L’Europa alza gli standard di civiltà: nuove regole per la tutela di cani e gatti
A Strasburgo è arrivato un voto che segna un cambio di passo nella tutela di cani e gatti e, più in generale, nel modo in cui l’Unione Europea riconosce il valore della vita animale. L’europarlamentare calabrese Giusi Princi ha commentato il risultato definendolo una conquista attesa da anni, un intervento che finalmente mette ordine in un settore dove abusi, crudeltà e commercio illegale hanno prosperato troppo a lungo.
Princi ha parlato di una “battaglia di civiltà”, ricordando come il Parlamento europeo abbia scelto di intervenire con norme chiare e vincolanti. «Siamo intervenuti per proteggere cani e gatti da abusi, crudeltà e da un mercato che troppo spesso li tratta come merce», ha affermato, sottolineando la portata culturale prima ancora che normativa del provvedimento.
Microchip, tracciabilità e banche dati interoperabili
Il cuore della riforma riguarda l’identificazione e la tracciabilità degli animali. «Microchip obbligatorio, registrazione e tracciabilità degli animali: è una misura concreta contro l’abbandono», ha spiegato Princi, evidenziando come il nuovo sistema renda più difficile la vendita di cuccioli troppo piccoli o privi di controlli, spesso attraverso canali anonimi e illegali.
Un passaggio decisivo è l’interoperabilità delle banche dati nazionali. «Chi sposta illegalmente animali da un Paese all’altro troverà banche dati europee finalmente collegate tra loro, capaci di ricostruire la provenienza di ogni cucciolo», ha dichiarato l’europarlamentare, rimarcando come la cooperazione tra Stati membri sia l’unico strumento efficace contro il traffico transfrontaliero.
Standard minimi per allevamenti, venditori e rifugi
La riforma introduce anche criteri uniformi per allevatori, venditori e strutture di accoglienza. Princi ha ricordato che in molte realtà europee esisteva «una soglia di indegnità che veniva chiamata normalità», fatta di gabbie inadatte, spazi insufficienti e animali trattati come stock di magazzino. «Quella normalità, da oggi, è illegale», ha affermato, indicando nella definizione di standard minimi un passo essenziale per garantire dignità e benessere.
Un patto di responsabilità tra chi accoglie e chi alleva
Alla base del nuovo impianto normativo c’è un principio che Princi ha definito “necessario” e non più rinviabile. «Un animale non si acquista come si acquista un oggetto e non si abbandona come si abbandona una cosa che non serve più», ha detto, ricordando che accogliere un cane o un gatto significa assumere un impegno, mentre chi alleva o vende è tenuto a rispettarne la vita in ogni fase.
«Oggi l’Europa ha riconosciuto tutto questo, dalla parte degli animali e dalla parte di chi li ama davvero», ha concluso l’europarlamentare, rivendicando un risultato che rafforza la tutela di cani e gatti e contribuisce a costruire un’Europa più giusta, più consapevole e più attenta al valore della cura.
