputo trasformare un’esperienza individuale in un dispositivo scenico essenziale e universale; il foto concept e l’immagine di locandina sono curati da Paolo Siccardi, che restituisce visivamente la densità del tema; la regia è affidata a Casimiro Gatto, capace di costruire un ambiente scenico asciutto, frontale, in cui la parola e il corpo dell’attore diventano l’unico campo di battaglia possibile.
